Ci sono tre soggetti, ovvero Giuseppe Conte, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, un oggetto, il Mes, e un contorno, cioè l’Unione europea. L’intera vicenda ruota attorno alla riforma del Meccanismo europeo di stabilità avallata da Conte senza riferire alcunché al Parlamento. Il premier, attaccato da Salvini e accusato di svendere l’Italia a Germania e Francia, ha provato a uscire dall’angolo citando a sua volta il leader leghista. In poche parole, l’avvocato del popolo si è difeso obiettando che attorno ai tavoli sul Mes gravitava anche Salvini, lo stesso che adesso sembra cadere dalle nuvole. Il segretario del Carroccio ha schivato il destro ribattendo che la Lega ha sempre espresso “netta contrarietà” a quel tipo di modifica. Poi nella ressa si è inserito anche Di Maio, che ha sottolineato come non vi siano stati battibecchi né tra lui e il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, né tra lui e Conte: “Non vedo nessun rischio di scontro con il presidente del Consiglio e nessun rischio di scontro nel governo”. In mezzo c’è il Mes, vero pomo della discordia che potrebbe contribuire ad allontanare l’Italia dall’Europa.

La mossa di Conte

Dietro la vicenda principale sopra descritta si nasconde un retroscena, lo stesso descritto nei minimi termini all’Huffington Post da Claudio Borghi, deputato per la Lega Nord nonché presidente della commissione Bilancio della Camera: “Il premier ci ha supplicato di modificare la risoluzione parlamentare che avevamo preparato. Disse che era troppo dura e che impediva, per come era stata scritta, la possibilità di negoziare all’Eurosummit condizioni non penalizzanti per l’Italia”. Quanto dichiarato da Borghi è riferito al periodo compreso tra lo scorso giugno e luglio, proprio quando il governo gialloverde si trovava nel bel mezzo delle trattative con la Commissione Europea per evitare la procedura d’infrazione, alle prese con le nomine Ue e in balia della citata riforma del Fondo salvastati. Secondo la Lega, Conte sapeva quale sarebbe stata la posizione del Carroccio su quest’ultimo punto. Il testo di riforma doveva essere dunque bocciato con l’intesa del Movimento 5 Stelle in una risoluzione alla vigilia dell’Eurosummit dello scorso 21 giugno. Così non è andata, perché il premier avrebbe disatteso il piano violando l’indirizzo parlamentare, nonostante lo stesso Conte aveva chiesto prima di ammorbidire la risoluzione.

La rivelazione di Borghi

La riforma del Mes è emersa per la prima volta, nero su bianco, lo scorso 13 giugno, nel corso di una riunione molto importante per l’allora governo gialloverde. Tra le varie questioni anche la modifica del Fondo salvastati. Borghi disse che Salvini aveva avvisato Conte: “Approvala e sei fuori”. Passano pochi giorni e scoppia una disputa in Aula tra i gruppi parlamentari e la presidenza del Consiglio sul testo della risoluzione da presentare. Borghi aggiunge altri particolari: “Il premier ci supplicò di addolcire il testo, disse che così com’era gli impediva di negoziare. Per questo ci chiese di modificarla, inserendo peraltro quel passaggio sull’approccio a pacchetto”. Il testo originario della risoluzione era più vincolante rispetto alla versione definitiva approvata dal Parlamento. Passano le settimane e la nebbia non si dirada. Nessuno sa cosa fare con la riforma del Mes e l’esperienza del governo gialloverde si avvia verso la sua conclusione. Il resto è storia recente.

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