Donald Trump e gli Usa non vogliono perdere l’Italia e il suo ruolo di storico alleato di Washington per le problematiche legate alla pandemia di coronavirus e alla conseguente crisi politca ed economica, in cui l’Occidente rischia di andare in frantumi di fronte agli screzi tra Unione Europea e Usa e alle divergenze sui rapporti con la Cina.

In una prima fase dell’avanzata della pandemia Washington ha dovuto subire, colpo dopo colpo, l’avanzata strategia della “diplomazia sanitaria” di Pechino, importante elemento di soft power, diretta verso i Paesi europei, Italia inclusa. Da metà aprile in avanti Trump e Mike Pompeo hanno guidato una controffensiva fondata principalmente sull’offerta di garanzie e aiuti economici.

A metà aprile la Casa Bianca ha siglato un memorandum ad hoc  per mobilitare verso un coordinato e attivo sostegno all’Italia le istituzioni e gli stakeholder interessati al Belpaese: dal personale militare stanziato sul nostro territorio fino alle istituzioni a stelle e strisce, dal mondo dell’industria privata alle organizzazioni caritatevoli.

Ad aprile, in occasione della messa in campo del memorandum, si faceva notare che “Trump ha dato ulteriore sostanza a questo processo di convergenza e di sostegno degli Stati Uniti con l’Italia puntando con il suo memorandum a estendere l’azione a 360 gradi e a includere sia il necessario coordinamento tra attori pubblici e privati (una mossa “cinese”) che l’estensione degli aiuti al vitale comparto del business, su cui Washington può giocarsi le carte più importanti nella contesa politica del coronavirus”. Mobilitare i legami estesi tra i sistemi economici dei due Paesi è la carta su cui gli Usa puntano con maggiore insistenza.

A due mesi dalla firma del memorandum di Trump è lecito chiedersi che avanzamenti ci siano stati sul fronte dell’assistenza Usa e del rafforzamento dell’asse economico Roma-Washington. La prima, più compiuta manifestazione di un rinnovato interesse statunitense verso l’Italia è stata dimostrata da due colossi della finanza, Goldman Sachs e BlackRock, a partire dallo stesso mese di aprile. Due dei player maggiori della finanza mondiale, infatti, hanno esplicitamente consigliato i Btp di Romacontribuendo assieme al sostegno della Bce e alla mobilitazione del risparmio privato al boom di domanda di titoli di Stato che ha restituito fiducia nel sistema-Paese. Da non sottovalutare, inoltre, una lunga serie di donazioni al Paese, specie in campo sanitario e medico, da parte di numerose grandi compagnie a stelle e strisce, da Lily a Amazon, elencate esaustivamente da Formiche.

Sul fronte della cooperazione strategica, l’8 giugno scorso il nostro ambasciatore a Washington Armando Varricchio e il presidente della Eximbank statunitense Kimberly A. Reed hanno discusso approfonditamente sulle potenziali conseguenze di una recessione globale che appare già dura e gravida di conseguenze negative tanto per gli Stati Uniti, in cui i disoccupati aumentano a decine di milioni di persone, quanto per l’Italia. La press release sui contenuti del colloquio, sottolinea StartMag, “segnala come si sia inoltre discusso anche delle opportunità di collaborazione tra la Eximbank e la nostra Sace, dell’importanza del fattore sicurezza nell’ambito delle catene di approvvigionamento internazionale, così come degli impegni a beneficio delle Pmi in entrambi i paesi”.

L’alleanza di Eximbank con Sace garantirebbe uno scudo importante alla nostra capacità di garantire l’export verso un mercato di sbocco decisivo quale quello statunitense. Il discorso sulle catene logistiche apre una questione fondamentale per la futura governance economica globale, dato che presta il fianco alla discussione a tutto campo sul legame tra Europa e Cina, in cui il tema della supply chain risulta determinante. Dirottare parte del commercio bilaterale italo-cinese verso Oltre Atlantico rappresenterebbe per gli Usa un obiettivo strategico che consentirebbe di vincere strategicamente una partita persa tatticamente sul campo della risposta sanitaria. Parliamo di mosse in via di definizione, ma qualcosa si è messo in movimento: il gigante economico americano prova a svegliarsi dal torpore e a non lasciar andare l’Italia. Se la recessione sarà assorbita in tempi brevi dagli States, l’obiettivo di medio periodo non sarebbe impossibile da realizzare: ma la fase d’emergenza attuale invita a stare continuamente vigili.