Le relazioni bilaterali tra Cina e Qatar sono estese e solide, spazianti dall’energia al commercio, e hanno ricevuto un fortissimo impulso nella giornata del 22 marzo, quando Sinopec e Qatar Petroleum hanno raggiunto un accordo in materia di approvvigionamento energetico di durata decennale.
L’accordo
I vertici di Sinopec (China Petroleum & Chemical Corporation) e Qatar Petroleum hanno firmato un accordo di approvvigionamento decennale nel corso di una video-conferenza che ha avuto luogo il 22 marzo. Il contenuto, che ha dello storico, prevede che Qatar Petroleum venda a Sinopec due milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto all’anno per una durata di dieci anni, ergo un totale di venti tonnellate nell’arco di una decade.
L’approvvigionamento, consistente, costante e spalmato nel lungo termine, aiuterà Pechino a soddisfare due obiettivi in simultanea: sicurezza energetica e diversificazione dei rifornitori. L’uno complementa e rafforza l’altro, perché la Cina abbisogna di grandi (e fisse) quantità di gas per ridurre quel senso di insicurezza dovuto alla consapevolezza che dipendenza da importazioni energetiche significa vulnerabilità alla volubilità e alla volatilità del mercato internazionale,
Il documento, inoltre, è stato pensato per fungere da modello di riferimento per ulteriori accordi nel prossimo futuro. Le parti, invero, secondo quanto dichiarato da Saad Sherida Al-Kaabi, titolare del Ministero degli affari energetici del Qatar, anelano “allo stabilimento di una relazione cooperativa, fruttuosa e di lungo termine, tra Qatar Petroleum e Sinopec”.
Non è la prima volta, comunque, che i due giganti energetici siglano accordi di approvvigionamento aventi come orizzonte temporale il lungo periodo. Nel novembre 2019, ad esempio, le parti avevano raggiunto un’intesa della stessa durata ma di portata ridotta: 800mila tonnellate di gas di petroli liquefatti (GPL) all’anno per dieci anni.
L’asse del gas tra Doha e Pechino
La Cina è tra i più grandi consumatori (ed importatori) di gas naturale del globo e il piccolo Qatar è stato benedetto da Gaia e Demetra, essendo terzo al mondo in termini di giacimenti accertati (dietro Russia e Iran): approssimativamente 24 miliardi e 500 milioni di metri cubi, ovverosia il 14% delle riserve planetarie.
Terzo produttore mondiale di gas naturale e primo esportatore mondiale di gas naturale liquefatto, il Qatar deve una parte significativa della propria fortuna a questa preziosa risorsa contenuta nel sottosuolo, una parte significativa della quale viene annualmente inviata in Cina. Dal 2009 ad oggi, infatti, Doha ha inondato il mercato cinese con oltre 62 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto, figurando stabilmente nella classifica dei primi cinque rifornitori di Pechino. Scritto e spiegato altrimenti, un quarto di tutto il gas naturale liquefatto che la Cina ha consumato negli ultimi dodici anni era di provenienza qatariota: una cifra immane.
La sicurezza energetica cinese, in sintesi, dipende tanto dai legami con la Russia – recentemente consolidati con l’entrata in funzione del maxi-gasdotto Forza della Siberia – quanto da quelli con il piccolo ma pivotale Qatar, il cui prodotto viene offerto a prezzi modici ed è, per di più, facilmente e velocemente trasportabile in ragione delle rotte commerciali transoceaniche che collegano penisola arabica e Regno di mezzo.
Quelle rotte, che sono state potenziate negli anni della guerra economica tra Doha e il blocco a guida saudita, partono dal porto di Hamad e raggiungono Pechino traversando l’oceano Indiano e, oltre ad essere utili per il trasporto del gas, stanno osservando un aumento significativo del traffico merci generale per via del loro inquadramento all’interno della Nuova via della seta.
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