Gestire i soldi dei rispettivi utenti, proprio come fanno le banche. È questo il prossimo traguardo che Facebook e Google vogliono raggiungere il più in fretta possibile, tra i legittimi timori dei governi di mezzo mondo per l’utilizzo che queste aziende private faranno dei dati personali accumulati nel corso degli anni. Già, perché i cosiddetti giganti del web ormai sanno tutto di noi: colpa della dipendenza dai social network, della comodità di fare acquisti online, di registrasi su portali e altre diavolerie simili. Ognuna delle azioni citate può sembrare all’apparenza innocua, eppure, con un semplice clic, gli utenti trasferiscono valanghe di dati più o meno sensibili a entità che adesso vogliono diventare sovranazionali. In prima fila troviamo Facebook e Google, ma alle loro spalle la folla preme con i vari Amazon, Uber e Apple.

Il piano di Facebook

Il discorso è semplice. I giganti del web, sazi di dati, sono pronti a chiedere agli utenti anche la gestione dei loro denari. Google, ad esempio, ha annunciato di essere al lavoro per ottenere una licenza bancaria, mentre Facebook è pronto a lanciare il proprio servizio di pagamenti digitali. Di che cosa si tratta? Partiamo con Facebook Pay. Il social network consentirà ai suoi oltre 2 miliardi di iscritti di avere un portafogli digitale, con il quale poter inviare denaro ai contatti presenti su Messenger, fare donazioni, comprare biglietti di eventi, acquistare oggetti presenti su Marketplace e servizi attivi sullo stesso social. Basterà scaricare una apposita applicazione, cioè Facebook Pay, registrarsi e inserire il metodo di pagamento preferito scegliendo tra una carta di credito Mastercard, Visa o anche un conto PayPal. L’iniziativa di Facebook è ambiziosa ed è collegata a doppia mandata con il piano di riorganizzazione messo in atto dall’azienda, che tra l’altro ha appena modificato il logo. Mark Zuckerberg vuole creare un universo formato da tutti i suoi social network – da Facebook a Instagram passando per l’applicazione di messaggiastica istantanea Whatsapp – al fine di massimizzare ulteriormente la raccolta dati e gli introiti pubblicitari. Facebook ha comunque rimarcato che Pay sarà separato da Libra, cioè la moneta virtuale che lo stesso Zuckerberg è pronto a lanciare nei prossimi anni.

Da Google a Uber

Oltre a Facebook anche Google è pronto a mettere in atto la sua strategia. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il noto motore di ricerca è pronto a introdurre Google Cache, un’iniziativa che consentirà all’azienda di offrire conti correnti bancari integrati con gli account dei suoi utenti e gestiti da un istituto di credito della Stanford University e dalla multinazionale Citigroup. nel corso del 2020. Amazon è in contatto con J.P. Morgan e Capital One per creare un servizio simile a quello di Google, mentre Apple ha già lanciato la sua carta di credito, Apple Card, un progetto nato grazie alla partnership dell’azienda di Cupertino con MasterCard e Goldman Sachs. Uber ha invece annunciato l’uscita di Uber Money per il prossimo ottobre: un portafogli digitale per gli autisti.

Rischi e pericoli

A poco sono bastate le rassicurazioni dei giganti del web, perché Stati Uniti ed Europa, così come istituti bancari e authorities, hanno storto la bocca di fronte all’idea che un’azienda privata, in possesso di ingenti quantità di dati personali, possa gestire una moneta digitale alternativa a quelle tradizionali. In mezzo all’indifferenza generale, i colossi come Facebook e Google hanno raccolto informazioni su informazioni, attirando centinaia e centinaia di milioni di utenti in cambio di un servizio apparentemente gratuito. Ora che la banca dati è piena a sufficienza, il loro prossimo passo è chiedere la gestione dei soldi dei rispettivi utenti. A quel punto scatterà l’ultima fase del piano: introdurre sul mercato la propria criptovaluta in alternativa alle monete tradizionali. E così, in un futuro non troppo lontano, alcune aziende private potrebbero presto assumere gli stessi compiti che spetterebbero a uno Stato.