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L’ambasciata americana di Tunisi, in collaborazione con la camera di commercio degli Stati Uniti, ha indetto per la giornata del 6 febbraio una conferenza per incentivare gli scambi commerciali tra gli imprenditori dell’Africa e quelli statunitensi. Al convegno, che ha visto la presenza di quasi cinquecento imprenditori, si sono discusse tematiche legate al sostegno dell’economia africana tramite investimenti mirati di grosse cordate americane e circa le possibilità di rafforzare i canali commerciali che legano Washington al Continente nero. L’obiettivo, secondo quanto riferito dalle fonti tunisine, sarebbe quello di negare l’assenza di interesse degli Stati uniti verso l’Africa, ribadendo come un forte legame tra gli imprenditori locali e la controparte d’oltreoceano sia fondamentale per lo sviluppo di entrambe le economie; considerando soprattutto le incertezze del panorama economico mondiale che facilmente porterà il 2020, causate delle nuove instabilità geopolitiche e dalla minaccia del virus cinese.

“Prosper Africa”: chi sono i destinatari?

L’evento, organizzato dall’ambasciata americana in Tunisia ma esteso anche a figure provenienti da tutto il mondo africano, è stato fondamentale anche a seguito del rimarcato interesse delle grandi potenze globali verso l’economia del continente. Non soltanto le grandi nazionalizzate cinesi e le aziende di proprietà degli oligarchi russi, ma anche le multinazionali britanniche si sono affacciate sul panorama, come ben evidenziato dalla decisione di Boris Johnson di convocare un summit a Londra con i massimi leader dei Paesi. Ed in questo scenario, gli Stati uniti sono stati obbligati a tenere il passo, rivolgendo però la conferenza al cuore pulsante dell’economia africana: gli imprenditori locali.

Durante la conferenza, gli Stati Uniti hanno voluto sottolineare come l’intenzione di favorire il commercio da e verso l’Africa sia stato incentivato direttamente dal governo americano, che ha messo in campo fondi e procedure da seguire per facilitare gli investimenti; così come le motivazioni che hanno spinto gli Usa a muoversi verso questa direzione. Il buon esito della serie di incontri previsti anche per i prossimi giorni sarà essenziale per rafforzare l’intreccio tra Stati Uniti e Paesi dell’Africa e per trovare soluzioni che permettano lo sviluppo di entrambe le economie.

Non solo Nord Africa

A differenza di altre aree del mondo come nel caso del Medio oriente, l’Africa ancora oggi e nonostante le colonizzazioni del passato possiede giacimenti che non sono mai stati toccati, anche a causa del poco attecchimento delle industrie straniere nel territorio. Questo scenario particolare ha incentivato negli ultimi anni imprenditori di tutto il mondo a volgere il proprio sguardo verso l’Africa, interpretato come il nuovo orizzonte del futuro economico mondiale. Tutto ciò ha di conseguenza attivato anche gli stessi Paesi ad investire direttamente tramite le proprie nazionalizzate, come nel caso della Russia, della Cina e dell’Arabia Saudita nell’Africa orientale e della Francia in quella occidentale.

Tuttavia, anche per questioni legate alla storia delle colonizzazioni, gli Stati Uniti sono sempre stati ai margini della vicenda africana, con molta meno esperienza sul territorio rispetto ai propri competitors europei. Tuttavia, la scelta di organizzare a Tunisi una conferenza volta a sensibilizzare l’interesse verso il mercato africano è una chiara apertura verso l’Africa, che nei confronti della quale non può limitarsi semplicemente a guardare. Petrolio, giacimenti minerari e grandi latifondi sono ricchezze sulle quali gli Stati Uniti avevano messo l’occhio già da tempo e dalle quali i Paesi africana sperano adesso di ottenere il massimo del guadagno possibile; considerando soprattutto la grande capacità di spesa di Washington.

Una risposta all’African Investment Summit 2020

Come sottolineato precedentemente, la conferenza indetta dall’ambasciata americana è una chiara risposta all’Africa Investment Summit di Londra, fortemente promosso dallo stesso primo ministro britannico Boris Johnson. Tuttavia, a differenza della versione anglosassone, la scelta di indirizzarlo verso il mondo imprenditoriale richiama maggiormente lo stile americano, interpretato anche da un presidente, Trump, proveniente dal mondo dell’imprenditoria.

Mentre il Regno Unito ha dunque cercato di convincere i leader dei Paesi, gli Stati Uniti cercano la strada inversa, partendo dal basso per rafforzare i legami col popolo e scalare la piramide soltanto in un secondo momento; soluzione che alla lunga potrebbe risultare corretta, essendo vista interpretata in modo migliore dalla popolazione stessa.

Gli Stati Uniti, ancora una volta, hanno voluto rimarcare la loro intenzione di non rimanere indietro rispetto ai propri avversari internazionali, rilanciando un piano di investimenti in grado di spiazzare le altre forze in gioco nel continente africano. E tutto questo, in ultima battuta, sottolinea ancora una volta come il panorama africano possa essere il più grande teatro di scontri economici del prossimo futuro.