La crisi nel Mar Rosso, tra le altre ricadute, ha sollevato il ricorrente timore di possibili attacchi alla rete di cavi sottomarini che garantiscono le comunicazioni tra le diverse regioni del pianeta. Nel febbraio scorso furono i giornali israeliani a dare per primi l’allarme, parlando di danni ai cavi dei sistemi AAE-1 (che connette l’Asia orientale con l’Europa attraverso l’Egitto, e la Cina con l’Occidente attraverso Pakistan e Qatar), Europe India Gateway (Europa meridionale con Egitto, Arabia Saudita, Djibouti, Emirati Arabi Uniti e India), Seacom (l’Europa con l’India via Egitto e Kenya fino al Sud Africa) e Tgn, che collega l’India all’Europa, passando per Arabia Saudita ed Egitto. L’allarme fu poi ridimensionato ma il clamore sollevato diede bene l’idea della preoccupazione generale.
Anche queste considerazioni hanno contribuito a dare nuovo impulso al Progetto Medusa, un’ambiziosa (finalmente) iniziativa Ue per dare sostanza alla fondamentale proiezione mediterranea, fin troppo spesso messa in ombra dalle ricorrenti crisi sul fronte Est e dalle pressioni dei Paesi europei del Nord. In questo caso, si tratta di costruire e installare un sistema di cavi sottomarini per collegare cinque Paesi europei (Portogallo, Spagna, Francia, Italia e Cipro) con quattro Paesi dell’Africa del Nord (Marocco, Algeria, Tunisia ed Egitto). Una volta realizzato il sistema Medusa permetterà di migliorare le connessioni tra i Paesi citati, ma anche di collegare (via terra) le stazioni di atterraggio dei cavi sottomarini nei Paesi nordafricani alle loro reti nazionali di ricerca, istruzione e pubblica amministrazione. Il sistema avrà una lunghezza totale di 7.100 km e comprenderà 12 punti di atterraggio nei nove Paesi citati. Il costo finale è stimato in circa 342 milioni, sono già previste una sovvenzione UE di 40 milioni e un prestito di 100 milioni della Banca Europea per gli Investimenti (BEI). Entrate in funzione prevista per il 2025.
Detto in parole molto povere, uno dei grandi obiettivi del Progetto Medusa è chiudere almeno in parte il “buco” ancora aperto al centro della sponda Sud del Mediterraneo che al lato Est è un importante snodo per il traffico tra Europa e Asia e al lato Ovest, soprattutto con il Marocco, è ben collegato con l’Europa e l’Africa occidentale. Il problema sono i tre paesi nel mezzo, Algeria, Tunisia e Libia, ancora costretti a impiegare connessioni di vecchio tipo che non possono gestire un traffico di informazioni ad alta velocità.
L’entrata in funzione del sistema Medusa dovrebbe avere importanti ricadute strategiche ed economiche. In primo luogo si inserisce nella Global Gateway Strategy, il piano UE da 320 milioni per compensare e contrastare la Nuova via della Seta di Xi Jinping. E Medusa sarà il primo cavo sottomarino a collegare l’Europa con tutti e cinque i Paesi della sponda Sud del Mediterraneo.
Ma la speranza vera, almeno per chi guarda oltre le politiche di confronto e di scontro, è che il miglioramento delle comunicazioni e una maggiore facilità di relazione con l’Europa comunitaria possa tramutarsi anche in un’occasione di sviluppo per la stessa Africa del Nord. Questa regione, e i cinque Paesi che la compongono, ha unito dei più bassi tassi di commercio interregionali del mondo: 2,5% secondo l’Onu. E il caos libico, la perenne crisi economica della Tunisia e la rottura delle relazioni tra Algeria e Marocco non contribuiscono certo a migliorare la situazione.
Non è che i Paesi africani non si siano resi conto del problema. Molti progetti sono stati abbozzati per ovviare, da un’autostrada Trans-Maghreb a una ferrovia ad alta velocità dal Marocco all’Algeria e alla Tunisia, che ovviamente non sono mai stati realizzati. La cooperazione regionale è stata tentata anche con l’Unione del Maghreb Arabo (AMU), che è stata fondata 35 anni fa ma ha tenuto l’ultima riunione dei capi di Stato 30 anni fa, nel 1994. Nel frattempo, la domanda di Internet cresciuta in modo esponenziale grazie ai giovani della regione, che formano circa la metà dei 212 milioni di abitanti. In quest’area si genera da un terzo a un quarto di tutto il traffico dati dell’Africa. Nessun consorzio privato regionale era in grado di sviluppare un cavo sottomarino come quello ipotizzato da Medusa, e l’Unione Europea ne ha approfittato.
Fulvio Scaglione
