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Profitti a picco e auto cinesi all’arrembaggio: Tesla sbanda e Musk torna alla guida

Con un drammatico calo dei profitti tra gennaio e marzo e la concorrenza cinese sempre più pericolosa, Musk deve tornare alla guida.
tesla

Senza essere più al centro dell’attenzione di Elon Musk, che tra affari e politica ha notevolmente ampliato il suo raggio d’azione nell’ultimo periodo, nel primo trimestre del 2025 Tesla ha conosciuto un crollo dei profitti. I conti dell’azienda automobilistica più capitalizzata al mondo hanno registrato una profonda sofferenza: i profitti sono calati del 71% tra gennaio e marzo rispetto allo stesso periodo del 2024 mentre Musk era pienamente impegnato al vertice della task force per l’efficienza governativa (Doge) nell’amministrazione Trump. Ora si rafforza l’ipotesi che a maggio Musk possa lasciare il Doge per tornare a occuparsi della sua creatura che vede i conti in difficoltà.

I conti di Tesla e la sfida per Musk

I ricavi sono scesi del 9%, a poco più di 19,3 miliardi di dollari, le entrate della vendita di automobili del 20%, l’utile si è contratto di quasi tre quarti a 409 milioni di dollari. Tesla soffre la guerra commerciale, che ha spinto Musk a chiedere dazi più bassi a Trump, la crisi del mercato auto in Europa, dove ha perso profondamente quote di mercato, ma soprattutto la dura concorrenza dei produttori cinesi, a partire da Byd, che sta sbaragliando la casa di Austin su diversi segmenti.

Nel frattempo, le azioni di Tesla sono tornate ai livelli pre-elezioni e hanno totalmente riassorbito il rally dell’epoca seguita alla vittoria elettorale di Trump a novembre, tornando attorno a 250 dollari dopo un picco verso quota 450. L’azienda, in poche parole, soffre l’assenza del suo uomo-simbolo, che è sempre stato capace in passato di mantenerla sul mercato in maniera efficace e profittevole e, soprattutto, di alimentare l’entusiasmo circa i suoi modelli.

Musk si divide principalmente tra il Doge e SpaceX, divenuta la creatura più solida del suo impero industriale: l’azienda che costruisce i lanciatori Starship e i satelliti Starlink non solo è fondamentale per la grande strategia spaziale Usa e l’innovazione ma è anche un simbolo della corsa alla frontiera che l’uomo più ricco del mondo associa all’attività imprenditoriale e la garanzia della sua ricchezza. SpaceX non è quotata ed è la private company col maggior valore al mondo: ha un capitale di 350 miliardi di dollari, e il 42% in mano a Musk gli garantisce 147 miliardi di patrimonio.

Più erratici i valori di Tesla, invece, che peraltro oggi si trova di fronte alla prospettiva di subire pressioni per la crisi delle catene logistiche e per la grande sproporzione tra i valori borsistici e i risultati di mercato. Peraltro, le mosse di Trump mettono il gruppo in rotta di collisione con la stessa amministrazione di cui Musk è consigliere.

Musk torna sul ponte di comando

“Il direttore finanziario Vaibhav Taneja ha messo in guardia dall’impatto sproporzionato dei dazi sulla sua attività di produzione di dispositivi di accumulo di energia, mentre l’azienda cerca di ridurre la dipendenza dalle celle per batterie cinesi localizzando la produzione e reperendo fornitori non cinesi”, nota il Financial Times. Secondo il Ft, Musk punta sulla ripresa degli aggiornamenti del Model Y, il prodotto più venduto della sua flotta di elettriche, per inseguire Byd, Xiaomi e altre aziende cinesi sul loro terreno, vendendo auto sempre più efficienti a prezzi sempre più bassi.

Da maggio in avanti tornerà a dedicare tempo all’azienda sacrificando, in parte, gli impegni politici. La scommessa è che dopo il taglio di 150 miliardi di dollari di spesa federale, l’obiettivo di alleggerimento dello Stato sia raggiungibile col pilota automatico. E che nel frattempo i magnati debbono tornare a dedicarsi a investimento e innovazione: nel Musk-pensiero c’è il primato del privato sulla sfera pubblica. Anche se a dettarlo ora è un’esigenza concreta, era una vocazione naturale quella di dare priorità alle sue aziende rispetto agli impegni politici. La necessità accelera la spinta di Tesla verso il ritorno sul ponte di comando del suo leader. L’unica figura capace, secondo gli osservatori, di riportare in carreggiata un gruppo che rischia la crisi d’identità.

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