Un pacchetto stracolmo di misure di sicurezza per proteggere le industrie strategiche nazionali dalla concorrenza della Cina. La Germania sta lavorando a uno scudo per respingere l’assalto di Pechino in alcuni dei settori più rilevanti per l’economia dell’intera Unione europea.
I ministeri del governo guidato da Friedrich Merz stanno letteralmente mappando i punti deboli, le vulnerabilità e i talloni d’Achille del Dragone, valutando in base a questo quali azioni mettere in atto per colpire il gigante asiatico. È ancora tutto in divenire ma tra le manovre più scottanti dovrebbero esserci nuove tariffe contro le auto ibride Made in China, tariffe che si andrebbero ad aggiungere a quelle precedentemente imposte da Bruxelles contro le automobili elettriche cinesi.
Spazio, almeno secondo le voci di corridoio raccolte da Bloomberg, anche a joint venture obbligatorie, a un rafforzamento dei controlli sugli investimenti in entrata e in uscita, e a un regime di controllo delle esportazioni più rigoroso.

Merz affila le armi contro l’economia cinese
Merz non intende affrontare Xi Jinping da solo. Le misure tedesche dovranno infatti passare attraverso l’approvazione del Consiglio dei ministri entro il 14 ottobre, prima di cercare un più ampio sostegno da parte dell’Unione Europea. Berlino preparerà dunque le munizioni, poi toccherà a Bruxelles caricare i colpi a nome dell’intero continente.
Ci sono due importanti considerazioni da fare. La prima: la Germania ha tradizionalmente sempre adottato un approccio cauto nei confronti di Pechino a causa dei profondi legami commerciali con il Dragone e di un’economia votata all’export. La seconda: una probabile reazione cinese alla mossa di Merz andrebbe a impattare, più o meno indirettamente, l’intera regione.
Ma per quale ragione il governo tedesco ha intenzione di scatenare una crociata europea contro il Dragone? Il deficit commerciale dell’Ue nei confronti della Cina supera ormai quota 1 miliardo di euro al giorno mentre la crisi industriale di Berlino ha portato a decine di migliaia di licenziamenti.
Merz ha ammesso di aver “sottovalutato il potere e la forza economica della Cina” spiegando che l’Europa si trova ad affrontare “un importante punto di svolta strategico”.

Una crociata europea
La questione riguarderà gran parte dell’Unione europea. La Germania sta non a caso collaborando con la Francia per ottenere il sostegno di quanti più Stati membri possibili dell’Ue in vista del vertice di Bruxelles in calendario a ottobre e dei colloqui con Pechino previsti per la fine del medesimo mese.
Berlino e Parigi stanno lavorando alla stesura di un documento congiunto da condividere con l’Ue contenente le misure economiche da attuare a livello di blocco.
Curioso constatare come le aziende tedesche abbiano messo la Cina nel mirino dopo anni di affari ininterrotti con il Dragone. I player d’oltre Muraglia, soprattutto in ambito automobilistico, si sono del resto imposte mettendo in difficoltà i produttori europei.
Secondo l’Ufficio federale di statistica tedesco, nel 2025 le esportazioni tedesche verso la Cina sono diminuite del 9,7% a 81,3 miliardi di euro, mentre le importazioni sono aumentate dell’8,8% a 170,6 miliardi. Numeri pesanti che hanno spinto Merz ad adottare le maniere dure. Non resta che attendere per capire chi seguirà la Germania in questa pericolosa crociata economica.

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