La geopolitica della corsa allo spazio
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È giallo sull’inversione a U dell’Unione europea. In un primo momento sembrava che l’Ue avesse sospeso i suoi sforzi per la ratifica dell’accordo sugli investimenti (Comprehensive Agreement on Investment) siglato con la Cina lo scorso dicembre. La doccia fredda era arrivata in seguito a un’intervista rilasciata dal vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, all’agenzia France Press. Dalle sue parole, emergeva un deciso passo indietro della Commissione europea. “È chiaro che nella situazione attuale con le sanzioni dell’Ue in vigore contro la Cina e contro-sanzioni cinesi in atto, anche contro i membri del Parlamento europeo, l’ambiente non è favorevole alla ratifica dell’accordo”, ha spiegato Dombrovkis. Il tentativo di ratificare l’accordo “dipenderà davvero da come si evolveranno le relazioni più ampie tra l’Unione e la Cina“, aveva quindi sottolineato l’ex premier lettone.

Ma è davvero andata così? Come ha sottolineato il South China Morning Post, un portavoce dell’UE ha affermato che i commenti di Dombrovskis erano semplicemente stati estrapolati dal contesto. E che dunque non è ancora detta l’ultima parola. Certo è che in una dichiarazione scritta, Bruxelles ha affermato che “l’accordo deve ora essere legalmente rivisto e tradotto prima di poter essere presentato per adozione e ratifica. Tuttavia, il processo di ratifica non può essere separato dalle dinamiche in evoluzione del più ampio rapporto Ue-Cina. In questo contesto, le sanzioni di ritorsione cinesi contro i membri del Parlamento europeo e un’intera commissione parlamentare sono inaccettabili e deplorevoli. Le prospettive per la ratifica dipenderanno da come evolverà la situazione”.

Che cosa è successo sull’asse Bruxelles-Pechino? Diciamo che il clima, complice l’inasprirsi della Guerra fredda tra Stati Uniti e Cina, non era dei migliori. L’elezione di Joe Biden nelle vesti di presidente americano ha ulteriormente agitato le acque, vista la volontà dell’inquilino della Casa Bianca di isolare il Dragone puntando sugli storici alleati trascurati all’epoca da Donald Trump. Di questi, l’Unione europea è un punto cardine, visto che il Vecchio Continente è il terreno di scontro prediletto tra le due superpotenze planetarie citate.

Crepe e rottura tra Bruxelles e Pechino

Facciamo un passo indietro: l’Unione europea e la Cina, a fine dicembre, approvano un importante patto di investimenti, al termine di sette anni di laboriosi negoziati grazie a una spinta finale da parte della Germania. Il patto era a tutti gli effetti un’apertura necessaria all’economia cinese, ma era certo che avrebbe affrontato una difficile ratifica tra i 27 Stati membri e il Parlamento europeo. Come se non bastasse, il governo americano non ha mai digerito la fumata bianca, considerata tanto inutile quanto pericolosa. A marzo arriva un nuovo colpo di scena.

Bruxelles sanziona quattro funzionari cinesi per (presunte) violazioni dei diritti umani nella regione dello Xinjiang. Immediata la reazione di Pechino: sanzioni specchio su politici, gruppi di ricerca europei e studiosi. La ciliegina sulla torta? Nelle prossime ore la Commissione presenterà la sua proposta per bloccare eventuali scalate da parte di società estere – ovviamente in primis cinesi, seppur senza fare riferimento diretto al gitante asiatico – ai danni delle aziende europee. Non solo: l’esecutivo europeo farà di tutto affinché le società extra Ue non siano in alcun modo avvantaggiate dai loro Stati alimentando così una concorrenza sleale nei confronti delle aziende dei Ventisette.

Il ritorno di Washington

Insomma, in appena quattro mesi l’accordo sembrerebbe andato in fumo. Resta da capire come si svilupperà la vicenda, anche se le pressioni degli Stati Uniti appaiono evidenti. Il fatto che il primo viaggio diplomatico di Joe Biden fuori dagli Stati Uniti sarà proprio in Europa, per il G7 britannico di giugno, dimostra il rinnovato interesse di Washington, tanto più che una delle tappe del viaggio europeo del presidente sarà proprio Bruxelles per un meeting Ue-Usa.  In più lo stesso G7, ad esempio sta valutando una proposta di Washington per contrastare l’ascesa economica della Cina. Secondo quanto riferito da Bloomberg, gli Usa vorrebbero un meccanismo di consultazione che coinvolga il G7 – così come altri stakeholder chiave – per garantire una risposta coordinata alle mosse della Cina e con l’obiettivo di rafforzare la resilienza delle nazioni del G7. Il documento con la proposta è stato distribuito prima della Ministeriale Esteri del G7 a Londra. Dulcis in fundo, è interessante annotare anche il radicale cambio di passo apportato da Luigi Di Maio. Il ministro degli Esteri italiano ha spiegato che in merito all’accordo con la Cina sospeso dall’Ue “siamo in sinergia con Bruxelles” anche perché è stato siglato tra Ue e Pechino.

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