Javier Milei ha cantato vittoria ,celebrando in conferenza stampa il primo anno di presidenza in Argentina e rivendicando il fatto che il 2024 sarà il primo anno senza un deficit di bilancio da 123 anni. Un risultato che è il frutto, per l’ex economista del World Economic Forum divenuto tribuno populista della destra libertaria prima e presidente poi, delle dure misure di contenimento della spesa pubblica imposte all’Argentina e che, rivendica Milei, hanno consentito di ridimensionare l’inflazione mensile di quasi il 90%, dal 26% di fine 2023 al 2,7% dello scorso ottobre. Il prezzo, però, l’ha pagato l’intero Paese latinoamericano. Letteralmente devastato sul fronte economico dalle politiche economiche del presidente.
L’Argentina di Milei, un anno dopo
Anche il Financial Times, che da voce degli investitori ha pur dato una moderata apertura di credito a Milei, ricorda che “mentre l’economia sembra emergere da una recessione iniziata l’anno scorso, si prevede che finirà quest’anno con un calo del 3 percento rispetto al 2023, secondo JPMorgan. La previsione di crescita della banca del 5,2 percento nel 2025 riporterebbe il Pil pro capite dell’Argentina solo al livello del 2021, quando è uscita dalla pandemia”, non certamente un boom economico.
Nel frattempo, il tasso di povertà dell’Argentina è giunto vicino al 53%, in un contesto di ramificata disuguaglianza che vede Buenos Aires perdere il 12% del suo indice di sviluppo umano per le sperequazioni nella distribuzione delle risorse. Il peso, la valuta del Paese, si è rafforzato rispetto al 2023 ma come ricorda il Ft una moneta più solida è corrisposta a salari più bassi per i dipendenti delle imprese private (-2% da novembre 2023) e del settore pubblico (un vero crollo, -17,5%). Rendendo, al contrario, meno convenienti le esportazioni del Paese, che conta su una dipendenza da materie prime che vanno dal litio alla soia, e l’attività dell’industria.
Il maxi-condono ai fondi “occulti”
A conseguenza di ciò, la “motosega” del presidente, che ha tagliato il 24% della spesa pubblica, non è stata corrisposta da un rafforzamento del prelievo fiscale dello Stato, calato del 6%. Milei ha tagliato nella spesa pubblica sia spese non direttamente produttive, come i sussidi per l’energia, -34,3% in un anno, che investimenti in conto capitale per infrastrutture di trasporto, reti digitali ed energetiche ed altre opere pubbliche, definanziate del 76,8%.
La Nacion ricorda che le riserve della Banca centrale argentina e della finanza nazionale sono state riportate in territorio positivo principalmente da una maxi-amnistia promossa da Milei e dal suo partito, La Libertà Avanza, per permettere di sanare fondi non dichiarati da cittadini e imprese per complessivi 19 miliardi di dollari. Un condono per i furbi che mal si concilia con il parallelo impegno di Milei per difendere ovunque l’ideologia del libero mercato come miglior ordinatore sociale.
Milei ha provato a difendere il suo consenso sfruttando l’impopolarità dei partiti politici tradizionali, soprattutto della Sinistra peronista. E nel frattempo ha alimentato un clima da guerra culturale diventando un promotore di una commistione tra libertarismo economico e conservatorismo sociale che negli Stati Uniti ha ispirato anche Elon Musk e il movimento Maga vicino a Donald Trump e che secondo un report della Friedrich Naumann Foundation for Liberty ha contribuito a una guerriglia ideologica “alienante, che consuma energia e innesca conflitti inutili dove le priorità dovrebbero essere date ai problemi economici centrali dell’Argentina”.
La ricerca definanziata blocca il futuro dell’Argentina
Milei spera che, magari con l’aiuto dell’amico Musk, l’Argentina possa diventare una potenza degli investimenti in intelligenza artificiale, digitalizzazione e nuove tecnologie come paradiso del libero mercato e della concorrenza. Verrebbe da chiedersi partendo da quali presupposti, se nel frattempo una delle conseguenze della sua austerità è stata la devastazione dell’università del Paese latinoamericano.
Milei, ha ricordato la prestigiosa rivista Nature, ha danneggiato duramente la proiezione dell’Argentina come nazione capace di creare scienza e tecnologia: il taglio al bilancio “ha colpito duramente la scienza in modo particolare”. Nature nota che “l’Agenzia nazionale per la promozione della ricerca, dello sviluppo tecnologico e dell’innovazione, che è il principale finanziatore dei progetti di ricerca in Argentina, ha quasi interrotto i lavori sotto Milei, nonostante l’85% dei suoi fondi provenga da agenzie internazionali come la Banca interamericana di sviluppo”. Tagliare la ricerca significa ipotecare il futuro. E questa è forse la chiosa definitiva a come il laboratorio neoliberista del presidente argentino rischi di far fare a Buenos Aires un brusco salto indietro verso un’epoca di instabilità e disuguaglianza senza sviluppo reale.

