Porti, immobili e 5G. Ora la Cina si prende il Portogallo

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Secoli fa, i mercanti portoghesi che si lanciarono alla conquista dei mercati dell’Estremo Oriente, stabilendo avamposti a Macao, alle Molucche e in India, furono tra i primi europei ad entrare in stretto contatto con l’Impero Cinese nella fase in cui questo, tra XV e XVII secolo, entrava in una fase di crescente introversione. Portogallo e Cina non si sono, da allora, più perse di vista: prima per il confine diretto tra la Cina e l’avamposto portoghese di Macao, restituito a Pechino solo nel 1999, poi per una crescente integrazione economica che sta avendo in questi mesi il suo apice.

L’emissione da parte di Lisbona dei suoi primi “panda bond”, titoli denominati in yuan destinati al mercato cinese, non avviene affatto per caso. La Repubblica Popolare è un investitore presente fortemente in Portogallo, Paese che ha beneficiato dell’afflusso costante di denaro dalla Cina, ha firmato il memorandum per l’ingresso nella “Nuova Via della Seta” e punta su Pechino come partner economico capace di condurlo fuori definitivamente dalle conseguenze della Grande Recessione. Il premier socialista di Lisbona, Antonio Costa, ha avuto modo di pronunciare parole in controtendenza contro le recenti prese di posizione anticinesi dell’Unione Europea: “Siamo un’economia aperta e siamo fieri della nostra attrattività. La nazionalità degli investitori conta poco, basta che rispettino la legge e la sovranità portoghese”.

Visitando il Portogallo nel dicembre 2018, Xi Jinping ha concluso diciassette accordi economici con Lisbona, che entra nella Belt and Road Initiative avendo la Cina come primo partner asiatico (interscambio da 6 miliardi di dollari all’anno) e fonte di uno stock di investimenti interni provenienti dalla Cina superiore ai 10 miliardi.

“La presenza cinese nel paese lusitano è cresciuta durante la crisi del 2008”, scrive Italia Oggi. “Nel 2011, in cambio di un prestito di 78 miliardi di euro da parte dei suoi partner europei, il Portogallo ha avviato una politica di austerità accompagnata da un vasto piano di privatizzazioni. Le imprese di stato cinesi ne hanno approfittato, facendo spesso le migliori offerte. State Grid Corporation of China ha rilevato il 25% del capitale di Ren, il gestore delle rete elettrica, mentre China Three Gorges Corporation (Cgt) detiene il 23,37% di Edp, l’azienda elettrica portoghese. I cinesi hanno investito anche nella compagnia petrolifera Galp, nei media, nel settore sanitario e nella finanza. Il gruppo privato Fosun, primo azionista di Bcp, la più grande banca portoghese, possiede l’85% di Fidelidade, il primo assicuratore del paese, che controlla a sua volta il gruppo ospedaliero Luz Saude”.

La Troika ha di fatto spinto il Portogallo nelle mani cinesi. L’austerità selvaggia a cui il Portogallo è stato spinto ha portato Lisbona a non cercare la stessa strada seguita, rovinosamente, dalla Grecia, colpita dalla svendita massiccia di asset pubblici ad attori di diversi Paesi, ma a costruire una sinergia che potesse, perlomeno, valorizzare il ruolo strategico del Paese. Non a caso la Cina intende avanzare nel settore delle costruzioni e rilanciare il porto di Sines, principale scalo oceanico del Paese, al fine da offrire un approdo atlantico ai suoi mercantili e aprire una porta verso il resto del mondo lusofono. Angola, Brasile e Mozambico, Paesi di rilevanza strategica che da ex colonie portoghesi intrattengono stretti rapporti con Lisbona, hanno infatti la Cina come primo partner commerciale. L’ex madrepatria funge da snodo importante ed è, attualmente, una delle pedine più importanti con cui la Cina intende muoversi in Europa. Cosa possono le lamentele della Commissione sulla scarsa trasparenza degli investimenti cinesi contro le opportunità che un Portogallo in difficoltà ha voluto sfruttare? Costa e il suo governo non sono certamente biasimabili da questo punto di vista. Il logico passo successivo della Cina sarà favorire l’ingresso di Huawei, che sta trattando con l’operatore lusitano Meo lo sviluppo del 5G nazionale. La proiezione cinese in Portogallo è consolidata e appare difficile da ribaltare nel medio periodo.