Una delle principali preoccupazioni per il settore bancario legato alle conseguenze del passaggio della pandemia di coronavirus era quella legata alla possibilità che un numero sempre maggiore di debitori non fosse in grado di restituire i fondi precedentemente prestati. In parte a causa del crescere della disoccupazione e in parte per colpa delle incertezze legate al futuro, da marzo in avanti le banche italiane e in generale quelle dell’Eurozona hanno temuto l’inizio di una nuova stagione segnata da forti criticità.

Benché per tutelarsi da questa evenienza il settore bancario si fosse già portato avanti sospendendo – su consiglio dell’economista italiano Andrea Enria – sino al 2021 i dividendi, in Italia le cose non starebbero andando così male come previsto. Secondo gli ultimi dati riportati da IlSole24Ore, sebbene nel corso degli ultimi mesi la platea di consumatori che ha avuto accesso al credito sia aumentata, è vero anche che l’indebitamento medio è stato tangibilmente ridimensionato, limitando quindi i rischi di default da parte dei consumatori. Ma non solo: al tempo stesso – grazie anche alla possibilità di sospendere le rate nei mesi di lockdown – sono diminuiti dal 1,9% al 1,6% i prestiti finalizzati in default (non rimborsati per almeno sei mesi di fila), l’esatta metà del 3,2% toccato nel marzo 2010, nel pieno della crisi economica che aveva investito l’Europa nello scorso decennio.

Tiene il merito creditizio italiano

Nonostante le aziende italiane – come la controparte europea – siano incappate delle notevoli difficoltà a causa prima del lockdown ed in seguito dalla contrazione dei consumi sul 2019, l’impatto frontale con le conseguenze della pandemia sembrerebbe essere stato perlomeno attutito. E sebbene gli analisti parlino di ottobre come mese simbolo per poter valutare la situazione, è vero anche che l’essere riusciti a tenere nel momento peggiore della crisi è significativo per valutare la solidità dell’apparato economico italiano.

Benché infatti il numero assoluto di finanziamenti nella pancia delle banche sia cresciuto, gli importi più bassi e soprattutto le rate dilazionate su tempi più lunghi garantiscono una maggiore possibilità di restituzione. La capacità stessa di potersi ancora indebitare, inoltre, è una spinta implicita ai consumi, che nei prossimi mesi potrebbero vedere quindi una ripartenza anche in quei settori come l’immobiliare che teoricamente sarebbero dovuti uscire distrutti dalle conseguenze economiche del passaggio del Covid-19.

L’Italia si muove meglio dell’Europa

Come sottolineato già molte volte, il basso livello di indebitamento privato italiano ha giocato sotto questo aspetto un ruolo fondamentale, permettendo alle aziende di sostenere un giro d’affari limitato e di non ritrovarsi “ingolfate” nel momento della riapertura degli impianti produttivi. E sotto questo aspetto – se si pensa ai dati francesi che, stando a Le Monde, si attendono 100mila chiusure entro la fine dell’anno – l’Italia è stata in grado di rispondere meglio rispetto ai propri alleati-avversari internazionali agli effetti devastanti della pandemia.

Questa situazione – sebbene non sia sufficiente per considerarci fuori pericolo – può però lasciar tirare un momentaneo sospiro di sollievo, con la sicurezza di detenere un sistema economico molto più resistente dell’atteso. E soprattutto, con il suo essersi rivelato ben più solido del previsto, in grado di garantire una ripartenza che, in assenza di ulteriori complicazioni sul piano internazionale, potrebbe non essere poi così “lacrime e sangue”.

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