Pil, quando l’Italia supera la Germania

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Con l’arrivo del 2020 è possibile fare una valutazione economica del decennio 2010-2019 appena consegnato agli archivi. Partiamo subito con lo sfatare un mito molto diffuso che coinvolge la situazione economica dell’Italia: in questo lasso di tempo, sul nostro Paese non ci sono state soltanto ombre. Anzi: è vero l’esatto opposto. Per avere un quadro completo della situazione, come ha giustamente scritto l’edizione odierna del Sole 24 Ore, è necessario scomporre gli ultimi dieci anni in vari periodi. Si scopre così che dopo un primo periodo di forte crisi (2010-2014) ne abbiamo avuto un altro (2015-2018) in cui è corretto parlare di “significativa crescita”. Una crescita di tutto rispetto, la più forte che l’Italia abbia mai sperimentato dall’entrata in vigore dell’euro nonché quella che ha permesso a Roma di progredire, al netto del contributo giocato dal settore pubblico, persino più di Francia e Germania. Eppure, secondo alcuni commentatori ed economisti, l’ultimo decennio italiano sarebbe stato “un decennio orribile”, pieno di “errori nella gestione della crisi”. Peggio ancora, molti sono stati quelli che hanno puntato il dito senza proporre le politiche necessarie per aumentare il tasso di crescita a medio e lungo termine del Paese.

Meglio di Francia e Germania

Come anticipato, il decennio preso in esame deve essere suddiviso in due tronconi, dove una forte crescita ha sostituito un periodo di forte crisi. A proposito di crisi, è altrettanto fuorviante giudicare fallimentari tutte le politiche economiche adottate dall’Italia per gestire – o quanto meno alleggerire – l’uscita dalla doppia recessione. Se è vero che nel primo periodo sono emerse fin troppe misure collegate alla formula dell’austerità – in parte necessarie per arginare la crisi del debito risalente al 2011 ma che hanno tagliato le gambe al Paese – nel secondo sono prevalse politiche di crescita. In altre parole, “orribile” non è stato l’intero decennio ma solo quel quinquennio iniziato nel 2010 e terminato nel 2014. Il paradosso è che all’interno di questa parentesi si sono concentrate proprio quelle politiche tanto care a molti di coloro che hanno utilizzato il medesimo aggettivo per definire l’ultimo decennio italiano. Il risultato? Tanta decrescita e zero utilità. Il discorso cambia radicalmente se passiamo ad analizzare l’altro quinquennio: il 2015-2018. L’economia dell’Italia ha mostrato una buona reazione al momento di difficoltà ed è stata stimolata da politiche che hanno rilanciato il potere d’acquisto, i consumi delle famiglie, ma anche l’occupazione e gli investimenti delle imprese.

Il settore pubblico ha frenato la crescita

Ecco: nessuno si è accorto di quanto accaduto a cavallo tra il 2015-2018. E nessuno, molto probabilmente, ha dato un’occhiata alle statistiche riguardanti il valore aggiunto di Italia, Germania e Francia negli ultimi 9 anni (2010-2018).  Guardando gli interi nove anni emerge che il valore italiano è aumentato del 3,4% contro il 12% francese e il 19,2% tedesco. Ma anche qui, scomponendo il periodo in due parti, i conti cambiano. Nel quadriennio 2015-2018 il valore della Germania aumenta del 7,8%, quello della Francia del 5,8% e quello dell’Italia del 5%. Considerando che nello stesso periodo le pubbliche amministrazioni hanno dato un contributo negativo dello 0,4% alla crescita, possiamo dire che il nostro Paese ha fatto anche troppo considerando la situazione avversa in cui si è trovato a operare. Togliendo infatti il contributo pubblico, l’aumento italiano nel 2015-2018 è stato del 5,4% a fronte del 5,6% tedesco e 5% francese. Cioè in linea con Berlino e Parigi.