Mentre gli Stati Uniti restano ancora incastrati nel duello all’ultimo voto tra Joe Biden e Donald Trump, Wall Street sembra non patire affatto l’incertezza del momento, anzi, ha volato in alto per tutta la settimana. Il bilancio settimanale ha raggiunto quota +7% per lo S&P 500 e addirittura +9% per il Nasdaq che è di nuovo prossimo ai massimi storici. Positiva anche l’onda lunga che si è abbattuta sulle borse europee spinte dall’entusiasmo con cui si attende un’imminente risoluzione della corsa elettorale, al meno nei numeri e al di là dei ricorsi.

Da dove arriva tanta fiducia

Wall Street aveva iniziato a registrare una certa eccitazione già nella fase pre-elettorale: nonostante i mercati avessero fiutato una eventuale vittoria di Biden, la più grossa incertezza ha riguardato l’ipotesi di una blue wave che, tuttavia, non si è verificata, anzi, rivelando un testa a testa che ora sta sfociando in bagarre e sfida all’ultima scheda. E allora perché tanta fiducia?

La risposta è semplice, ma articolata. Ai mercati interessa poco il colore politico che la vittoria assumerà, ergo, è la spinta che una nuova fase politica inaugura a generare un effetto domino di fiducia che fa volare il mercato: ciò che conta, dunque, è la rapidità con cui saranno varati nuovi stimoli economici nel bel mezzo di una pandemia che sta fiaccando il Paese e il Mondo intero. Tra i due candidati non c’è molta differenza su questo punto. Trump si era limitato ad annunciare un “enorme sostegno”, mentre il suo avversario aveva invece paventato l’ipotesi di un piano di stimoli da 2mila miliardi di dollari. Questa dichiarazione spiegherebbe anche perché un colosso come Goldman Sachs aveva sperato e puntato tutto sulla blue wave.

Inoltre, i mercati, proprio perché danno per scontato l’arrivo di nuovi stimoli per l’economia, sono stati portati ad attendere una nuova immissione di liquidità e politiche accomodanti da parte della Federal Reserve per sostenere il post-pandemia.

Vi è poi un altro effetto, questa volta legato alla politica estera. L’ipotesi, ormai quasi certa, di una vittoria di Biden aprirebbe un profilo maggiormente distensivo con l’estero: una politica meno isolazionista, meno aggressiva e più cooperativa. Del resto, gli effetti di questa previsione sono tangibili, come hanno dimostrato negli scorsi giorni Tokyo e Shangai. Effetti positivi anche sullo yuan: Pechino probabilmente avverte gli eventuali effetti benefici di una presidenza Biden, in termini di attenuazione dello scontro aperto sulla pandemia, sulla guerra dei dazi e sulla Via della Seta.

Più complessa è invece la questione della composizione del Congresso che, al di là del vincitore, influenzerà la vita politica ed economica del Paese nonché il percorso del futuro presidente. Se, per la politica, una presidenza Biden con un Senato a maggioranza repubblicana espone Washington al rischio di anatra zoppa, questo stesso aspetto viene percepito positivamente dagli investitori. Un Senato controllato dai Repubblicani implicherebbe una politica finanziaria volta al blocco delle tasse e ad una permanente e progressiva deregolamentazione del mercato: un dettaglio, questo, che spingerebbe gli investitori all’acquisto. La stessa opzione non si verificherebbe, invece, nel caso contrario: Biden, infatti, ha promesso di marcare stretto questo settore con regole più severe e un aumento delle tasse sui grandi capitali. I titoli dell’indice tecnologico, tra l’altro, apprezzano in particolar modo il fatto che, nell’ipotesi Biden, il presidente non avrà i numeri per portare avanti la tassazione per le big corporate, che avrebbe effetti negativi su prezzi e utili delle quotate a maggiore capitalizzazione di mercato. Su questo aspetto, però, sia gli investitori che gli istituti d’affari sono rimasti piuttosto silenti, senza sbilanciarsi.

Tendenza in “discesa”, invece, per i titoli di Stato americani: i rendimenti sarebbero in picchiata per via dell’aumento dei prezzi generato dalla grande quantità di acquisiti.

Il timore per l’eccesso di euforia

Quello che sta accadendo nelle ultime ore, tuttavia, potrebbe far scemare l’effetto euforico delle prime battute dell’election week. I ricorsi annunciati da Trump, unitamente al clima di contestazione che incendia il Paese, potrebbero trascinare anche la Borsa: non tanto per l’effetto di sfiducia indotto dal clima politico-culturale, quanto per un ritardo nella proclamazione del nuovo presidente. L’entrata tardiva (e ormai quasi certa) di Joe Biden a Pennsylvania Avenue potrebbe rinviare l’approvazione di pacchetti stimolo e dunque smorzare l’euforia dei mercati. Ad incalzare mercato e Presidenza c’è anche, non bisogna dimenticare, l’emergenza Covid che, nella giornata del 5 novembre, ha fatto registrare il record di 121.054 infezioni, confermandosi fuori controllo.

Gli analisti esprimono in queste ore forti timori sugli esiti di questa euforia, che rischiano di estinguersi in fretta aumentando a dismisura la vulnerabilità dei mercati. Già nella giornata di oggi 6 novembre erano previste grosse difficoltà con i futures su Dow Jones e S&P 500 che viaggiavano in calo dello 0,8% circa e quello sul Nasdaq che segnava -1,1%.

Previsioni che, all’avvio di Wall Street, si sono tradotte in un’apertura incerta: il Dow Jones cede lo 0,47% a 28.256,74 punti, il Nasdaq arretra dello 0,95% a 11.778,49 punti e lo S&P500 segna una flessione dello 0,59% a 3.489,78 punti. Tutto questo mentre mentre il candidato democratico sembra essere ormai vicino alla presidenza.