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Perché sui dazi sono gli Usa che vogliono trattare con la Cina (e non viceversa)

La Cina è disposta a dialogare con gli Stati Uniti sulle questioni commerciali soltanto se Washington prenderà adeguati accorgimenti.
Trump Xi

Un conto è dire che la Cina sta valutando la possibilità di intrattenere colloqui commerciali con gli Stati Uniti. Un altro è sostenere che i dazi degli Stati Uniti contro il made in China hanno spaventato il governo cinese al punto da spingerlo a bussare alla porta della Casa Bianca per dialogare e intavolare un negoziato commerciale. Entrambe le affermazioni sono sbagliate e prive di contesto ma la seconda è più fuorviante della prima.

La narrazione mediatica occidentale scrive infatti da giorni che Pechino starebbe pensando di avviare una de-escalation nella Trade War con gli Usa. Reuters ha addirittura fatto sapere che il gigante asiatico avrebbe già preparato una lista di beni statunitensi da esentare dai propri contro-dazi (del 125%), con il chiaro obiettivo di allentare le tensioni e importare così quei prodotti necessari alla propria economia, il tutto senza fare concessioni pubbliche o perdere la faccia. L’elenco, per la cronaca, comporterebbe l’etano, i semiconduttori e alcuni prodotti farmaceutici.

“La posizione della Cina è coerente: se dobbiamo combattere, combatteremo fino alla fine; se dobbiamo parlare, la porta è aperta”, è una frase estrapolata da un lungo intervento del portavoce del ministero del Commercio cinese. È vero, dunque, che la Cina vorrebbe trattare con gli Stati Uniti? Sembrerebbe valere il contrario.

La posizione della Cina sui dazi

L’ambasciata cinese negli Stati Uniti ha fatto sapere che gli “Usa hanno recentemente contattato più volte la Cina attraverso i canali pertinenti esprimendo il desiderio di avviare i colloqui sulle questioni tariffarie” e che “la Cina sta attualmente valutando la situazione”.

Basta proseguire nella lettura del comunicato del Dragone per capire che il Governo cinese ha posto delle chiare condizioni prima di avventurarsi in qualsiasi negoziato: “In ogni potenziale dialogo o colloquio, se gli Stati Uniti non rettificassero le loro errate misure tariffarie unilaterali, dimostrerebbero una totale mancanza di sincerità e minerebbero ulteriormente la fiducia reciproca. Dire una cosa mentre se ne fa un’altra, o anche solo tentare di usare i colloqui come copertura per coercizione e ricatto, non funzionerà con la Cina”.

In altre parole, la Repubblica Popolare Cinese dice l’opposto di quanto sostiene la maggior parte dei media occidentali. Il punto di vista di Xi Jinping è ben diverso rispetto a quello dei commentatori. Innanzitutto, i cinesi ritengono che siano gli Stati Uniti a voler trattare (e non viceversa). Poi, come dimostrano alcuni video diffusi in rete, la Cina ha fatto sapere di essere disposta a dialogare ma, qualora il gioco dovesse farsi duro, intende combattere fino alla fine.

Cosa chiede Xi? Che ogni fantomatico colloqui si svolga su un piano paritario. E che gli Stati Uniti interrompano la loro strategia volta ad isolare la Cina, costringendo molteplici Paesi – dal Messico al Giappone – a scegliere da che parte stare tra Washington e Pechino.

Le condizioni per il dialogo

La Cina respinge la strategia degli Stati Uniti e, appunto, è disposta a dialogare soltanto se Washington prenderà adeguati accorgimenti. Pare inoltre che Donald Trump attenda una chiamata da Xi Jinping, presumibilmente nella convinzione che il leader cinese, resosi conto delle conseguenze dei dazi statunitensi, tenda la mano agli Usa. In realtà è pressoché utopico che Xi faccia un passo simile, e ad oggi appare difficile immaginare un contatto telefonico tra i due (figurarsi un incontro).

La sensazione è che il presidente cinese sarà disposto a vedere Trump quando avrà adeguate garanzie e sarà sicuro di avere la situazione totalmente sotto controllo. Nel frattempo la Cina sta rafforzando i rapporti con il Sud-Est asiatico, con Corea del Sud e Giappone (probabilmente nell’ottica di un rilancio del maxi accordo di libero scambio dell’Indo-Pacifico del Rcep) e ha mostrato segnali di apertura con l’Unione europea.

“La comunicazione tra Stati Uniti e Cina è diventata così instabile che le due superpotenze non riescono nemmeno a mettersi d’accordo se dialogare o meno”, ha ben sintetizzato il New York Times. Non è quindi da escludere che le continue notizie secondo cui Pechino sarebbe disposta a negoziare con Washington possano servire soltanto a rassicurare i mercati affamati di ossigeno dopo settimane critiche. I mercati, quelli con la “M” maiuscola, sono ossessionati: sono davvero in corso trattative segrete tra Usa e Cina o è tutto un bluff?

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