I riflettori sono tutti puntati sul Kospi, il Korea Composite Stock Price Index, ovvero il principale indice azionario della Corea del Sud. Il motivo è semplice: a Seoul è in corso il più grande rally azionario del mondo, e i numeri sono lì a dimostrarlo.
Il Kospi ha infatti superato i 6.000 punti appena un mese dopo aver sfondato la soglia dei 5.000 e quattro mesi dopo aver raggiunto quota 4.000. La sua capitalizzazione di mercato totale ha oltrepassato i 5.000 trilioni di won (circa 3,5 trilioni di dollari), mentre quella complessiva di tutte le società quotate si attesta, nel momento in cui scriviamo, attorno ai 5.015 trilioni di won.
Parliamo di un’impennata di più di 1.000 trilioni di won in un mese. Merito dei giganti dei semiconduttori sudcoreani, che hanno alimentato il rally surfando il trend dell’intelligenza artificiale e dei chip, ma anche del presidente sudcoreano Lee Jae Myung.
Se ne parla troppo poco ma, come ha spiegato Bloomberg, il leader del Paese ha imposto interessanti riforme finanziarie, comprese norme volte a creare condizioni di parità per tutti gli azionisti e a rafforzare la responsabilità dei consigli di amministrazione, che hanno consentito la realizzazione di questo inaspettato miracolo finanziario.

Il rally del Kospi
C’è chi collega le eccellenti misure introdotte da Lee alla sua biografia. Quando aveva 30 anni, l’attuale presidente sudcoreano lavorava come day trader e spesso perdeva soldi ogni mese.
Quelle esperienze gli avrebbero lasciato un senso di frustrazione – se non un vero e proprio dolore – che ha portato con sé per anni, amplificato dalla convinzione che molte perdite derivassero da accordi ingiusti tra gli azionisti, stipulati nell’ombra per arricchire pochi a scapito dei tanti investitori ordinari.
Le indiscrezioni trovano valide conferme nelle radicali riforme finanziarie da lui varate da quando ha preso il potere, lo scorso giugno, comprese regole che livellano il campo di gioco per tutti gli azionisti e rafforzano la responsabilità dei consigli di amministrazione.
Queste misure hanno contribuito ad innescare il più grande rally azionario del mondo, così tumultuoso da aver già superato lo slogan della sua campagna “Kospi 5.000“. L’ambizioso obiettivo dell’indice era chiaro: dimostrare la determinazione di Lee nel ricalibrare il modello economico coreano, oltre che nel rimettere in sesto un mercato bloccato con alcune delle valutazioni azionarie più basse rispetto ai principali Paesi del pianeta.
Il ritmo della crescita del Kospi ha dato ai funzionari della Casa Blu presidenziale una nuova fiducia. L’ufficio di Lee si sta ora muovendo per mettere in atto altri sforzi per frenare il surriscaldamento immobiliare del Paese e sradicare la manipolazione del mercato.

I meriti di Lee e… il boom dell’hi-tech
I media finanziari scrivono che Lee è diventato una sorta di eroe popolare per i 14 milioni di trader giornalieri coreani. Le “formiche“, come sono conosciute a Seoul e dintorni, hanno celebrato l’impennata del Kospi con tale euforia da aver persino rafforzato gli indici di gradimento dell’attuale presidente, fornendo un senso di stabilità in un Paese ancora scosso dalla crisi costituzionale scatenata da Yoon Suk Yeol (ne abbiamo parlato qui).
Ma cosa pensa Lee di tutto questo? Alcuni lo descrivono come un pragmatico che considera il mercato azionario come la via più rapida per rilanciare l’economia della Corea del Sud. Non mancano i primi segnali, con la fiducia dei consumatori e la spesa in aumento in seguito all’impennata del Kospi.
Non solo: il mercato rialzista sta attenuando l’ossessione dei sudcoreani per il settore immobiliare. Per decenni, infatti, questo campo minato è stato considerato l’unico modo per accumulare ricchezza, arrivando a rappresentare quasi tre quarti del patrimonio delle famiglie (con tutti i rischi del caso).
In definitiva, Lee ha dei meriti, certo, ma vanno uniti al boom dell’intelligenza artificiale, la stessa che ha spinto al rialzo molti titoli tecnologici coreani, tra cui Samsung Electronics e SK Hynix. Un connubio vincente, dunque, che l’attuale presidenza vuole sfruttare nel miglior modo possibile.


