Il passaggio della pandemia di coronavirus in Europa ha generato una crisi economica senza precedenti che, a causa del lockdown primaverile e delle prospettive grigie del prossimo futuro, sembra non vedere ancora la fine della spirale discendente. Nonostante i dati incoraggianti di inizio autunno, l’arrivo della stagione fredda e l’apparente conferma della “stagionalità” del coronavirus hanno creato nuove preoccupazioni per quanto riguarda le capacità di tenuta dell’apparato economico europeo.

Con le piccole e medie imprese che si sono rivelate essere le più probabili vittime di questo nuovo giro di vite dei governi nazionali, i problemi dell’Europa potrebbero però non limitarsi all’attività imprenditoriale privata. A destare preoccupazione, infatti, sarebbero anche quelle società “tradizionali” che rischiano di vacillare in modo indiretto a causa della contrazione dei consumi e della chiusura delle attività sul territorio. E tra queste, come messo in evidenza dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, e riportato da Il Sole 24 Ore, figurerebbe anche il comparto bancario.

I rischi del credito…

In un momento caratterizzato da una particolare contrazione economica e dal crollo dei flussi di cassa delle società e dei privati, il rischio creditizio al quale sono esposte le banche cresce a dismisura. Con minori ricavi e con l’eventuale perdita del posto d’impiego, infatti, aumenta il rischio di insolvenza debitoria di coloro che hanno contratto un debito con le banche. E in un momento storico per l’Eurozona caratterizzato da tassi prossimi allo zero, un margine risicato per gli istituti di credito rischia di diventare sinonimo di gravi perdite nell’attività creditizia che potrebbe mettere in difficoltà soprattutto le banche più piccole e più fragili.

…e i rischi dei mercati.

Non sono soltanto le esposizioni creditorie a preoccupare le banche in questo momento di crisi generata dalla pandemia di coronavirus. Anche i mercati, infatti, stanno creando ben più di un timore all’interno degli alti uffici bancari e sono legati soprattutto alla volatilità attuale degli indici di borsa ed alla possibilità che, col venire meno della liquidità proveniente dalle banche centrali, un crollo azionario possa essere dietro l’angolo.

In uno scenario di tracollo delle borse, infatti, le banche si troverebbero pesantemente esposte, col rischio di perdere liquidità importante per il superamento di una situazione delicata come quella attuale. E soprattutto, in una situazione come si verificherebbe anche una riduzione aggregata degli investimenti, abbattendo anche gli utili che le banche ottengono dall’intermediazione finanziaria.

I pesci grossi mangiano i pesci piccoli

Come già suggerito nei mesi passati dall’economista Andrea Enria, in questo momento storico per l’Eurozona potrebbe essere fondamentale che proprio quegli istituti maggiormente in difficoltà lavorino per portare a termine eventuali fusioni volte a stabilizzare la loro posizione e dare fiato alla liquidità. E come sottolineato da Alessandra Perrazzelli e riportato sempre da Il Sole 24 Ore, sotto questo aspetto l’Italia può considerarsi maggiormente stabile rispetto al resto d’Europa.

Grazie alla presenza infatti di grossi istituti bancari in Italia è possibile quell’investimento nella tecnologia fondamentale per lo sviluppo del comparto e per la sua competitività internazionale nei prossimi anni. E questo, in ultima battuta, potrebbe rivelarsi positivo anche per il peso del nostro Paese negli ambienti europei qualora il settore bancario italiano si confermasse tra i più sani nell’Eurozona.