L’ultimo modello arrivato in Italia si chiama BYD Han. È una berlina di lusso elettrica dalle forme dinamiche, lunga cinque metri, dotata di otto radar, quattro telecamere a 360 gradi e tanti altri accessori all’avanguardia. Il prezzo base è di circa 71 mila euro: basso se paragonato a quello delle sue dirette concorrenti.
In queste poche tre frasi ci sono tutte le informazioni che servono per delineare le caratteristiche di BYD, il nuovo protagonista cinese dell’automotive planetario, nonché il più grande costruttore di auto elettriche (EV) sulla Terra. Ma anche l’unico, al momento, capace di realizzare in completa autonomia motori, unità di controllo, accumulatori, trasmissioni e semiconduttori.
È da qui, da player come BYD, che si origina e si rafforza il dominio della Cina in un settore, quello delle EV, che minaccia di travolgere le case automobilistiche giapponesi, sudcoreane, europee e statunitensi.
Basti pensare che nel 2007 una strana azienda cinese, BYD appunto (acronimo di Build Your Dreams, Costruisci i tuoi sogni), si presentava al salone dell’auto di Guangzhou con un modello a dir poco mediocre. In occasione di molteplici eventi successivi questo brand, sconosciuto oltre la Muraglia, si sarebbe ostinato a sfornare auto verniciate in maniera imprecisa e munite di portiere poco funzionali.
L’exploit di BYD
Oggi BYD ha superato Tesla nelle vendite mondiali di auto completamente elettriche, sta costruendo linee di assemblaggio in Brasile, Ungheria, Thailandia e Uzbekistan, ed è pronta a farlo pure in Indonesia e Messico. Sta espandendo rapidamente le esportazioni verso l’Europa, ed è sul punto di superare il Gruppo Volkswagen – che include Audi – come attore leader del mercato cinese.
In ciascuno degli ultimi due anni, ha scritto il New York Times, le vendite di BYD – l’80% delle quali in Cina – sono cresciute di circa un milione di automobili. Numeri da record, che hanno trasformato l’anonima azienda fondata nel 2003 nella “killer di Tesla”, ovvero in una delle nuove minacce per l’economia statunitense.
Più nello specifico BYD, con sede a Shenzhen – il fulcro dell’industria elettronica cinese – ha dimostrato come le case automobilistiche cinesi possano sfruttare la posizione dominante del Paese nel settore dei prodotti elettrici. Non solo: BYD sta guidando la spinta delle esportazioni cinesi di EV e sta costruendo persino le più grandi navi porta-auto del mondo per consentire il loro export all’estero via mare. La prima di queste navi, la BYD Explorer No. 1, è partita per il suo viaggio inaugurale da Shenzhen carica di 5mila auto e dovrebbe arrivare nei Paesi Bassi entro il 21 febbraio.
Le preoccupazioni degli Usa
Come la maggior parte delle case automobilistiche cinesi, BYD non vende le sue auto in America perché i dazi dell’era Trump rimangono in vigore (l’azienda, per la cronaca, vende i suoi autobus negli Stati Uniti). Tesla ha tuttavia già subito lo tsunami generato dal brand made in China. Anche perché Pechino ha costruito abbastanza fabbriche per produrre più del doppio delle automobili che il suo mercato può acquistare. E uno dei modelli più recenti di BYD, l’utilitaria Seagull, parte tra l’altro da meno di 11mila dollari, un aspetto ha assestato un duro colpo all’azienda di Elon Musk.
In ogni caso, per le grandi case automobilistiche tradizionali Usa, come Ford e General Motors, le auto cinesi a basso costo rappresentano uno sconvolgimento altrettanto sismico. I veicoli made in China sono stati a lungo realizzati in maniera scadente, ma grazie in gran parte al sostegno del governo – oltre all’accesso a batterie e manodopera più economiche – il Dragone produce adesso modelli tanto attraenti quanto convenienti.
Le Ev del Dragone potrebbero insomma presto sfondare anche negli Usa. Detroit ha già visto questo film con l’ascesa delle case automobilistiche giapponesi e coreane, le stesse che sono riuscite a soddisfare il bisogno di vetture convenienti ed efficienti dei consumatori statunitensi. L’offensiva cinese contro l’automotive Usa non è ancora partita. Ma il timore dei colossi americani è già salito ai livelli di guardia.

