Nel quadro della complessa partita per il rilancio dell’industria nazionale dopo la tempesta del coronavirus l’Italia può contare su un’ampia gamma di settori strategici e di punte d’eccellenza su cui fare perno per mobilitare investimenti, incrementi dell’occupazione, produzione e innovazione tecnologica. Tra questi cluster fondamentali uno di quelli meno considerati in molti dibattiti pubblici è quello aerospaziale.

Dalla mobilità urbana (droni e simili) ai satelliti, ove l’Italia ha una nicchia d’eccellenza nel comparto dei velivoli di piccola dimensione, passando per le sfaccettature dell’aeronautica e dell’elicotteristica militare e civile il mondo dell’aerospazio italiano è stimato valere oltre 16 miliardi di euro, un fatturato che per oltre due terzi (70%) copre le esportazioni. Uno studio del Centro studi internazionali (Cesi) dedicato al comparto strategico dell’aerospazio per la difesa e la sicurezza (AD&S) ha sottolineato il forte effetto moltiplicatore garantito in questa particolare branca che genera direttamente 4,5 miliardi di euro di fatturato e con l’indotto e l’apporto indiretto supera i 12 miliardi: dalle attività in questione “risulta un moltiplicatore economico delle imprese del settore pari a 2.6, ben il 71% in più rispetto alla media dell’economia italiana. In altre parole, per ogni euro di valore aggiunto creato dal settore, si genera 1,6 euro addizionali di valore aggiunto nell’economia”.

Il Cluster Tecnologico Nazionale Aerospace (Ctna), dopo aver sofferto assieme agli altri sistemi produttivi nazionali la crisi dell’aeronautica civile nell’anno del Covid, punta a rafforzarsi a livello di filiere facendo perno su diversi fattori di crescita.

In primo luogo, l’integrazione della filiera. Principalmente sul fronte degli elicotteri, ma anche sul campo dell’aeronautica militare, le filiere produttive sono ben compartimentate tra cinque regioni: la Lombardia, che garantisce un terzo del valore aggiunto, il Piemonte, il Lazio, la Campania e la Puglia. Non a caso queste cinque regioni sono il cuore dell’attività dell’azienda-regina del settore, Leonardo.

Il secondo punto da sottolineare è proprio l’effetto traino dell’ex Finmeccanica. Essa possiede il capitale umano, le risorse, la tecnologia e gli impianti per mobilitare investimenti strategici con ricadute a cascata su tutta la catena del valore. Inoltre, la sua natura di partecipata pubblica le consente di inserirsi al meglio nella gara internazionale per le commesse sfruttando la sponda governativa.

Leonardo è assieme a Fincantieri il gigante dell’aerospazio e della difesa italiani. Da sola assorbe il 20% dell’export manifatturiero ad alta intensità tecnologica dell’Italia, di cui è la prima investitrice in ricerca e sviluppo (l’inaugurazione recente del supercomputer davinci-1 a Genova lo testimonia). Le vittorie nelle commesse internazionali, dalla produzione e consegna di 32 elicotteri Th-73 da addestramento all’Us Navy alle vittorie di bandi per le forze armate tedesche e la polizia brasiliana, alimentano investimenti capaci di mobilitare il tessuto industriale del Paese e una filiera composta da circa 4.000 imprese, quasi 3.000 delle quali Pmi, da cui Leonardo acquista materiali e servizi per 4 miliardi di euro l’anno.

Angelo Vallerani, presidente del Cluster Aerospace Lombardia, associazione riconosciuta che riunisce le aziende del settore, ha raccontato a Industria Italiana il terzo fattore di rilevanza dell’industria aerospaziale nazionale: la capacità di essere attori protagonisti e dominanti in fasi cruciali della catena del valore e del mercato. “In particolare”, fa notare, “la dinamica di sviluppo del volo verticale e dell’ala rotante (elicotteri, convertiplani, configurazioni multi-rotore del futuro) è una eccellenza mondiale in Europa, che detiene più della metà del mercato globale nel settore civile”. A questo si aggiungono, appunto, l’elicotteristica, il decisivo e molto spesso sottovalutato campo degli addestratori militari e, nuova frontiera, quella dei veicoli spaziali.

Quarto punto da tenere in considerazione per i futuri sviluppi è l’inserimento di Roma nella nuova corsa allo spazio a cavallo tra i grandi progetti della Nasa, come il programma Artemis, e i piani dell’Agenzia Spaziale Europea, ove il peso del nostro comparto industriale sovraperforma l’influenza politica tutta da dimostrare del nostro esecutivo. Leonardo è chiave di volta anche delle politiche industriali per l’aerospazio, ma circondata da un settore di industrie di piccola e media dimensione molto vivo: in questi anni in Italia abbiamo visto l’ascesa di una realtà dinamica come Avio nel mercato dei lanciatori, ma anche il decollo società agili e attive come la Sitael, azienda del gruppo pugliese Angel specializzata nel mercato dei satelliti di piccola dimensione.

Parliamo dunque di una realtà solida e di nicchie di dimensione tutt’altro che secondaria. Forze fresche per l’industria e la tecnologia nazionale, che nella fase di progettazione del rilancio del sistema-Paese possono e devono essere cooptate con forza in un grande progetto di ripresa nazionale. Quote di investimento e occupazione in ambiti strategici che vanno, al tempo stesso, difese dai rischi classici delle aziende innovative del nostro sistema industriale: sottocapitalizzazione, vulnerabilità finanziaria, esposizione a scalate straniere o offensive cyber e hackeraggi. La stessa Leonardo non si è potuta dire pienamente al sicuro: se la politica saprà cooptare il comparto aerospaziale civile e militare favorendone l’ingrandimento produttivo e la crescita occupazionale senza pregiudicarne la sicurezza gli impatti di lungo termine per il Paese saranno assolutamente positivi.

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