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Perché l’Asia sta comprando gli Stati Uniti (e nessuno ne parla)

L'Asia sta diventando esportatrice di capitali: sempre più aziende asiatiche investono e acquistano asset negli Usa.

Il rapporto economico tra gli Stati Uniti e l’Asia sta cambiando. Negli ultimi 50 anni, i flussi di capitali transfrontalieri erano soliti partire dagli Usa e finire in Oriente. Le imprese americane erano in prima linea nell’acquisire attività a migliaia di chilometri di distanza, mentre il dollaro ha a lungo finanziato la crescita del continente asiatico, con i consumatori statunitensi ad assorbire la produzione Made in Asia.

Da un anno la situazione si è quasi invertita. Secondo le stime di A&O Shearman, per esempio, l’attività di fusioni e acquisizioni nella regione Asia-Pacifico ha raggiunto i 946 miliardi di dollari nel 2025, in netto aumento rispetto ai 687,7 miliardi del 2024. Solo nella prima metà del 2025, ha aggiunto JP Morgan, sono state generate operazioni per un valore di 650 miliardi, ossia più del doppio rispetto all’anno precedente.

Cosa significa? Che sempre più capitale asiatico viene investito o utilizzato all’interno della regione asiatica o all’estero. E che, di conseguenza, la regione non dipende più in passato dai soldi americani per crescere.

dollaro

Dall’Asia agli Usa: il flusso di capitale si inverte

Ci sono altri numeri che evidenziano l’inversione a U in corso. La società di servizi per fusioni e acquisizioni Recof ha registrato un aumento delle operazioni di M&A legate al Giappone a 385,9 miliardi (quelle nazionali hanno toccato i 206 miliardi). In Cina c’è invece stata una crescita del 46% a 399 miliardi, mentre in India l’aumento è stato del 42% a 113 miliardi.

Come detto, gran parte dei flussi asiatici è confluita negli Usa. Alcuni esempi? Mitsubishi ha acquistato degli asset di gas naturale di Aethon Energy negli Stati Uniti. Costo dell’operazione: 7,5 miliardi, la più grande operazione di questo tipo mai annunciata da un’azienda giapponese nel settore energetico statunitense.

Nel gennaio 2025, SoftBank Group ha investito 30 miliardi nella startup Stargate di OpenAI e, nello stesso anno, ha completato l’acquisizione di Ampere Computing per 6,5 miliardi. E ancora: lo scorso aprile, l’indiana Sun Pharma ha comprato Organon, con sede nel New Jersey, per 11,75 miliardi, la più grande operazione biofarmaceutica mai realizzata in India. Lo schema è sempre più chiaro: i capitali asiatici vengono investiti nel mercato americano in molteplici settori.

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Che cosa sta succedendo?

Ma per quale motivo le aziende asiatiche stanno facendo acquisti negli Stati Uniti, comprandosi interi asset dell’economia Usa? Ci sono varie ragioni, a partire dalla guerra dei dazi scatenata da Donald Trump che ha reso più costoso esportare verso Washington. La soluzione? Non più esportare nel mercato statunitense ma produrre al suo interno.

Bisogna poi considerare altri due aspetti. Il primo: le aziende asiatiche non fanno shopping in America per generare ricavi, o almeno questo non è il loro obiettivo principale. Lo fanno, semmai, per ottenere l’approvazione della Fda, per acquisire competenze normative, rafforzare il loro brand e acquisire tecnologie strategiche.

Il secondo riguarda invece il contesto internazionale: in uno scenario globale carico di tensioni è fondamentale diversificare la presenza e smettere di operare all’interno di un solo blocco economico.

C’è solo un problema non da poco: le economie asiatiche sono state concepite per attrarre capitali e investimenti stranieri. Le più ambiziose dovranno adattarsi a un nuovo modello e fare il primo passo. Alcune lo hanno già fatto.

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