Il settore immobiliare cinese continua a navigare in acque tempestose. Sempre più promotori immobiliari sono inadempienti sul proprio debito contribuendo ad aumentare la pressione sui rispettivi, precedenti, ritardi di costruzione. Il risultato è che lo stallo residenziale che attanaglia l’intero Paese si aggrava di mese in mese.

Il Wall Street Journal ha scritto un lungo articolo sul tema, sottolineando come i potenziali acquirenti di abitazioni private abbiano perso la fiducia nel mercato immobiliare nazionale. Il motivo? Temono che gli sviluppatori non saranno in grado di completare i loro progetti. Un simile sentimento ha quindi innescato un circolo vizioso, con il crollo del numero di abitazioni vendute che, a sua volta, mette a rischio l’esistenza di molte aziende esposte, nonché la quotidianità di famiglie che stanno aspettando da anni appartamenti già pagati.

La situazione è complessa, visto che le persone che aspettano la consegna dei case acquistate rappresentano la quota dei maggiori creditori delle società immobiliari cinesi. Prima della crisi, avviata con Evergrande e proseguita con Country Garden, gli sviluppatori prevedevano di realizzare decine di appartamenti e di consegnarli in un lasso di tempo compreso tra gli uno e i tre anni. Ricordiamo, inoltre, che il denaro derivante dalle prevendite è stata una delle principali fonti di guadagno per gli sviluppatori, finché la bolla immobiliare non ha cominciato a sgonfiarsi.

La situazione immobiliare in Cina

Le autorità cinesi hanno detto agli sviluppatori immobiliari, inclusi quelli finanziariamente stressati, di dare priorità al completamento e alla consegna delle case pre vendute. Non esiste un conteggio ufficiale delle abitazioni non finite, ma i cinque più grandi sviluppatori del Paese che non sono riusciti a pagare i loro offshore, a giugno, avevano una passività di circa 266 miliardi di dollari.

Questo è un indicatore approssimativo del valore delle case vendute ma che non sono ancora state consegnate. Nella somma sono inclusi i circa 83 miliardi di dollari di passività contrattuali del richiamato Country Garden.

Il capo economista di Nomura, Ting Lu, ritiene che ce esistano circa 20 milioni di unità di case pre vendute non completate e in ritardo in tutta la Cina. Ha stimato che sarebbero necessari più di 440 miliardi di dollari per finirle e prevede che Pechino alla fine scenderà in campo per colmare quel gap di finanziamento.

Nel frattempo molte famiglie cinesi sono nel limbo. L’anno scorso i cittadini che avevano acquistato appartamenti parzialmente costruiti da China Evergrande Group e altri sviluppatori in difficoltà hanno minacciato di smettere di pagare i mutui dopo aver sperimentato lunghi ritardi di costruzione. Nei mesi successivi, il governo centrale cinese ha stanziato 48 miliardi di dollari in finanziamenti, attraverso le sue banche politiche e i governi locali, per sbloccare il tutto.

La decisione di Pechino

Continuare ad intervenire, in maniera ancora più massiccia, o lasciare che la bolla rientri da sola? Il dilemma che attanaglia Pechino è delicato, date le somme in ballo e il rallentamento del motore economico.

Le banche commerciali sono state messe in prima linea, incaricate di supportare i produttori in difficoltà. I dirigenti di alcuni di questi soggetti hanno però affermato di non essere in grado di soddisfare i criteri di prestito. In alcuni casi, le banche hanno detto agli sviluppatori che avrebbero concesso solo prestiti se ci fossero garanzie sufficienti nei progetti per proteggere i finanziatori contro i default.

La spirale discendente del mercato immobiliare significa anche che il valore delle risorse degli sviluppatori stanno diminuendo, il che influisce su quanto questi soggetti possono prendere in prestito per completare la costruzione dei loro progetti. Impossibile, per il governo cinese, non pensare a come risolvere il rebus. Del resto, il settore immobiliare rappresenta un quarto dell’attività economica del Paese.