Il Btp si dimostra lo strumento di finanziamento più utile e vincente del panorama attuale per l’Italia, e la capacità di Roma di finanziarsi a tutto campo sfruttando le emissioni sovrane rende più problematico ipotizzare che il Paese possa ricorrere al Meccanismo europeo di stabilità presentandosi al suo capezzale come “Stato in crisi”.

Nella giornata di venerdì 29 maggio sono stati piazzati sui mercati 4 miliardi di euro in Btp a dieci anni e 2,5 miliardi di Btp con scadenza quinquennale, oltre a 1 miliardo di Ccteu: una nuova massa di 7,5 miliardi di euro di titoli che dimostrano quanto per Roma sia favorevole l’emissione di titoli sovrani. Dalla sponda Bce a quella delle istituzioni finanziarie attratte dal rendimento non indifferente (1,42% per il decennale) della cedola italiana il Paese può sfruttare, come detto, l’appoggio della fiducia nelle sue obbligazioni sovrane.

Anche in questo caso constatiamo un eccesso di domanda rispetto all’offerta: del 27% per quanto concerne i titoli decennali e del 40% nel contesto delle emissioni quinquennali. aggiungendo oltre 2 miliardi di euro alla conta della domanda di titoli italiani inevasa, che all’ultima asta del Btp Italia ammontava a 192 miliardi complessivi di titoli eccedenti da inizio anno ad oggi.

Non bisogna dimenticare che il successo dei Btp fuga la necessità di un ricorso al Mes, in quanto l’eccesso di domanda segnala l’improbabilità di una crisi sovrana del Paese legata a attacchi speculativi o incapacità di finanziamento da un lato e rende complesso trovare i parametri per definire, finanziariamente parlando, Roma un “Paese in crisi”. Il deficit nazionale appare la strada maestra per la risoluzione della crisi con energiche politiche anti-cicliche: e prima il governo di Giuseppe Conte e il Tesoro di Roberto Gualtieri lo capiranno meglio sarà.

Al contempo, si conferma sempre di più problematica la prospettiva che si aprirebbe nel caso in cui, col ricorso al Mes, i prestiti contratti con il fondo salva-Stati divenissero prioritari nel rimborso rispetto a quelli legati ai Btp e agli altri titoli di Stato. Mettendo a repentaglio dunque il presupposto della fiducia degli investitori, molto spesso famiglie e privati cittadini, nella stabilità delle nostre finanze pubbliche.

Mobilitare il risparmio nazionale, legare la sua tutela alla sua valorizzazione nell’ottica del rilancio del sistema-Paese passa inevitabilmente per nuove emissioni di Btp, di portata sempre più ampia, l’unica vera garanzia di una corretta esposizione nella risposta alla crisi economica. Il Mes sarebbe solamente un’altra forma di debito che Roma baratterebbe con la retrocessione in Serie B delle emissioni acquistate da lavoratori e famiglie con i risparmi di una vita. Dovendo subire poi la problematica evoluzione delle clausole di condizionalità, che il Regolamento europeo 472/2013 consente al Consiglio europeo di modificare in corsa. L’aleatorietà è grande, e nella crisi è meglio seguire l’usato sicuro: il titolo di Stato, che come mezzo di finanziamento si dimostra versatile e vincente.

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