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Nelle scorse settimane sembrava che l’inizio della nuova fase di lockdown in tutta Europa prefigurasse l’inizio di una fase di acuta volatilità e instabilità finanziaria. Di cui c’erano tutte le premesse: fine dell’euforia riguardante un possibile e imminente ritorno alla normalità dopo l’emergenza pandemica, dell’illusione di un pronto rimbalzo delle economie occidentali piegate dall’arrivo del coronavirus, aumento generalizzato dell’incertezza.

I mercati però, si sa, sono umorali prima ancora che razionali, e così nel giro di una manciata di giorni le nuvole nere che sembravano addensarsi per incombere a lungo sulla finanza mondiale sono state fugate dalla fresca brezza delle novità sul vaccino Pfizer/Biontech. A inizio settimana a performare positivamente è stata soprattutto l’Europa (+4,6%), mentre negli Stati Uniti l’S&P 500 è cresciuto dell’1,13%% nonostante siano andati all’incasso numerose opzioni legate ai titoli del settore tecnologico, che dal prolungamento del lockdown pregustavano un’ulteriore spinta rialzista.

Le borse brindano perchè la prospettiva di un vaccino avvicina il ritorno alla normalità, perlomeno nelle aspettative della finanza: le questioni di matrice industriale, logistica e economica riguardante la distribuzione globale del vaccino sono troppo complesse e raffinate per essere interiorizzate nel ciclo della vita dei mercati, che continua a essere regolato dall’alternanza di bolle di euforia e panico, come ricordato dalla sempre attuale analisi di storia finanziaria di Charles Kindleberger. Soprattutto, le borse iniziano a vedere la fine della dipendenza dei listini da quei titoli tecnologici che hanno fatto la parte del leone, soprattutto a Wall Street, creando situazioni oltre ogni logica di mercato, come il rally di Apple fino a una capitalizzazione di 2 trilioni di dollari.

Guadagneranno terreno anche le imprese del settore bancario, dato che il possibile ritorno alla normalità attiverebbe, sul lungo periodo, il rilancio del circuito del credito e l’attività di intermediazione degli istituti in dialogo con le imprese di carattere industriale. L’avvicinamento al vaccino, dunque, nell’attesa di arrivare a compimento potrà creare, da qua a fine anno, le condizioni per salvare molte trimestrali altrimenti rese fiacche o trascinate in rosso dalla seconda ondata pandemica. E questo è di per sè un risultato, anche se condizionato da aspettative e incertezze: da inizio settimana, riporta il Financial TimesJp Morgan e Chase, per fare un esempio, hanno guadagnato circa il 14% del loro valore borsistico. In Italia Intesa San Paolo è a +11%, mentre in Europa Credit Agricole sfiora il 15% e Santander il +21%.

Al contempo, un rally notevole ha contraddistinto a inizio settimana i campioni del biomedicale e della farmaceutica protagonisti della ricerca, per quanto la crescita di Pfizer (7,7%) e Biontech (+13,9%) non abbia affatto ecceduto quella delle aziende del settore bancario. Dopo il boom primaverile di investimenti nel comparto farmaceutico e biomedicale, ora il settore vuole evitare di trovarsi sbilanciato quando le crescite nelle quotazioni si tramuteranno in attese per dividendi e cedole ai detentori di quote delle società. Comprensibile che punte di crescita si trovino, invece, per società legate al mondo dei viaggi, come Expedia e American Airlines, cresciute di oltre il 15%.

La borsa, chiaramente, non è che un proxy del reale stato di salute dell’economia: la realtà dei fatti ci dice che ci vorrà ancora tempo prima di completare il vaccino e, in seguito, si apriranno questioni conensse alla sua produzione e distribuzione. E che anche dopo il ritorno all’ordinario corso degli affari e dell’economia resteranno sul terreno le grandi questioni che il Covid-19 lascerà in eredità alle nostre società: nuovi equilibri nel mercato del lavoro, aumento delle disuguaglianze, necessità di contenere con l’economia reale lo strapotere dei giganti tecnologici, vulnerabilità dell’economia reale in seguito al dissesto di molte catene del valore. Le borse brindano mettendo il turbo, senza sapere se l’euforia durerà. Ma è il business as usual dei mercati finanziari. Per cui “dopodomani” è già medio periodo, il mese dopo un futuro imperscrutabile. Con tutte le conseguenze che ne derivano.

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