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Perché il pomodoro Made in China fa litigare Europa, Italia e Cina

La controversia sui pomodori cinesi ha visto un crollo delle esportazioni verso l'Italia. Tuttavia restano aperte diverse questioni.

La querelle sui pomodori cinesi è iniziata più o meno un anno fa. Nell’ottobre 2024 Francesco Mutti, amministratore delegato dell’omonima azienda Mutti, produttrice di ingredienti tra cui passata, polpa e pomodori in scatola, ha esortato Bruxelles a salvaguardare gli agricoltori italiani dalla “concorrenza sleale cinese” nel settore del pomodoro, incarnata da importazioni a basso costo, con standard inferiori e pratiche di lavoro discutibili.

Per Mutti, in sostanza, l’Unione Europea avrebbe dovuto porre dazi elevati sulle importazioni di prodotti del genere o addirittura vietarne l’import in nome dell’equità. “Dovremmo fermare l’importazione di concentrato di pomodoro dalla Cina o aggiungere una tassa del 60% su di esso in modo che il suo costo non sia così diverso da quello dei prodotti italiani”, spiegava lo stesso dirigente al Financial Times, avvertendo che l’industria italiana del pomodoro sarebbe stata presto surclassata dal concentrato di pomodoro realizzato dalle imprese statali cinesi nello Xinjiang.

Ebbene, oggi le esportazioni di concentrato di pomodoro Made in China verso l’Italia sono letteralmente crollate. Nello specifico, le vendite ai Paesi dell’Ue sono calate del 67%, quelle destinate a Roma addirittura del 76%.

Il pomodoro cinese al centro della scena

Secondo quanto riferito da Tomato News, un portale che monitora l’industria di trasformazione e il commercio a livello mondiale del pomodoro, la Cina avrebbe registrato una scorta di concentrato di questo prodotto pari a 600.000-700.000 tonnellate, coincidenti in circa sei mesi delle sue esportazioni. “Si tratta di una vittoria importante. È un segnale molto positivo”, ha dichiarato Mutti. In altre parole, in seguito alle polemiche emerse sui pomodori coltivati nello Xinjiang, questa provincia cinese è rimasta con enormi quantitativi invenduti del prodotto.

I dati doganali cinesi mostrano che il valore delle esportazioni di pomodori trasformati verso l’Italia è sceso a meno di 13 milioni di dollari nei primi nove mesi del 2025, rispetto agli oltre 75 milioni di dollari dello stesso periodo dell’anno scorso.

Ricordiamo che i pomodori, introdotti in Cina dopo la colonizzazione europea delle Americhe, svolgono un ruolo secondario nella cucina del Dragone. Non a caso, due dei nomi utilizzati oltre la Muraglia per riferirvisi possono essere tradotti come “melanzana straniera” o “cachi rossi occidentali“. Ciò nonostante, la Cina è riuscita a trasformare lo Xinjiang in un centro di produzione di concentrato di pomodoro a basso costo e orientato all’esportazione, guidato da grandi aziende statali.

Le tensioni commerciali con l’Europa e l’Italia

L’afflusso di concentrato di pomodoro cinese in Italia è finito sotto i riflettori nel 2021, ha spiegato il FT, quando i Carabinieri hanno fatto irruzione in un’importante azienda di trasformazione locale e sequestrato tonnellate di concentrato di pomodoro in scatola, che includeva componenti Made in China ma che era falsamente etichettato come “100% italiano”.

C’è poi la questione del presunto lavoro forzato degli agricoltori del Dragone, anche se Pechino ripete che l’accusa secondo cui nello Xinjiang si ricorre al lavoro forzato è “una menzogna inventata dalle forze anti cinesi” che è stata “smentita dai fatti”.

Infine c’è il dossier economico, che sembrerebbe essere al centro delle tensioni tra le parti. “Se si pensa che in Italia ci sono 80 aziende impegnate nella lavorazione e trasformazione del pomodoro, solo tre, quattro o cinque hanno commesso questi errori”, ha affermato Mutti, spiegando che lo scandalo ha “creato un doppio danno”, facendo scendere i prezzi e minando la fiducia dei consumatori nei marchi italiani.

Resta un cruciale quesito al quale rispondere: adesso che il pomodoro cinese ha smesso di invadere i mercati europei i problemi sono stati definitivamente risolti?

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