Nelle prime settimane del governo Draghi si è riaccesa la partita strategica sul futuro di Iveco, società controllata dal gruppo Cnh e, di conseguenza, dalla holding Exor che tra fine 2020 e inizio 2021 è entrata nel radar dell’importante gruppo motoristico cinese Faw. Un vero e proprio colosso, già attivo nello sviluppo di importanti investimenti nell’auto elettrica in Emilia-Romagna e ora interessato a rilevare la divisione camion e veicoli di Exor, con il gruppo della famiglia Agnelli che dopo la nascita di Stellantis è interessato a compattare su auto e macchine industriali il suo core business e intende ottenere una redditizia plusvalenza dalla vendita del gruppo.

La questione del passaggio di Iveco ai cinesi ha aperto un’importante partita politica ed industriale e, con la nascita del governo Draghi, il nuovo Ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti ha posto sul tavolo la questione della possibile applicazione del golden power nel caso in cui la vendita di Iveco risulti potenzialmente lesiva dell’interesse nazionale italiano.

Mario Draghi nel suo discorso di insediamento non ha fatto mistero di ritenere la cornice euroatlantica il punto di riferimento per l’azione politica del suo esecutivo, e dunque c’è da aspettarsi che rispetto ai governi di Giuseppe Conte Roma diventi meno propensa a avallare le strategie di inserimento economico della Cina nel sistema-Paese. Al contempo, è bene ricordare che sul fronte dei rapporti con Pechino se da un lato è erroneo l’approccio puramente “commerciale”, avulso dai legami geopolitici di qualsiasi tipo, dall’altro rischia di creare problematiche anche l’azione di censura preventiva.

Ovvero: un eventuale stop al deal che porterebbe Iveco in mani cinesi andrebbe motivato con solide ragioni legate all’interesse economico e industriale nazionale. Come i rilievi che l’onorevole bresciano Paolo Formentini, parlando con InsideOver, nelle scorse settimane poneva in essere riferendosi ai rischi occupazionali per lo stabilimento della città lombarda, che l’esecutivo dovrebbe necessariamente sanare qualora l’affare progredisse. O la rilevanza strategica della divisione Iveco Defense Vehicles che è appaltatrice delle nostre forze armate: Faw, va ricordato, non ha fatto rientrare nell’offerta l’acquisizione della divisione militare di Iveco dopo i rilievi emersi sull’interesse pubblico italiano, ma l’ampliamento dei poteri speciali concessi al governo sotto la spinta del Decreto Liquidità e sentite le raccomandazioni di servizi e Copasir, ricorda Formiche, garantisce attenzione al “comparto“Dual-use”, ovvero di tutti quei prodotti, inclusi i software, che possono avere sia un utilizzo civile che militare e sono riportati sotto l’ombrello del golden power.

Chi critica la possibilità che su Iveco venga attivato il golden power sottolinea in particolar modo una questione di metodo. E cioè il fatto che il pulsante di stop a un’acquisizione straniera attivato dall’esecutivo possa in certe circostanze segnalare una debolezza strutturale dell’apparato pubblico e non una sua effettiva forza. Il golden power, in altre parole, dovrebbe valere come extrema ratio contro scalate ostili, azioni dichiaratamente mirate a sottrarre porzioni di industria al sistema-Paese o rami in cui l’interesse nazionale è questione radicalmente preponderante sulle esigenze di business (come sarebbe nel caso di un’Opa di Faw riguardante anche il ramo difesa di Iveco). In precedenza, invece, un governo operativo e capace di agire strategicamente deve giocare ogni carta a disposizione per stimolare a un serio ragionamento di politica industriale.

Come pretendere nel migliore dei modi garanzie occupazionali sulle filiere di Iveco, la difesa dell’indotto, la tutela del valore aggiunto prodotto in Italia da un azienda da 5 miliardi di euro di fatturato? Che condizioni chiedere a Exor e Cnh in caso di stop alla scalata di Iveco e come venire a patti col disinteresse degli Agnelli-Elkann per un gioiello industriale del settore dei trasporti? Come mettere a sistema, indipendentemente dalla sua proprietà, le capacità tecnologiche e gli investimenti di Iveco in trasporto intermodale e mobilità sostenibile? Come evitare che si crei una dicotomia rischiosa sul fronte dei legami tra Faw e l’Italia, imponendo uno stop anticipato a Iveco ma stimolando al contempo l’investimento miliardario in Emilia? Tutte queste domande prescindono dall’applicazione dei poteri speciali e, anzi, il tentativo di dare loro risposta dovrebbe essere la vera stella polare dell’azione dell’esecutivo nell’affare Iveco. Il golden power è un asset strategico e di rilevanza fondamentale, un’assicurazione sulla vita: ma la sua applicazione, eventualmente, non dovrebbe riguardare solo Faw, acquirente bloccato, ma anche Exor/Cnh, che manterrebbe Iveco contro la propria volontà e dovrebbe esser stimolata a valorizzarla in sinergia con un’azione di politica industriale seria e coerente. Che in vista di un Recovery Plan destinato ad aver forti sponde sul fronte dell’energia rinnovabile e delle infrastrutture può coinvolgere a pieno titolo un campione industriale come Iveco.