Bitcoin è una creatura affascinante. Talvolta sembra un leone indomabile che ruggisce verso nuovi massimi, altre volte appare come un animale ferito che si ritira per poi tornare più forte. Il suo grafico pluriennale è in effetti un romanzo pieno di colpi di scena: ascese vertiginose, cadute spettacolari e momenti di sospensione in cui il mercato intero trattiene il fiato chiedendosi cosa succederà dopo; un po’ come quello a cui stiamo assistendo in questi giorni, in cui il prezzo di Bitcoin, la “regina delle criptovalute”, ha conosciuto un forte ribasso rispetto ai mesi precedenti.
Ed è proprio guardando l’immagine del suo andamento dal 2018 al 2026 che anche il momento attuale si può mettere meglio a fuoco, considerando la serie di grandi salite, seguite da tre discese profonde, che si ripetono nel tempo:

L’ottovolante di Bitcoin
L’immagine mostra infatti tre grandi fasi ribassiste: il crollo del 2018, con una perdita dell’82,65%, quello del 2022 con un –78,25%, e una terza ondata discendente nel 2026 che ha raggiunto livelli di ritracciamento del –72,95%. A prima vista sembra la conferma che Bitcoin viva in cicli quasi “programmati” di boom e bust, dove dopo aver toccato la parte alta del cuneo, inverte rotta con forza. Per capire che cosa è accaduto davvero tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 è interessante soffermarsi sulle due cadute del 2018 e del 2026, nei quali sembra quasi di vedere la stessa scena ripetersi con otto anni di distanza:

Un’impennata euforica, una caduta verticale fino a un minimo profondo, e infine un rimbalzo proprio come sta accadendo in quest’ultimi giorni di febbraio. La somiglianza non è perché questi due momenti storici condividono la stessa struttura, pur nascendo in contesti molto diversi. Nel 2018, il crollo fece seguito all’euforia del ciclo rialzista del 2017, alimentato dall’eccesso di speculazione e da una leva finanziaria anomala nei mercati delle ICO (Initial Coin Offerings, cioè una forma di raccolta fondi in cui una startup emette nuovi token digitali in cambio di criptovalute più consolidate per finanziare lo sviluppo di un progetto). Nel 2026 la storia si ripete, non nei dettagli ma nel meccanismo di fondo.
Che cosa ha causato la vendita di bitcoin
Il sell-off è stato infatti innescato principalmente dall’accumulo di posizioni a leva e da una vera e propria “liquidation cascade”, ovvero una catena di liquidazioni forzate che ha trascinato il prezzo verso il basso in modo meccanico e rapidissimo, esattamente come otto anni prima. Quando il prezzo ha infatti invertito direzione ad ottobre dello scorso anno e violato i supporti, le posizioni a leva sono state liquidate in massa, generando un’ondata di vendite automatiche che ha aggravato la caduta molto più di quanto avrebbe fatto la semplice pressione di vendita sul mercato spot. Il parallelismo tra i due periodi diventa ancora più forte se si considera che in entrambi i casi il crollo è avvenuto subito dopo un massimo storico.
Il 2018 fu l’anno immediatamente successivo all’All Time High (ATH, cioè il prezzo più alto mai raggiunto fino a quel momento) di dicembre 2017, mentre nel 2026 Bitcoin stava scendendo dal picco di circa 126.000 dollari toccato nell’ottobre 2025. In quest’ottica, il ribasso del 2026 non è un evento casuale ma potrebbe essere inquadrata, come nel 2018, in una fase “post-euforia” del classico ciclo quadriennale di Bitcoin, un modello che molti esperti ritengono ancora valido. Un altro motivo della sorprendente somiglianza è legato alla liquidità del mercato. In entrambi gli anni, la liquidità si è ritirata in fretta proprio mentre la volatilità esplodeva. Nel 2018 questo fenomeno era dovuto alla natura acerba del mercato crypto: pochissimi attori istituzionali, scambi meno profondi, vendite improvvise difficili da assorbire.
Come interpretare il 2026 dei Bitcoin
Nel 2026, nonostante il mercato sia molto più maturo, la dinamica si è ripetuta, ma con una causa diversa e più moderna: gli ETF spot su Bitcoin hanno registrato pesanti deflussi proprio durante la discesa e hanno ormai raggiunto il record delle cinque settimane consecutive di outflows. I deflussi degli ETF hanno avuto un ruolo significativo nel sottrarre liquidità al mercato spot, impedendo al prezzo di stabilizzarsi e amplificando la velocità del crollo. Infine, negli ultimi mesi di debolezza del Bitcoin, va sottolineato che la caduta è stata accelerata anche da fattori esterni come la persistente incertezza macroeconomica e la debolezza dei titoli azionari tecnologici USA. Anche se il contesto del 2026 è molto più istituzionale e complesso rispetto a quello del 2018, la struttura del mercato e il comportamento degli investitori continuano a seguire dinamiche simili. In questo contesto di relativa difficoltà per Bitcoin, non va però dimenticato che la sua trendline di crescita non si è arrestata.
La catena di fast food Steak ‘n Shake, dal 10 maggio scorso ha iniziato ad esempio ad accettare pagamenti in Bitcoin e da quando è stata introdotta questa possibilità, l’azienda ha registrato un aumento dei ricavi a parità di punti vendita: +11% nel terzo trimestre del 2025 e circa +15% nel quarto. L’adozione del Lightning Network, il protocollo pensato per velocizzare le transazioni in Bitcoin, ha inoltre permesso di tagliare i costi operativi legati ai pagamenti di circa la metà rispetto alle tradizionali carte di credito.
Nonostante le oscillazioni spesso violente e le fasi di debolezza legate ai cicli macro, alla leva e ai flussi degli ETF, Bitcoin continua dunque a mostrare un’evoluzione significativa nel lungo periodo: i livelli sotto cui il prezzo tende a non scendere più diventano via via più elevati, segnalando che oltre la volatilità di breve termine sta emergendo una base di domanda sempre più solida, alimentata da utenti e investitori che vedono in Bitcoin un asset ormai indispensabile del panorama finanziario.

