La Grecia sorpassa l’Italia sul rendimento del debito pubblico: non è una prima volta, ma la notizia è importante perché avviene nel pieno della crisi economica legata all’emergenza pandemica da Covid-19 che rischia di vedere Roma e Atene tra le grandi perdenti.

Da alcune sedute i rendimenti dei Btp italiani sono risultati in larga misura superiori a quelli dei titoli di Stato emessi da Atene. Sul titolo a cinque anni Roma paga un interesse superiore di oltre il 50% a quello offerto da Atene, 0,81% contro 0,5%. A 7 e 10 anni il rendimento è paragonabile (rispettivamente attorno all’1 e all’1,3% nelle ultime sedute) ma comunque favorevole alla Grecia, gravata da un tasso di interesse inferiore. Il titolo a 15 anni della Grecia paga l’1,36%, appena più del decennale italiano (1,34%), mentre il titolo paragonabile emesso da Roma supera l’1,80%.

Il mercato pare ritenere più “sicuro” il debito di Atene sul lungo periodo? Tutto questo nonostante l’elevata iniezione di fiducia nei Btp legata al successo delle ultime emissioni, all’entrata in campo del Btp Italia e allo studio del Btp Futura? E nonostante il severo declassamento subito negli scorsi anni dai titoli di Atene, che le agenzie di rating classificano come esterni al perimetro investment-grade? L’idea dell’Italia come “prossima Grecia”, ovvero Paese tecnicamente fallito nel quadro comunitario, è realistico? Meglio non correre eccessivamente su queste ipotesi.

La risposta viene dalle particolari condizioni in cui si trova oggigiorno il mercato continentale dei titoli. Un mercato che dopo il quinquennio impetuoso del quantitative easing della Bce vede ora una nuova inondazione di liquidità ad opera del Pandemic Emergence Purchase Program (Pepp) studiato dall’Eurotower. La Bce ha annunciato che comprerà a tutto campo anche titoli considerati sotto il livello “spazzatura” e dunque ritenuti paragonati a un investimento speculativo. Questo scherma il debito greco, che ha maggiore necessità di sostegno di quello italiano, che attira per l’alto livello di redditività compatibilmente con l’outlook stabile del Paese, non ritenuto a rischio di default completo.

Innanzi tutto va detto che gli investitori che comprano Grecia, quelli specializzati in obbligazioni high yield, non sono gli stessi che comprano l’Italia” – spiega Andrea Iannelli, direttore degli investimenti per l’obbligazionario di Fidelity international, interpellato da Il Sole 24 Ore. Gli acquirenti del debito greco cercano alti rendimenti e sono incentivati a muoversi con maggior forza sulle obbligazioni pubbliche di Atene stante il sostegno corposo di Francoforte.

Come aggiunge Iannelli, i titoli italiani sono per loro stessa natura più liquidi e apprezzati, ma questo li espone a scossoni in una fase di elevata volatilità degli investimenti, in cerca continua di rendimento a breve termine. Atene, classificata come fonte di obbligazioni “speculative”, ha dunque tutto da guadagnare. Dare valutazioni precise in fasi costellate da un’eccessiva circolazione della liquidità nei mercati è difficile: quel che è certo è che oramai la Grecia finanziaria e la Grecia reale sono due Paesi completamente diversi. L’economia reale è devastata dalla Troikadalle misure di austerità, dalla povertà e delle disuguaglianze. I programmi di aggiustamento strutturale hanno recuperato al mondo finanziario un Paese capace di piazzare obbligazioni con successo sui mercati, ma a che prezzo? La crisi economica che seguirà alla pandemia potrebbe portare Atene a far i conti con una contraddizione figlia della scellerata gestione di Alexis Tsipras.

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