Sarò un ottobre di fuoco. I rapporti tra Unione Europea e Cina sono ai minimi termini e potrebbero ulteriormente peggiorare. Molto dipenderà da quali strumenti deciderà di adottare Bruxelles per contrastare le pratiche commerciali del Dragone e da come andrà il viaggio a Pechino, previsto per l’8 e il 9 ottobre, di Maros Sefcovic, responsabile dell’Ue del medesimo dossier. L’Ue chiede una relazione economica più equilibrata e vuole, per prima cosa, arginare l’ondata di importazioni cinesi che, unita al rallentamento delle proprie esportazioni oltre la Muraglia, ha generato un enorme deficit commerciale con il Dragone.
La Commissione europea vorrebbe che il gigante asiatico stabilisca limiti volontari all’export di alcuni beni (come i veicoli elettrici) ma la risposta per ora è stata secca: non se ne parla.
Nelle prossime settimane i leader dell’Ue avranno modo di capire come muoversi e intavolare un’agenda ben precisa. Tutto sarà quindi rimandato a dicembre, quando la richiamata Commissione prenderà atto dell’esito dei negoziati e, sulla base del loro esito, proporrà l’adozione di particolari misure e strumenti.
La posizione dell’Ue
Emblematica la posizione di Ursula von der Leyen. La presidente della Commissione europea ha dichiarato nel suo recente discorso sullo stato dell’Ue che il cosiddetto secondo shock cinese sarebbe già arrivato. Chiaro il riferimento: le pratiche commerciali sleali di Pechino stanno letteralmente facendo a pezzi il cuore manifatturiero del Vecchio Continente.
La Germania, uno dei Paesi più colpiti dalla tendenza in atto, sostiene di adottare il pugno duro contro il Dragone. “A Berlino si percepisce un senso di emergenza. C’è una distruzione totale di posti di lavoro e di fabbriche. C’è molta tensione”, ha spiegato una fonte diplomatica riportata dal South China Morning Post.
Sulla stessa linea d’onda del governo di Friedrich Merz troviamo la Francia di Emmanuel Macron. Insieme, questi due Paesi, spingono per l’adozione di strumenti capaci di tutelare la posizione dell’Europa nei confronti della Cina.
Quali? Si parla di un particolare meccanismo di diversificazione che obbligherebbe le imprese operanti in settori sensibili ad avere almeno tre fornitori distribuiti in diversi Paesi, oltre che di un fondo di solidarietà per risarcire le aziende colpite da ritorsioni da parte di Pechino e di un provvedimento che consentirebbe alla Commissione di adottare poteri tariffari simili a quelli adottati dagli Stati Uniti con l’articolo 301.
La prospettiva cinese
La situazione è molto delicata. Secondo quanto riportato dalle newsletter Dossier Bruselas e Watching China in Europe, Francia e Germania avrebbero redatto un documento congiunto per elaborare uno strumento per conferire all’Ue ampi poteri commerciali di ritorsione da attuare contro la Cina in caso di necessità.
“Lo strumento che stiamo richiedendo ci permetterebbe di isolare la Cina dal mercato europeo entro 24 ore”, ha dichiarato un funzionario citato dall’analista Noah Barkin. “Un nuovo strumento simile al Regolamento 301 rischia di strumentalizzare la politica commerciale”, ha tuttavia sottolineato la Camera di Commercio cinese all’Ue in un comunicato.
Non solo: Pechino ha promesso ritorsioni qualora Bruxelles adottasse dazi generalizzati sui prodotti Made in China sul modello delle precedenti misure statunitensi. Il Dragone ha anche avvertito che un’azione del genere potrebbe compromettere i negoziati commerciali con l’intero blocco.
“Se l’Ue si impegnasse contemporaneamente nel dialogo con la Cina e allo stesso tempo aumentasse la pressione, ciò minerebbe seriamente la fiducia reciproca, interromperebbe il processo di consultazione e influenzerebbe la cooperazione economica”, ha tuonato un portavoce del ministero del Commercio cinese.