“L’Olanda è filo-europea fin quando è nei suoi interessi”, disse nel 2010 il premier olandese Mark Rutte al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano poco dopo la sua elezione a premier del Paese nordeuropeo della cui politica, in un decennio, è diventato la figura egemone. Gli olandesi che, parafrasando la definizione data da Napoleone Bonaparte agli inglesi, sono sempre stati un “popolo di bottegai” e commercianti, sanno bene che tirare la corda e mercanteggiare nell’Unione europea può dare i suoi frutti se, e solo se, si ha bene chiaro l’obiettivo di fondo.

Per ottenere risultati in Europa non basta battere i pugni sul tavolo, ma fare alleanze, muoversi con discrezione, bluffare: e l’Olanda pro-austerità, liberista e mercantilista lo sta facendo con abilità da anni, essendo riuscita a frenare i progetti di integrazione europea della Francia di Emmanuel Macron, e continua a muoversi in tal senso nel contesto della crisi del coronavirus. L’obiettivo strategico di L’Aja e dei Paesi alleati nella “Nuova Lega Anseatica” (Finlandia, Svezia, Danimarca) e fuori (Austria) è ridurre al minimo il contributo finanziario alla ripresa collettiva degli altri Paesi, specie quelli mediterranei ad alto debito pubblico e sfruttare le risorse già esistenti in Europa piuttosto che ideare nuove strutture e, di conseguenza, nuove burocrazie.

Quella dell’Olanda, spiega Il Sole 24 Ore, è “un’influenza più marcata delle dimensioni del Paese, quinta economia dell’Eurozona e settima per numero di abitanti, cresciuta soprattutto negli ultimi anni” per la capacità di creare attorno a punti semplici e chiari, fondamentalmente legati alla medesima vocazione mercantile e liberista dei Paesi anseatici, un’alleanza divenuta terzo polo d’influenza euorpeo dopo Germania e Francia. Sul Recovery Fund l’alleanza combatte la sua battaglia estrema: Rutte, che ha incassato l’inserimento del Mes nella prima tranche di strumenti anti-crisi, ha preso inizialmente la questione di petto, dichiarandosi ruvidamente contrario a qualsiasi forma di Recovery Fund per poi avviare una guerra di logoramento per costringere il resto dell’Unione a un compromesso al ribasso.

I Paesi scandinavi seguono sul terreno l’Olanda perché forti di un equilibrio che ritengono necessario preservare: il combinato disposto tra elevati livelli di spesa interni (welfare, Stato sociale esteso, servizi ai cittadini) e egoismo su scala europea è legato al rifiuto di mettere a repentaglio il proprio modello consolidato per rispondere alla crisi del Vecchio Continente. Una menzione speciale la merita la Finlandia, che dall’ascesa della giovane premier Sanna Marin ha superato l’austerità sul fronte interno ma continua a portare avanti la medesima partita europea dei tempi del falco ultra-rigorista Oli Rehn.

Il nuovo, granitico alleato di Mark Rutte è Sebastian Kurz: il cancelliere austriaco, conservatore e liberale, vede nella mutualizzazione del debito paventata dall’accordo tra Angela Merkele Emmanuel Macron una minaccia alle finanze di Vienna e ha rinsaldato l’asse con gli anseatici riprendendo la battaglia già condotta per ridimensionare il bilancio comune europeo 2021-2027.

“La solidarietà si fa con i prestiti, non con contributi a fondo perduto”, secondo Kurz: e con il suo allineamento a Rutte il fronte del rigore si compatta su cinque membri decisi a impedire ogni cedimento dalla linea rigorista anche nella risposta alla crisi. Sullo sfondo, il calcolo spericolato che la loro ripresa, trainata dall’aumento dei commerci, avverrà prima e con maggiore intensità del resto dell’Unione. Premessa tutt’altro che scontata, ma che guida come una Stella Polare il radicalismo dei nordici, che ha ripreso nuova linfa dopo che dal loro fronte si era sganciata prima l’Irlanda e poi i Paesi baltici. Chiuse a quadrato, le cinque nazioni ora si contrappongono direttamente all’asse franco-tedesco, che vuole una risposta comune europea più incisiva: il tentativo di ridimensionare e picconare ulteriormente un Recovery Fund destinato a veder la luce non prima del 2021 proseguirà nei prossimi mesi con la medesima tenacia.