Per ammodernare la “sua” India, Modi chiama a raccolta i Paperoni nazionali

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Narendra Modi voleva entrare nella storia e ci è riuscito, diventando il secondo primo ministro dell’India, dopo Jawaharlal Nehru, a mantenere il potere per un terzo mandato consecutivo. Nel prossimo quinquennio il leader della nazione più popolosa del mondo avrà tuttavia un compito delicatissimo: trasformare il gigante indiano in una potenza globale. Per farlo, Modi sfrutterà al massimo l’apporto dei tycoon e delle famiglie industriali più importanti del Paese.

Delhi ha fame di investimenti, necessita di infrastrutture tirate a lucido per attirare i famigerati IDE (investimenti diretti esteri), ha bisogno di proporre alle aziende straniere un ambiente più moderno, dinamico ed efficiente. Niente a che vedere, insomma, con la vecchia India di polvere e miseria.

Proprio le citate infrastrutture sono finite nel mirino dell’opinione pubblica nazionale, visto quanto accaduto al tetto dell’aeroporto principale di Nuova Delhi, crollato, in parte, insieme ad alcuni pilastri all’esterno dell’area partenze del terminal T1, uno dei più trafficati della nazione, a causa di una pioggia più forte della media. Poteva registrarsi una strage, e invece il bilancio dell’incidente parla di una vittima e danni ad automobili. Il campanello d’allarme però è suonato: Modi è chiamato ad intervenire.

Gli industriali di Modi

La lista del primo ministro indiano comprende sicuramente due grandi imprenditori che potrebbero (e dovrebbero) scendere in campo per contribuire a rendere il loro Paese all’avanguardia nel sistema infrastrutturale. Il primo chiama in causa Gautam Adani. Non un uomo qualsiasi ma il più ricco dell’Asia (patrimonio netto: 111 miliardi di dollari) grazie al suo Adani Group, attivo nel settore dei porti, dei servizi energetici e del carbone, e pronto a scommettere sulla crescita della spesa infrastrutturale di Delhi, che per quest’anno è stimata intorno al 20-25%. Adani ha annunciato l’intenzione di investire oltre 100 miliardi di dollari in progetti di transizione energetica. In attesa di riversare denaro in altri piani benedetti da Modi.

Il paperone indiano che potrebbe però aiutare ancora di più il leader del Bharatiya Janata Party si chiama Sajjan Jindal, presidente di JSW Group intenzionato a spendere 65 miliardi di dollari da qui al 2030 per effettuare vari investimenti.

Il suo obiettivo? Espandere il conglomerato JSW, operativo nei campi siderurgici ed energetici, in molteplici altri settori. Tutti strategici per la crescita dell’India di Modi: dalla Difesa ai veicoli elettrici, senza dimenticare le energie rinnovabili e le infrastrutture.

Perché l’India punta sulle infrastrutture

Insomma, Modi vuole spingere l’India verso nuovi livelli di crescita aumentando la connettività nazionale, tagliando i costi aziendali e rendendo il Paese una destinazione più attraente per i produttori e gli investitori stranieri che cercano un’alternativa alla Cina.

Nel prossimo biennio, ha spiegato Bloomberg Economics, entreranno in servizio infrastrutture per un valore complessivo di 44,4 trilioni di rupie (circa 534 miliardi di dollari), pari al valore corretto per l’inflazione di tutte le infrastrutture costruite negli ultimi 11 anni. Questa spesa dovrebbe contribuire a far salire la crescita economica indiana al 9% entro il 2030.

Il governo ha inoltre spiegato che Delhi sta costruendo fino a 37 chilometri di nuove autostrade al giorno, e che ha aumentato la loro lunghezza totale del 60% durante il mandato di Modi, arrivando a toccare i 146.000 chilometri. Sulla rete ferroviaria già vasta del paese, la spesa si è concentrata sugli ammodernamenti delle stazioni e sull’elettrificazione. Nell’ultimo decennio sono stati inoltre costruiti più di 80 nuovi aeroporti.

La World Steel Association ipotizza intanto che il fabbisogno di acciaio dell’India aumenterà ancora (è cresciuto del 6,7% dal 2022 al 2023). JSW e i suoi soci sono pronti a rispondere presente. Tra chi punterà sulle infrastrutture e chi nutrirà l’Elefante con tutto l’acciaio necessario per realizzare il sogno di Modi: trasformare l’India in una vera e propria potenza globale.