Pax Silica: l’UE si unisce all’asse tecnologico degli Usa (e c’è anche Israele)

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Ha il nome impegnativo di Pax Silica l’iniziativa a guida statunitense a cui nella giornata di martedì l’Unione Europea come istituzione collettiva e tre Stati membri (i Paesi Bassi, la Germania e la Grecia) anche a titolo individuale hanno deciso di aderire, espandendo una coalizione fondata da Washington nel dicembre 2025 per impegnarsi con vari partner a rompere la dipendenza dalla Cina nelle filiere critiche legate all’intelligenza artificiale. Una coalizione che ora arriva a contare 24 partner, tra cui spiccano attori come Emirati Arabi Uniti, Giappone, Regno Unito, Svezia, Singapore, India, Australia, Israele: tutti impegnati a cercare di ridisegnare le geografie economiche della globalizzazione nei settori industriali trainanti sul piano tecnologico e innovativo, con l’obiettivo di stimolare progetti pubblici, privati e transnazionali volti a ridisegnare le catene del valore e di fornitura.

Dall’offshoring, l’esternalizzazione della produzione industriale, che ha segnato la prima parte della globalizzazione, si passa ora al friend-shoring: l’obiettivo è costruire catene del valore produttive e robuste con Paesi ritenuti convergenti sul piano dei valori e dell’affidabilità industriale e tecnologica. La corsa della Cina all’IA, e più in generale nei grandi settori tecnologici, ha in questi anni preso la natura di un vero e proprio rullo compressore. Da DeepSeek a Alibaba, la Cina ha rilasciato moderni modelli open source di intelligenza artificiale con costi inferiori rispetto ai Large Language Model statunitensi; le applicazioni industriali hanno permesso di allenare e accelerare lo sviluppo dell’IA agentica usando il banco di prova di un sistema produttivo immenso; i controlli americani all’export e lo stop a licenze per l’acquisto di prodotti e software, da Nvidia a Anthropic, hanno spinto Pechino a sostituire, con resilienza, ciò che era mancante e ora, ad esempio, i chip Ascend di Huawei alimentano il complesso tecnologico-industriale della Repubblica Popolare.

Per Washington vincere la corsa all’IA con la Cina è imperativo categorico e obiettivo strategico decisivo per restare avanti nella “Guerra Fredda 2.0”. E per farlo gli Usa hanno stretto alleanze e partnership per rafforzare filiere, capacità di innovazione, trasferimento tecnologico. Pax Silica punta a superare esplicitamente le “dipendenze coercitive” e si fonda su un paradigma di interdipendenza e sicurezza economica che mira a consolidare filiere nuove lavorando alla base della catena di fornitura di ciò che abilita l’intelligenza artificiale: sfide minerarie, raffinazione di terre rare, produzione di chip e macchinari funzionali alla loro realizzazione, innovazioni nelle forniture energetiche e così via. Non sostanzierà un’alleanza formale, per ora, ma una dichiarazione di intenti. Ed è interessante vedere l’Europa e gli Usa, assieme a altri Paesi del campo occidentale, fianco a fianco indicando in Pechino un avversario tecnologico e una sfida per la sicurezza economica.

Nonostante diversità e rivalità, alla prova della verità sulle sfide decisive l’Occidente geopolitico si ricompatta dietro agli Usa e non c’è polemica con Donald Trump che tenga. Si disegna una nuova geografia economica e, potenzialmente, una nuova geografia politica, vista la presenza di grandi potenze dell’innovazione come Israele e di attori a lungo duali nella proiezione, come gli Emirati Arabi Uniti, ma dotati di un’enorme potenza di fuoco finanziaria. Pax Silica è una coalizione per prepararsi a un’eventuale guerra economica. L’avversario è chiaro. E una nuova globalizzazione a arcipelago prende forma, attorno alle catene del valore fisiche necessarie per competere in un’economia digitale e immateriale ma più concreta che mai.