In questa stagione segnata dalla crisi economica generata dal passaggio della pandemia di coronavirus in Europa e dalle raccomandazioni della Banca centrale europea sulla necessità di aumentare le fusioni, l’Italia potrebbe avere un nuovo accorpamento bancario. Secondo quanto riportato dal Corriere delle Sera, Crédit Agricole Italia (il braccio italiano della cordata bancaria francese Crédit Agricole) avrebbe da poco lanciato un’Opa (Offerta pubblica d’acquisto) per rilevare il 100% delle quote azionarie del Credito Valtellinese.

Con una valutazione della singola azione pari a dieci euro e mezzo, la branca italiana della banca francese guidata da Giampiero Maioli intende acquisire la totalità dell’istituto di credito della Valtellina, formando in questo modo il sesto gruppo bancario italiano per numero di clienti (oltre tre milioni di consumatori). E in questo modo, per l’ennesima volta, un’altra parte del patrimonio economico italiano passerebbe in mano all’estero (nella fattispecie, alla Francia), chiarificando quella che è una tendenza che ormai sembra andare avanti da davvero troppi anni.

Una fusione tra due banche forti

Come dichiarato dallo stesso Maioli, la fusione tra le due banche rappresenterebbe un successo per quello che riguarda il servizio offerto alla clientela e per le potenzialità di sviluppo del prodotto. In modo particolare, grazie alla solidità ed alla stabilità dimostrata da entrambi gli istituti nel corso degli anni e grazie alla sinergia con la quale già è stata portata avanti una duratura collaborazione. E soprattutto, dall’accorpamento tra di due istituti nascerebbe l’ennesimo colosso bancario italiano in grado di imporsi in un settore in continua evoluzione e nel quale entrambi gli istituti hanno dimostrato negli anni di sapersi districare agevolmente anche con l’introduzione e con il sostegno allo sviluppo di prodotti finanziari innovativi.

Non bisogna dimenticarsi infatti di come da anni il Credito Valtellinese abbia avuto un occhio di riguardo soprattutto per il mondo delle startup innovative e del fintech – dove l’Italia, al momento, è avanguardia europea insieme alla Germania. E sotto questo profilo, dunque, per  Credit Agricole mettere le mani sulla banca di Sondrio significa impossessarsi anche di tutte quelle competenze ed esperienze acquisite nell’arco di lunghi anni di scouting e di lavoro da parte dell’istituto valtellinese.

Infine, un altro degli obiettivi della fusione risiede nella stabilizzazione del valore di borsa delle due società, in un momento in cui i mercati finanziari soffrono di una particolare volatilità dettata dall’incertezza del prossimo futuro causata dalla pandemia di coronavirus. E con la collaborazione in via di definizione, dunque, la speranza è quella di convincere investitori e mercati delle potenzialità del progetto.

L’Italia è sotto attacco?

Dopo che nelle scorse settimane Piazza Affari è stata ufficialmente venduta al colosso paneuropeo di Euronext, adesso anche una delle principali banche del territorio del nostro Paese potrebbe essere sul punto di passare definitivamente nelle mani di Parigi. Mentre da un lato questa fusione aiuterebbe sicuramente entrambi gli istituti di credito a stabilizzare ulteriormente la propria posizione ed imporsi tra i principali attori di mercato, dall’altro solleva più di una perplessità. Per quanto ancora, infatti, la tenuta economica del nostro Paese potrà sopportare il sempre più ingente interesse estero per le nostre società? E fino a che punto, soprattutto, potremmo permettere che le nostre banche e le nostre imprese vengano vendute – quando non svendute – ai grandi capitali esteri?

Il problema principale, infatti, deriva dal fatto che adesso è anche il sistema bancario ad essere divenuta preda dell’interesse estero, mettendo di conseguenza gli stessi soldi dei risparmiatori italiani in mano alle cordate estere – senza, ovviamente, avere il consenso dei risparmiatori. In una situazione economica generalizzata che, a ragion veduta, forse necessiterebbe di un maggiore occhio di riguardo per i patrimoni e per il modo in cui vengono gestiti a livello bancario, tenuto conto delle difficoltà del presente.

 

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