I porti del Canale di Panama iniziano a tornare sotto il controllo statunitense e nella grande strategia su cui punta Donald Trump, per riportare la bandiera a stelle e strisce sulla via d’acqua che divide l’Oceano Atlantico e il Pacifico, scende in campo BlackRock. La Roccia Nera, forte di 11mila miliardi di asset gestiti, guida un consorzio che comprerà dalla Ck Hutchinson, società basata a Hong Kong, il 90% di Panama Ports Company, che ha in concessione gli scali di Balboa e Cristobal, due di quelli che The Donald considerava ormai in mani cinesi.
Il grande gioco sui porti di Panama
Una manovra tesa a tranquillizzare i rapporti sino-americani e ad accontentare Trump, in cui BlackRock non agisce da sola: il gruppo di Larry Fink è in consorzio con Global Infrastructure Partners (Gip), fondo Usa di cui nell’ottobre 2024 ha perfezionato l’acquisizione per 12,5 miliardi di dollari, e con Terminal Investment Limited (Til), società che rappresenta il braccio per la movimentazione dei container di Msc, il primo gruppo di shipping al mondo, di cui la stessa Gip possiede circa il 35%.
Msc, lo ricordiamo, è una società svizzera avente a capo l’imprenditore italiano Gianluigi Aponte, che con un patrimonio personale di quasi 39 miliardi di euro e uno famigliare di 66 miliardi è oggi l’uomo più ricco della Confederazione, nonché imprenditore potenzialmente in grado di rivaleggiare con Giovanni Ferrero per la palma di italiano più facoltoso.
Ma non solo: l’asse tra Aponte e Gip, dunque BlackRock, ormai consolidato, si inserisce in una campagna di sviluppo del business di Msc che traccia nuove rotte e strategie. Con il 20% del mercato dei container e 800 navi in flotta, Msc gestisce un business da leader globale del settore e con 86,4 miliardi di dollari di fatturato e oltre 36,2 miliardi di utile il gruppo nel 2022 (unici dati disponibili) godeva di grande strutturazione.
L’azienda fondata da Aponte a Napoli nel 1970 e oggi basata a Ginevra guida il mercato davanti alla danese Maersk, la francese Cma-Cgm e la cinese Cosco. Aponte ha già collaborato con Gip acquistando tra 2023 e 2024 il 50% di Nuovo Trasporto Viaggiatori, la compagnia che gestisce il servizio ferroviario Italo, e sul fronte degli scali si è mosso da anni per costruire un suo personale impero.
Come si espande l’impero di Aponte e Msc
A fine 2022 Msc ha comprato per oltre 5 miliardi di dollari tutti gli scali di Bolloré Africa Logistics, la compagnia che gestiva i porti dell’Africa occidentale di proprietà del magnate francese Vincent Bolloré, che si sono rivelati utilissimi per risolvere la crisi indotta dal blocco del Mar Rosso tra fine 2023 e inizio 2024.
La Mediterranean Shipping Company intende governare con resilienza le crisi della globalizzazione e dunque la partnership con BlackRock e Gip della sua Til, sesto gruppo di logistica portuale del pianeta per volume di merci gestite, ha una chiara razionalità strategica: acquisire da Ck Hutchinson gli scali rispettando le dinamiche di mercato serve a mandare un messaggio distensivo sull’asse Usa-Cina, mostrare la volontà di un gruppo europeo di giocare in sponda con la finanza della superpotenza, prevenire lo scoppio di una guerra commerciale che qualche forma di blocco o sanzione a Panama avrebbe amplificato.
Del resto, anche la “Roccia Nera” del Ceo Larry Fink ha tutto l’interesse perché i rapporti sino-americani non si guastino. BlackRock, scriveva nel 2022 la società di consulenza geopolitico-finanziaria Gospa, è stata in passato attaccata da un finanziere “falco” anticinese come George Soros proprio per la sua volontà di non rompere con i suoi affari nella Repubblica Popolare. Muoversi su Balboa e Cristobal liquidando a peso d’oro la presenza cinese rassicura la Casa Bianca e non irrita Pechino.
L’obiettivo di salvare la globalizzazione
Si tratta di una scommessa per salvare la globalizzazione nella sua forma attuale dal rischio di ritorsioni estreme sulla questione Panama, da parte del principale colosso del capitalismo americano e di un gruppo di shipping europeo con interessi globali. StartMag ha citato di recente il fatto che Aponte in passato abbia mostrato la sua intenzione di “opporsi a uno strapotere cinese e asiatico” nel settore di Msc ma si sia inevitabilmente rivolto ai cantieri della Repubblica Popolare per costruire la sua flotta: infatti ” la compagnia ha ordinato fino a otto navi portacontainer da 22.000 Teu (l’unità di misura della lunghezza dei container) al cantiere Zhoushan Changhong, nella Cina orientale”.
Un affare in cui “ogni unità ha un valore stimato di 270 milioni di dollari” in una fase in cui a Washington il rappresentante commerciale di Trump Howard Lutnick “sta valutando di mettere una tassa all’ingresso delle imbarcazioni cinesi nei porti americani” che potrebbe costare oltre un milione di dollari a viaggio a ogni nave del gruppo prodotta nell’Impero di Mezzo.
Di fronte agli Usa, l’operazione-Panama sdogana indubbiamente una vera credibilità del gruppo Msc come attore attivo nel risolvere problematiche alla superpotenza americana e depotenziare l’urgenza, e di conseguenza l’impatto, di misure del genere, che una distensione commerciale in tempi di dazi e tariffe inevitabilmente renderebbe meno urgenti. Nel grande gioco di Aponte c’è, innanzitutto, il presupposto del funzionamento della globalizzazione, senza cui Msc non sarebbe l’impero dei mari che è. La sponda con BlackRock in un’operazione industriale e geopolitica al tempo stesso ne è la logica conseguenza.
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