La geopolitica della corsa allo spazio
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A lungo è stata un’azienda enigmatica, quasi sulfurea, nel panorama del big tech statunitense. Certamente con una valutazione tra i sei e i nove miliardi di dollari è stata a lungo tra le imprese private (cioè non quotate) più grandi del panorama statunitense. Ma presto per Palantir, il colosso del data mining fondato da Peter Thiel, noto imprenditore divenuto celebre per esser stato tra i creatori del sistema PayPal, verrà il momento della quotazione in borsa.

Palantir, che prende il nome dalle “pietre veggenti” inventate da J.R.R. Tolkien nel suo universo di fantasia, è uno dei campioni nazionali tecnologici maggiormente legati agli apparati di potere statunitensi, allo stato profondo e alle sue ramificazioni militari e di intelligence. Il suo business si basa sull’approfondita analisi di dati de-strutturati, sulla costruzione di trend e scenari, sullo sfruttamento di meccanismi e tecnologie come l’intelligenza artificiale per creare algoritmi predittivi e modelli di simulazione.

“Se imprese tradizionali con sovrabbondanza di dati (anche imprese farmaceutiche, come la tedesca Merck) vogliono utilizzarli con maggiore efficienza, la sfera di cristallo di Palantir costruisce un prodotto di “intelligenza aumentata”. Se un muro fisico non è sufficiente per il controllo dei confini, Palantir può aiutare a renderlo smart”, ha scritto Alessandro Aresu su Limes. Tra i suoi clienti istituzionali si segnalano l’Fbi, il Pentagono, il Dipartimento per la Sicurezza Interna ma anche l’Ice, l’agenzia che monitora l’immigrazione clandestina, fenomeno contro cui l’attuale amministrazione è schierata in prima linea.

Aresu, teorico della natura “politica” del capitalismo delle grandi potenze, Stati Uniti e Cina in testa, non ha mai mancato di riconoscere la continuità tra grandi colossi tecnologici e apparati di sicurezza oltre Atlantico. Rapporto che Palantir incorpora e interpreta, superando la tradizionale ipocrisia del big tech a stelle e strisce, che ama pensarsi globale salvo poi non poter resistere al richiamo all’ordine della superpotenza. In questa fase intenta nel confronto muscolare con la Repubblica Popolare Cinese che vede i giganti del web arruolati contro gli sfidanti di oltre Pacifico.

Donald Trump, in questo contesto, ha ricevuto l’appoggio di diversi colossi tecnologici nazionali durante il suo mandato per le azioni anti-cinesi. Ibm, Apple e Microsoft sono i suoi favoriti, ma anche Amazon, il campione dell’odiato magnate Jeff Bezos, si è rivelata indispensabile. Palantir è un colosso tecnologico “trumpiano” al cento per cento. Thiel è tra i primi finanziatori della campagna di Trump. Inoltre, ci ricorda Aresu, l’azienda guidata dall’ad Alex Karp, che fornisce servizi di anticontraffazione, cibersicurezza, difesa, intelligence e law enforcement, “ha aumentato la sua influenza con l’amministrazione Trump. Per esempio, con un contratto da 876 milioni di dollari ottenuto dopo una lunga battaglia con Raytheon”.

La quotazione di Palantir in borsa, prevista per la fine dell’anno, può riscrivere la narrazione del rapporto tra big tech e politica. Facendo cadere definitivamente la favola della neutralità del primo nei confronti della seconda. Nel documento rilasciato alla Consob americana, la Sec, Karp ha esplicitamente citato il suo posizionamento nello scontro tecnologico con Pechino come punto di partenza per la condotta di Palantir dopo la quotazione Come sottolinea Business Insider, “nel documento Karp denuncia inoltre le società tecnologiche che hanno fatto affari con la Cina, descritto come un nemico degli Stati Uniti. Altri giganti della tecnologia come Apple, Google, Facebook e Microsoft hanno già concluso accordi con il governo cinese, cosa che Palantir si impegna esplicitamente a non fare nella sua documentazione depositata alla Sec”. Questo nonostante la fedeltà dei campioni nazionali statunitensi sia stata provata più volte: il gigante dei dati va un passo oltre, chiamando esplicitamente alla guerra tecnologica alla Cina. E dietro Thiel si può vedere la longa manus trumpiana. Palantir entra nel mercato pubblico mentre l’indice della borsa di Wall Street è ai massimi storici, il Nasdaq macina record su record, la pandemia impone lo smart working e rafforza la centralità dei colossi digitali. Un momento propizio per valorizzarne il ruolo geopolitico, ipotizzare un nuovo arruolamento dei campioni digitali nella sfida alla Cina. Indipendentemente dall’esito delle presidenziali, la sfida Cina-Usa continuerà: e agli apparati Usa un colosso come Palantir, rinvigorito dalla quotazione in borsa, servirà sempre

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