Con la discussione sul Recovery Fund si è contraddistinto un blocco di Paesi che con maggior rigore si sono contrapposti ad un ulteriore indebitamento di quelle economia già in maggiore difficoltà in Europa. Tra questi Paesi, il blocco del Nord europa e l’Olanda di Mark Rutte, che hanno portato avanti una campagna volta a ridurre all’osso gli interventi strutturali per dare impulso e sostegno ad un’economia che ha fortemente risentito del passaggio della pandemia di Covid-19.

Alla base di questa opposizione, come sottolineato, c’era una forte critica a dei sistemi nazionali già fortemente indebitati e con un apparato bancario – secondo la loro posizione – già troppo instabile. Tuttavia, le osservazioni dei Paesi “frugali” si sono limitate all’osservazione del debito pubblico, lasciando fuori dalla discussione il debito privato e soprattutto il reale stato di salute delle banche, limitandosi a delle sentenze forse troppo precipitose. E secondo quando riportato dalla testata americana Bloomberg, forse nemmeno così tanto esatte.

L’Europa del Nord ha un serio problema con le banche

Se tra le più potenti banche a livello europeo non si annoverano gli istituti di credito appartenenti all’Olanda, alla Danimarca ed in generale ai Paesi scandinavi – nonostante i grandi numeri delle proprie economie in relazione alle dimensioni ed alla popolazione – qualche motivo ci deve pur essere. La risposta in fondo è molto semplice: differentemente a quanto accade in Italia, le banche nordiche soffrono di un’elevatissimo livello di indebitamento medio delle famiglie, ad un livello di gran lunga superiore rispetto a quello dell’Europa meridionale.

Questo scenario – che in condizioni normali sarebbe garanzia di guadagno – in un momento storico caratterizzato da tassi di interesse bassissimi e da una crisi economica dovuta a una pandemia potenzialmente fatale per oltre il 25% dei consumatori si trasforma però in una pericolosissima bomba ad orologeria. Soprattutto, se oltre alle famiglie si considerano anche le aziende – spesso di grandi dimensioni, come nel caso dell’Olanda – che adesso rischiano di vedere alterati al ribasso i propri fatturati e impossibilitati di conseguenza a restituire i propri debiti.

Dall’Olanda alla Finlandia: le banche sono una bomba ad orologeria

L’instabilità generata da dei livelli di indebitamento troppo elevati rischia dunque di ripercuotersi sulla stessa economia nazionale – a livelli ancora peggiori rispetto alle conseguenze di un debito pubblico elevato. Soprattutto, perché non si è al corrente di quando l’innesco sarà pronto per esplodere e poiché gli interventi diretti dello Stato a tutela dei correntisti spesso raggiunge cifre elevate che devono essere messe in campo celermente.

A correre i rischi peggiori, in questa situazione, sono proprio quei Paesi “frugali” che allo stato attuale si sentono attualmente difesi da un livello di indebitamento pubblico basso. Tuttavia, nel momento in cui le condizioni diventeranno tali da far scoppiare la bomba ad orologeria del debito privato, ecco che le banche nordiche e la loro gestione di manica eccessivamente larga potrebbe aprire una faglia da Amsterdam ad Helsinki. E a questo punto, anche i Paesi “frugali” potrebbero necessitare di una comprensione che loro per primi si sono rifiutare di avere nei confronti dell’Europa del Sud – caratterizzata da debiti pubblici elevati ma debiti privati di gran lunga sotto la media.

Le banche della Danimarca sono già in crisi

Sempre secondo quanto riportato dalla testata Bloomberg, uno di questi Paesi è già gravemente in crisi con il proprio sistema bancario: la Danimarca di Mette Frederiksen. In parte a causa di problemi strutturali ed in parte a causa di scandali che hanno coinvolto la propria filiera, Copenhagen dovrà fare i conti con una moltitudine di esuberi e con la possibilità di dover intervenire direttamente in salvaguardia dei correntisti presso gli istituti di credito più fragili. E le cause, per l’appunto, sono proprio da ricercarsi nell’indebitamento delle famiglie e in politiche interne alle dirigenze degli istituti di credito che non sempre sono state vincenti.

In particolare, gli istituti di credito della Danimarca si sono contraddistinti negli scorsi anni per un elevato livello di assunzioni – spesso non linea con le reali necessità del comparto – con lo scopo di “addolcire” le posizioni della politica nei loro confronti. Tuttavia, con la pandemia di coronavirus e la crisi economica nella quale ci siamo appena addentrati questa decisione – insieme alle altre – rischia di diventare devastante; al punto che adesso a Copenhagen più di un istituto ha iniziato a parlare di licenziamenti e ristrutturazioni nel personale.

Non solo licenziamenti, però, ma anche scandali legati ad evasione fiscale e attività illecite stanno colpendo il sistema bancario danese, come nel caso della controllata della tedesca Deutsche Bank, Danske Bank, sotto inchiesta in Estonia e in mezzo mondo per riciclaggio di denaro sporco. In uno scenario che, nemmeno a sottolinearlo, ha già arrecato sufficienti danni d’immagine al comparto bancario danese da allontanare già da molto tempo gli investimenti nel settore.

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