La situazione in Germania non era, da tempo, rosea dal punto di vista economico: nel quarto trimestre del 2019 il Pil tedesco è rimasto fermo su base congiunturale ed è salito dello 0,4% su base tendenziale, frenato dall’export, in calo dello 0,2% e da un brusco calo degli investimenti delle imprese, giù del 2%. L’epidemia di coronavirus,che rischia presto di far sentire anche in terra tedesca tutta la sua virulenza, potrebbe confermare il timore di un 2020 recessivo per Berlino.
Di fronte alla crisi del Covid-19, il re è nudo e le asimmetrie economiche della Germania e del suo modello iper-export vengono a galla
Alle pessime previsioni del Diw si aggiungono le parole di Clemens Fuest, numero uno dell’Ifo tedesco, uno degli istituti più noti e rispettati del Paese specializzato in analisi economiche, che in un’intervista alla rete Swr ha paventato a sua volta il timore di una recessione. L’Ifo è da tempo in prima linea a avvertire delle problematiche a cui il governo di Angela Merkel rischia di andare incontro non cambiando la rotta di una politica basata sull’austerità interna e il mercantilismo. A luglio 2018 Gabriel Felbermayr, direttore del Centro per l’economia internazionale presso il medesimo istituto, aveva criticato in un’intervista alla Cnbc l’esagerato surplus commerciale tedesco, pari all’8% del Pil, definendolo “tossico”: “Anche in Germania molti ormai sostengono che dobbiamo fare qualcosa al riguardo, allo scopo di abbassarlo”, aveva aggiunto.
Ora la Germania si trova di fronte alla prospettiva di un mercato interno bloccato e di una riduzione drastica del commercio internazionale da cui trae forza la sua rendita di posizione politica. Il contagio economico rischia di trascinare il Paese in recessione: se nemmeno questo basterà a convincere la Merkel a varare l’ultima legge di bilancio del suo mandato impostandola su una svolta pro-investimenti produttivi e politiche anticicliche, l’autolesionismo economico di Berlino avrà raggiunto il culmine.