La situazione in Germania non era, da tempo, rosea dal punto di vista economico: nel quarto trimestre del 2019 il Pil tedesco è rimasto fermo su base congiunturale ed è salito dello 0,4% su base tendenziale, frenato dall’export, in calo dello 0,2% e da un brusco calo degli investimenti delle imprese, giù del 2%. L’epidemia di coronavirus,che rischia presto di far sentire anche in terra tedesca tutta la sua virulenza, potrebbe confermare il timore di un 2020 recessivo per Berlino.

Le ultime stime dell’Istituto per la ricerca economica tedesco (Diw) segnalano una più che probabile entrata in recessione del Paese a causa del montare degli effetti del Covid-19. Claus Michelsen, direttore del dipartimento di Politica economica del Diw, ha dichiarato alla rete televisiva Ard che, alla luce degli ultimi dati, “pare che il coronavirus stia catturando l’economia tedesca piuttosto vigorosamente”. Michelsen, riporta Agenzia Nova, sostiene che “gli effetti del coronavirus potrebbero pesare soprattutto sul settore industriale, ma anche sui servizi come la ristorazione e i viaggi. Il coronavirus dovrebbe avere conseguenze anche sull’occupazione“. Lufthansa, per fare un esempio, potrebbe essere tra le aziende più colpite nel settore dei trasporti; Volkswagen, nonostante la riapertura degli impianti in Cina, fatica a ingranare; i big della chimica, Evonik a Basf e Covestro, lamentano problemi logistici di non poco conto.
Per Michelsen, “nell’industria, è probabile che la forza lavoro a tempo indeterminato sarà mantenuta, ma difficilmente ci sarà più richiesta di lavoro a orario ridotto”. Infine, secondo il direttore del dipartimento di Politica economica del Diw, “nel settore dei servizi, sono ipotizzabili anche tagli dei posti di lavoro”. In questo senso la crisi recessiva potrebbe abbattersi come una mannaia sui lavoratori tedeschi che, in numero superiore ai quattro milioni, sono oggi assunti con i minijob a 450 euro e i midijob da 850 euro al mese del pacchetto di riforme del lavoro Hartz. Esacerbando le problematiche di disuguaglianza e povertà nel Paese.

Di fronte alla crisi del Covid-19, il re è nudo e le asimmetrie economiche della Germania e del suo modello iper-export vengono a galla

Alle pessime previsioni del Diw si aggiungono le parole di Clemens Fuest, numero uno dell’Ifo tedesco, uno degli istituti più noti e rispettati del Paese specializzato in analisi economiche, che in un’intervista alla rete Swr ha paventato a sua volta il timore di una recessione. L’Ifo è da tempo in prima linea a avvertire delle problematiche a cui il governo di Angela Merkel rischia di andare incontro non cambiando la rotta di una politica basata sull’austerità interna e il mercantilismo. A luglio 2018 Gabriel Felbermayr, direttore del Centro per l’economia internazionale presso il medesimo istituto, aveva criticato in un’intervista alla Cnbc l’esagerato surplus commerciale tedesco, pari all’8% del Pil, definendolo “tossico”: “Anche in Germania molti ormai sostengono che dobbiamo fare qualcosa al riguardo, allo scopo di abbassarlo”, aveva aggiunto.

Ora la Germania si trova di fronte alla prospettiva di un mercato interno bloccato e di una riduzione drastica del commercio internazionale da cui trae forza la sua rendita di posizione politica. Il contagio economico rischia di trascinare il Paese in recessione: se nemmeno questo basterà a convincere la Merkel a varare l’ultima legge di bilancio del suo mandato impostandola su una svolta pro-investimenti produttivi e politiche anticicliche, l’autolesionismo economico di Berlino avrà raggiunto il culmine.

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