Sarà un 2026 molto strano per l’economia cinese. Tra poche settimane l’Assemblea Nazionale, ovvero il parlamento del Paese, dovrebbe fissare l’obiettivo di crescita annuale in un intervallo compreso tra il 4,5% e il 5%. Una scelta del genere confermerebbe la volontà della leadership di tollerare un rallentamento graduale dell’economia e segnerebbe un’ulteriore conferma del passaggio dalla quantità alla qualità, e cioè da uno sviluppo basato sull’espansione rapida dei volumi a uno più orientato alla sostenibilità, all’innovazione e all’efficienza.

Un forte indizio arriva dagli obiettivi di crescita fissati dalle province e municipalità cinesi, passati mediamente dal 5,3% del 2025 al 5,1% del 2026. Se le megalopoli più importanti come Pechino e Shanghai hanno mantenuto invariati i loro traguardi (a “circa il 5%”), allo stesso tempo il Guangdong, la provincia con l’economia più grande della Cina, ha rivisto i suoi obiettivi al ribasso, al 4,5-5%, mentre altre province li hanno fissati al 4,5%.

Lo scorso dicembre, del resto, Xi Jinping era stato tanto chiaro quanto duro nel criticare i funzionari locali per il voler gonfiare le prestazioni economiche a suon di progetti inutili e spese eccessive, lasciando intendere di preferire una crescita più lenta ma genuina.

La Cina vuole crescere meno ma meglio

Xi ha infatti spiegato che gli sforzi del governo dovrebbero “perseguire una crescita reale e genuina senza esagerazioni e promuovere uno sviluppo sostenibile e di alta qualità”. E chi disobbedisce? “Coloro che sono irrealistici, frettolosi, sconsiderati e casuali nei loro sforzi saranno ritenuti rigorosamente responsabili”, ha aggiunto il presidente cinese secondo quanto riportato dai media statali.

In attesa di capire come si muoverà il governo centrale, le province hanno intanto svelato le loro carte. Alcuni esempi? L’Anhui, una provincia orientale dell’entroterra vicino a Shanghai, ha fissato il suo obiettivo di crescita tra il 5% e il 5,5%, inferiore all’obiettivo “5,5% o superiore” previsto per il 2025.

Il Sichuan ha abbassato il suo obiettivo da “5,5% o più” a “circa il 5,5%”, mentre il Jiangsu ambisce a una crescita del 5% rispetto a quella rincorsa lo scorso anno “pari al 5% o più”.

Interessante il caso del Guangdong, che ha ridotto il suo obiettivo da “circa il 5%” a una percentuale compresa tra il 4,5% e il 5%, dopo aver registrato una crescita del 3,9% nel 2025. Henan e Hunan hanno entrambi abbassato i loro obiettivi da “circa il 5,5%” a “circa il 5%”. La Mongolia Interna ha ridotto il suo target di un intero punto percentuale, da “circa il 6%” a “circa il 5%”.

Luci e ombre dell’economia cinese

Le città di Shanghai e Pechino, che sono municipalità di livello provinciale, hanno mantenuto i loro obiettivi di crescita a “circa il 5%”. Lo Zhejiang, cuore della manifattura cinese, ha rivisto il suo “circa il 5,5%” a un più realistico “5-5,5%”, mentre è rimasto invariato lo Shandong (“5% o più”).

Piccolo passo indietro, almeno nelle aspettative, per lo Hubei, sceso da “circa il 6%” a “intorno al 5,5%”, e per il Fujian (dal 5-5.5% al 5%). Questo, dunque, è il quadro per quanto riguarda le principali province cinesi in termini di pil.

Cosa significa? Il ridimensionamento degli obiettivi di crescita, sia a livello locale che nazionale, lascia presupporre che la Cina non farà ricorso a un ampio stimolo dal lato della domanda, puntando invece su un aggiustamento strutturale orientato alla manifattura ad alta tecnologia.

Gli ultimi dati economici del 2025 illustrano, infine, un altro interessante cambiamento nella mappa dell’economia cinese. La metropoli di Chongqing ha ufficialmente superato il Liaoning in termini di pil. Si tratta di più di un semplice rimpasto statistico: è infatti l’ultima nota a margine della crescente divergenza tra il Sud della Cina, in piena espansione, e il Nord in stagnazione.

Lo scorso anno, infatti, il prodotto interno lordo di Chongqing ha raggiunto i 3,38 trilioni di yuan (490 miliardi di dollari), con un incremento di 171,1 miliardi di yuan su base annua. La municipalità ha registrato tassi di crescita nominale e reale rispettivamente del 5,34% e del 5,3%. Al contrario, il pil del Liaoning si è attestato a 3,32 trilioni di yuan, con un incremento di soli 64,2 miliardi di yuan. I suoi tassi di crescita nominale e reale – rispettivamente dell’1,97% e del 3,7% – sono rimasti significativamente inferiori alla media nazionale. Il Nord ha definitivamente alzato bandiera bianca.



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