Nella corsa al 5G l’Europa è da tempo affetta da una grande confusione. I Paesi del Vecchio Continente si dividono da tempo tra la presenza consolidata delle compagnie cinesi (Huawei, Zte in primis), l’effettivo vantaggio di costo garantito dalle tecnologie integrate dell’Impero di Mezzo, le pulsioni “geopolitiche” incentivate da Washington a evitare un’eccessiva dipendenza in tal senso, la presenza di attori (Nokia e Ericsson in prima fila) che possono dire la loro su componentistica e processi, la carenza di linee guida politiche e coordinamento. La presenza di elevate capacità tecnologiche e di grandi imprese, se non messa a sistema, può non essere sufficiente a produrre un vero e proprio ruolo attivo per i Paesi europei nella partita globale per il 5G, in cui l’unico player di taglia globale legato al Vecchio Continente è il colosso spagnolo delle torri Cellnex.

Il principale fronte da cui un tentativo di “riscossa” europea può prendere forma passa per la valorizzazione di queste competenze e la governance delle dinamiche del mercato europeo, principalmente attraverso le regole di concorrenza e lo stimolo alle sinergie tra imprese, per stimolare con investimenti pubblici e privati l’innovazione aperta e il libero circolamento di tecnologie, brevetti, esperienze che Paesi come il Giappone stanno mettendo al centro della loro politica per lo sviluppo. A tale filosofia si ispira il network O-Ran, un’alleanza di compagnie di telecomunicazioni di portata globale che mira a creare sinergie per promuovere l’adozione di un approccio aperto al networking, al software e alla virtualizzazione entro reti wireless globali, fondata nel febbraio 2018 e che nei suoi anni di attività, sottolinea StartMag, “ha realizzato importanti progressi nella standardizzazione delle Ran (Radio Access Network) aperte e intelligenti”, con l’obiettivo di “sviluppare standard di accesso aperto per l’interoperabilità che consentiranno ai giocatori nuovi e più piccoli di costruire apparecchiature per reti di accesso radio”.

Un approccio diverso dai principali campioni del 5G, come Huawei e la svedese Ericsson, che mirano a sviluppare reti di accesso proprietarie ed esclusive, interiorizzando la filiera produttiva e gestionale. All’O-Ran Alliance partecipano compagnie statunitensi (At&T, Verizon) e cinesi (China Mobile, China Unicom) e il fondo di venture capital tecnologico giapponese SoftBank, ma il cuore pulsante dell’iniziativa è data dalle compagnie europee.

La convinzione alla base dell’alleanza O-Ran si basa sul far sì che “aprendo” interfacce e protocolli fra i vari sottocomponenti della Ran, ad esempio il software per la comunicazione, l’hardware e gli strumenti per la trasmissione radio, sia possibile abbattere la dipendenza del mercato da un unico fornitore favorendo invece un approccio modulare, in cui ogni attore è capace di specializzarsi in nicchie e settori in cui la sua capacità operativa è valorizzata.

Di conseguenza, adattando protocolli comuni per i flussi informativi O-Ran consente di utilizzare dispositivi, apparati e applicativi provenienti da diversi fornitori nel quadro di una stessa rete 5G. Facendo sì che l’interoperabilità venga comunque garantita tramite la definizione di interfacce standard comuni e aperte e regole d’ingaggio e di trasmissione del segnale comune. Permettendo, ad esempio, che i segnali provenienti da torri installate da una compagnia telefonica possano muoversi su frequenze comuni a quelle dei concorrenti e interagire con ripetitori di diversi loro competitor. Favorendo un giusto bilanciamento tra competizione e cooperazione in grado di abbattere il rischio di formazione di monopoli strategici, garantire un più efficace tracciamento securitario dei dati scambiati e tutelare gli utenti finali sul punto di vista delle garanzie operative e dei costi.

L’opzione O-Ran apre dunque alla possibilità di rompere i monopoli di singoli fornitori e di promuovere un’innovazione aperta in cui i vari gruppi sono liberi di scegliere i settori legati alla costruzione della rete su cui muoversi in sinergia e quelli ove, sulla traccia degli standard comuni, muoversi per conto proprio. Un paragone può essere fatto con il campionato di Formula 1 in cui le scuderie competono avendo ben presenti gli standard comuni (ad esempio peso e dimensione delle vetture e gomme, uguali per tutti i team) ma possono confrontarsi per lavorare su componenti in comune o addirittura sviluppare in sinergia una parte importante come il motore.

L’opzione modulare può dunque aprire alle compagnie europee la strada della valorizzazione dei vantaggi competitivi e, scrive Formiche, “è seguita da vicino e da diverso tempo dall’intelligence e dal governo statunitense perché permetterebbe di far venir meno la struttura “proprietaria” del mercato tlc sottraendo ai fornitori cinesi leader sul 5G parte del loro vantaggio competitivo. Tra gli operatori italiani Tim guidata da Luigi Gubitosi ha fatto da apristrada firmando un memorandum di intesa per l’O-Ran con Deutsche Telekom AG, Orange S.A., Telefónica S.A. e Vodafone Group Plc”.

In Italia la scelta di Tim è stata approvata anche dai servizi segreti, sempre attenti a vigilare sugli asset strategici del Paese, che nella relazione al Parlamento recentemente pubblicata hanno dimostrato interesse per il fatto che il protocollo e gli standard industriali O-Ran aiutino a “favorire una maggiore trasparenza e una diversificazione dei fornitori”. Portando un bilanciamento tra strumenti securitari, garanzie operative e dinamiche di mercato nel complesso mondo del 5G. Un settore che sarà cruciale per l’economia di domani e va regolato, non potendosi i decisori europei, già stretti nella morsa della battaglia geopolitica tra Usa e Cina, il lusso di lasciarlo diventare una giungla selvaggia.

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