Nvidia ha fatto splash: come perdere mezzo trilione di dollari con l’Intelligenza Artificiale

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Il fatto che tra mercati finanziari e realtà economica spesso passi un abisso è dimostrabile da un dato: Nvidia, la società più attenzionata dagli analisti nell’ultimo anno per la sua primazia nelle schede grafiche e nei chip per l’intelligenza artificiale, ha perso mezzo trilione di dollari di capitalizzazione in pochi giorni senza che questo facesse, apparentemente notizia.

Nella giornata del 18 giugno il colosso della componentistica di Santa Clara aveva toccato a Wall Street il livello di capitalizzazione più alto mai registrato, toccando 3,3 trilioni di dollari, presto saliti a 3,4, e stabilendo un nuovo primato come azienda più capitalizzata del pianeta davanti a Apple e Microsoft. Per la prima volta dal 2010, quando era ExxonMobil a guidare la classifica, un gruppo diverso dai giganti di Cupertino e Redmond guidava il listino dell’S&P500. E Nvidia, del resto, era stata preceduta dal 1926 a oggi da sole altre undici società come impresa di maggior valore al mondo. Oltre alle precedenti, AT&T, Dupont, Wal-Mart, Cisco Systems, General Electric, IBM e Altria.

Poi su Nvidia, comprensibilmente, i mercati hanno scaricato una raffica di vendite che hanno portato il gruppo a tornare rapidamente al terzo posto. Nvidia ha perso in pochi giorni una quota di valore paragonabile alla somma dei primi venti gruppi della Borsa Italiana. O, se si preferisce, a una volta e mezza la somma dei sei attori che guidano Piazza Affari: Ferrari, Enel, Eni, Intesa San Paolo, Generali, Unicredit. Una diminuzione di valore che segue le trimestrali-record prima e il boom poi, come se ci fosse chi sta facendo incassi finanziari sul rally di una compagnia che da inizio anno ha guadagnato oltre il 130% e realizzato utili record.

Il gruppo guidato da Jen-Hsun Huang ha visto i profitti salire per un dato di fatto chiaro: oggi si fanno i soldi con l’IA se si producono i chip e le schede che la abilitano. Non se la si applica. Oppure, se si comprano le azioni dei produttori di hardware in tempo. Una versione aggiornata del vecchio detto secondo cui comprare azioni Tesla era un affare migliore… che comprare una Tesla. Ma anche un segno dell’umoralità dei mercati. Già ad aprile le aziende dell’IA avevano bruciato 1 trilione di dollari in Borsa in poche sedute dopo che era emerso il rischio di uno stop degli approvvigionamenti previsti di semiconduttori. In questo tonfo, “l’amministratore delegato e co-fondatore del produttore di chip, Huang, ha venduto azioni per un valore di quasi 95 milioni di dollari nei giorni poco prima e poco dopo che la società fosse diventata l’azienda di maggior valore al mondo”, ha scritto il Financial Times.

Huang ha applicato un regolamento, come dimostrato da documenti visionati dal Financial Times, secondo cui il processo di vendita è iniziato prima della fase finale del rally al fine di evitare sospetti di insider trading. Il processo era programmato da tempo. Ma nella psicologia del mercato ha dato l’impressione che il rally di Nvidia fosse a un punto ormai conclusivo. Scatenando la corsa alle vendite.

Da questa lettura si possono fare alcune considerazioni. La prima, indubbiamente, è legata alla difficoltà a trovare sottostanti reali a valori finanziari tanto dilatati e a scostamenti tanto brutali sui titoli, anche di fronte a aziende-chiave come Nvidia. Ma non finisce qui. Come altre big tech prima di lei, secondo punto, Nvidia inizia a vivere il dualismo tra mercato concreto e investimenti finanziari che ne condizionerà lo sviluppo negli anni a venire. Il terzo tema da sottolineare è che la seconda corsa al ribasso nel giro di sessanta giorni del mercato legato all’IA mostra quanto gli elementi di bolla del settore non sono da sottovalutare. Ma forse nel suo complesso, riflessione conclusiva, è proprio l’intero mercato dell’IA a essere eccessivamente dilatato, per ora, rispetto alle aspettative concrete che si possono realizzare. E dunque uno sgonfiamento su taglie più realistiche potrebbe perfino, nel medio periodo, evitare lo scoppio di una bolla ed esser quasi salutare.