La geopolitica della corsa allo spazio
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Amazon guarda allo spazio per dimenticare i problemi terreni? Non è una speculazione filosofica, ma un’attestazione di quanto appare chiaro alla luce delle dinamiche delle ultime settimane. Sì, perché c’è un grande scostamento tra le strategie del gruppo fondato da Jeff Bezos per espandere allo spazio e all’internet via satellite le attività delle sue piattaforme e le dichiarazioni atterrite del colosso di Seattle sul fronte della reazione alla prima sindacalizzazione interna avvenuta nello Stato di New York.

Questo apre uno spaccato che permette di capire meglio il grande problema di fondo del capitalismo delle piattaforme. Un sistema fondato su multinazionali che fanno della tecnologia, dello sviluppo continuo dei settori di riferimento e della crescita dimensionale la base della loro corsa alla frontiera, ma hanno evidenti problematiche a governare i processi umani e a rinunciare alla tendenza ad estrarre valore aggiunto da ogni singolo lavoratori. Tutto questo sfruttando il potere degli algoritmi: la corsa allo spazio è un’impresa che vale la pena di tentare, la regolamentazione dei diritti interni un problema.

Le grandi piattaforme sono così. Talmente proiettate sulla corsa alla frontiera infinita da farsi trascinare. Oggi Amazon sta intensificando i piani per la creazione di una sua flotta di satelliti Internet, che prevede un servizio concorrente a quello gestito dalla società SpaceX di Elon Musk attraverso l’acquisizione di decine di satelliti spaziali da tre compagnie missilistiche. La società Project Kuiper – controllata da Amazon – ha affermato di aver assicurato fino a 83 lanci pianificati per il trasporto di satelliti in orbita per un periodo di cinque anni, come riportato dal Wall Street JournalFormiche sottolinea che “queste operazioni prevedono 18 lanci con l’europea Ariane 6, 38 con il razzo Vulcan della United Launch Alliance (la joint venture Boeing-Loockeed Martin) e 37 con il razzo New Glenn della Blue Origin, l’azienda spaziale fondata dallo stesso amministratore delegato di Amazon, Jeff Bezos. Si tratta di un’operazione commerciale senza precedenti, che avrà una serie di ricadute estremamente importanti”, soprattutto nel quadro del decoupling graduale del sistema spaziale americano da quello russo dopo l’invasione dell’Ucraina. E in quest’ottica la logica del mercato si sposta nelle orbite terrestri: “La competizione fra Kuiper di Amazon e Starlink di Space X rilancia in modo paradossale la viabilità dei lanciatori non Space X rinnovando i termini del mercato”.

Nel 2020 la Federal Communications Commission ha autorizzato il progetto Kuiper a dispiegare 3.236 satelliti a banda larga, chiedendo che almeno la metà di essi fosse operativa entro luglio 2026, pena la revoca dell’autorizzazione. I dettagli finanziari dell’operazione non sono stati diffusi con Amazon che si è limitata a parlare di un investimento da miliardi di dollari per andare oltre Starlink, che conta 250mila abbonati con 1.900 satelliti in orbita.



Risulta strategico per Amazon, dunque, pensare a una notevole integrazione della filiera. L’azienda di Bezos e le sue strutture economico-industriali sono costruite con l’obiettivo di creare un consolidamento tra tutti i suoi business: l’attività imprenditoriale di partenza, la logistica e la consegna di pacchi fornisce la base di dati per alimentare gli algoritmi, la profilazione, la targettizzazione del parco clienti; il cloud dati di Amazon Web Services garantisce la marginalità più importante e i servizi alle imprese; l’internet via satellite e, in prospettiva, le nuove dinamiche legate all’intelligenza artificiale e al calcolo quantistico possono fornire una potenza di calcolo crescente, una gestione migliore dei processi e un governo delle dinamiche aziendali che permetta di mettere tutte le forze a sistema. Aws è cresciuta, in particolar modo, del 40% in un anno, arrivando a 62 miliardi di dollari di ricavi e oltre 5 di profitti. Assieme ai data center e ai centri di elaborazione delle informazioni, la rete satellitare può fornire la sponda per lo sbarco di Amazon nel mondo dell’Infrastructure as a Service (IaaS), ovvero lo sfruttamento degli apparati controllati da una multinazionale per fornire servizi a terzi o ottimizzare i processi di controllo interni.

Tra questi, ed è la denuncia di molti lavoratori, l’ottimizzazione dei tempi di gestione del lavoro. Come il “Candido” dell’omonimo romanzo di Guido Maria Brera, i dipendenti Amazon denunciano spesso di essere vincolati ai tempi e ai movimenti governati da algoritmi impersonali e questo si lega all’obiettivo di consolidare la prospettiva IaaS del gruppo per garantire una maggiore capacità di controllo dei servizi interni. Il potere delle piattaforme è la capacità di ottimizzare i costi e i tempi dei processi interni estraendo da essi il massimo valore aggiunto nello svolgimento di ogni attività. E questo in Amazon vale per tutta la filiera delle merci (consegna, trasporto, gestione del magazzino), del cloud dati e dei servizi a imprese e amministrazioni. Come questo si possa conciliare con la volontà di non accettare i mutati rapporti dialettici nel lavoro e con la necessità di evitare le rivendicazioni sociali e di trasferire parte dei guadagni a chi, alla base, ne è tra i primi determinanti, è difficile da capire. Nella corsa spaziale Amazon non deve dimenticare di mantenere i piedi piantati per terra. Pena la crescita ulteriore di disuguaglianze tra gli obiettivi del gruppo e le prospettive di chi vi lavora, ormai oltre un milione di persone nel mondo, che può creare sfiducia e una paralisi al suo stesso business.

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