La settimana delle borse contagiate dai timori per il Coronavirus è stata una delle peggiori dai tempi della Grande Crisi del 2008 e, anzi, così è stato per i listini statunitensi di Wall Street. Bastano i dati raccolti dal Sole 24 Ore per fotografare l’ampiezza del problema: “In un batter d’occhio la Borsa americana ha ormai cancellato ben un terzo dei guadagni messi a segno da quando Donald Trump è stato eletto alla Casa Bianca nel 2016. Quei guadagni che il presidente ama citare quale misura del proprio successo” e che hanno portato al decollo le élite finanziarie favorite da tagli fiscali e spericolate operazioni in borsa. A galoppare è adesso anzitutto il Vix, “l’indice della volatilità o meglio del terrore basato sulle opzioni: si è impennato ai valori top in anni, a quota 39,2″.

Il Coronavirus non è probabilmente il “cigno nero” che i mercati attendevano con timore da tempo, ma interviene a perturbare una situazione già resa complessa dal sovradimensionamento degli indici azionari, dalle elevate aspettative per i dividendi attesi e dalla fase di vacche grasse garantita dalle banche centrali. Come sottolinea l’analista Mauro Bottarelli, “il parco buoi” degli investitori non istituzionalizzati “sta subendo una delle tosature più rapide e radicali della storia recente. La sola Tesla ha perso il 30% nel range a 52 settimane ed è passata dalla prospettiva di mille dollari per azione di una settimana fa al non reggere quota 680 dollari di giovedì sera: tutt’intorno, impiegati e studenti del college rovinati, costretti a ripagare i debiti contratti per comprare quei titoli per i prossimi 20 anni”. Le premesse per il cedimento sistemico c’erano tutte, la slavina era pronta: come nella seconda metà del 2018, quando l’accelerazione della volatilità erose in poche settimane i guadagni dell’anno.

Chi rischia di ricevere severi danni dalla tempesta finanziaria in corso è l’Europa. In cui si fa sentire sempre più assordante il silenzio della Banca centrale europea di Christine Lagarde. Capace di disperdere in pochi mesi l’autorità commissaria e politica acquisita da Mario Draghi e di non comprendere la gravità della situazione per l’Europa di fronte agli scenari internazionali. Oltre al Coronavirus e all’ovvio impatto economico, difficile da valutare pienamente, c’è da capire se il calo degli indici abbia aperto la strada a uno sgonfiamento dei listini difficile da controllare; mettere in conto il peso dei negoziati tra Regno Unito e Unione europea sulle politiche comunitarie; risolvere la paralisi sul bilancio comunitario esacerbata dal trincerarsi dei gruppi rigoristi; fronteggiare la nuova crisi politica e sociale dei rifugiati siriani, capace di provocare un ampio impatto economico. In questo contesto, il rischio di un default del Libano il prossimo 9 marzo potrebbe ulteriormente esacerbare il caos sui rifugiati siriani abitanti nel Paese, che potrebbero cercare la via dell’Europa.

In una recente intervista al Financial Times la Lagarde è sembrata porsi come se abitasse nell’iperuranio, parlando di svolta green e obiettivi d’inflazione come se nulla fosse. “In America nominano il ministro del Tesoro”, Steve Mnuchin, “e il capo degli advisers economici del Paese”, Larry Kudlow, “a membri eminenti e operativi della Task Force contro il virus, di fatto anticipando quella che sarà una massima forzatura della mano della Fed e qui invece continuiamo a ritenere Greta Thunberg il nostro riferimento in fatto di scelte monetarie ed economiche”, commenta con amarezza Bottarelli criticando l’inadeguatezza della Lagarde per le sfide in corso. La Bce ha ereditato dall’era Draghi uno status contraddistinto da una capacità d’azione e di proiezione globale, eccedente le impostazioni di politica monetaria: ora sarebbe il momento di accorgersi che degli errori nel passato, come l’eccessiva liberalità sul costo del denaro, ha favorito l’addensarsi delle nubi tempestose ora messe in movimento dal vento del Coronavirus. E predisporre misure e reazioni adeguate. Ma dall’Eurotower tutto tace. L’inconsapevolezza sui rischi dell’economia e della finanza mondiali rischia di creare un danno peggiore di qualsiasi contagio.