Se pensate che i rapporti tra Corea del Nord e Russia si limitino soltanto alle armi sappiate che siete completamente fuori strada. Certo, il cuore della rinnovata partnership siglata tra Kim Jong Un e Vladimir Putin, diventata di fatto una vera e propria alleanza con tanto di clausola di mutua difesa in caso di necessità, riguarda gli affari militari.
Attorno a questo nucleo c’è però tanto altro: cultura, turismo, scienza ma soprattutto l’economia. Basta dare un’occhiata ai numeri per capire quanto è diventato fluido l’asse strategico che collega Mosca a Pyongyang. Il commercio tra le parti, escludendo gli armamenti, è infatti cresciuto di nove volte tra il 2022 e il 2024, passando da circa 3,78 a poco meno di 34 milioni di dollari.
Numeri che diventano ancora più grandi se contiamo la Difesa: secondo la Friedrich Naumann Foundation, per esempio, dal 2023 in poi la Corea del Nord avrebbe consegnato aiuti militari al Cremlino per un valore totale di circa 9,8 miliardi, tra proiettili di artiglieria, lanciarazzi, missili e soldati.

Dalla birra alla carne: gli affari commerciali tra Russia e Corea del Nord
La Russia ha però ricevuto dalla Corea del Nord anche prodotti medicinali, integratori alimentari, cosmetici, abbigliamento, birre.
E a parti invertite? Come ha spiegato l’Agroexport Center, un ente del ministero dell’Agricoltura russo che promuove le esportazioni, Mosca ha ampliato le sue esportazioni di prodotti agricoli verso Pyongyang con birra, olio di colza e prodotti del tabacco.
Il richiamato Agroexport Center ha riferito che le spedizioni di birra verso la Corea del Nord hanno raggiunto quota 20mila dollari, mentre quelle di “prodotti legati al tabacco” circa i 700mila dollari. Parliamo di beni che, fino a qualche anno fa, non venivano forniti al mercato nordcoreano.
In particolare, stando a quanto riportato dall’agenzia russa Interfax, le esportazioni di birra hanno raggiunto circa 30 tonnellate, per un valore di 20.000 dollari; quelle di olio di colza hanno superato le 310 tonnellate, per un totale di 340.000 dollari; mentre i prodotti del tabacco hanno oltrepassato le 110 tonnellate, generando più di 700.000 dollari.
E ancora: l’export di sottoprodotti della carne suina hanno toccato le 4.500 tonnellate, un volume sei volte superiore rispetto al 2024. I ricavi sono cresciuti di 5,5 volte, superando i 3,6 milioni di dollari.

Un asse sempre più forte
Il trend positivo è proseguito anche nel gennaio 2026, con oltre 760 tonnellate di sottoprodotti della carne suina esportate per un valore superiore a 860.000 dollari. A proposito, Sibagro, uno dei maggiori produttori russi di carne, ha annunciato l’intenzione di voler entrare nel mercato alimentare nordcoreano.
L’allevamento di suini di Belgorod dell’azienda ha ricevuto l’approvazione delle autorità veterinarie russe e nel primo trimestre inizierà le esportazioni di carne suina in Corea del Nord. “Ora i residenti nordcoreani potranno apprezzare appieno il sapore del maiale Sibagro”, si legge in un comunicato stampa della società.
Nel frattempo, mentre la guerra russa in Ucraina prosegue, l’ambasciatore di Mosca a Seoul ha ringraziato pubblicamente le truppe nordcoreane per la “liberazione” di parte della regione di Kursk, in un raro riconoscimento del loro ruolo sul campo di battaglia e un segno di come il conflitto abbia attirato Pyongyang sempre più nell’orbita russa.
“La Russia è ben consapevole del contributo dato dalle forze nordcoreane nella liberazione della parte meridionale della regione di Kursk dalle truppe ucraine e dai mercenari occidentali”, ha dichiarato l’ambasciatore Georgy Zinoviev. Business ma anche sostegno militare.


