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Mps, Unicredit, Bpm, Generali: la nuova fase del risiko bancario

Tra Gioco del Trono e pax bancaria, le sfide della finanza italiana per il 2026.

Il risiko bancario italiano va verso una fase di tregua e normalizzazione all’ombra dei grandi fondi e investitori internazionali? Gli sviluppi delle ultime settimane, dalla clamorosa rivincita di Luigi Lovaglio riportato in sella dai soci di Monte dei Paschi di Siena come amministratore delegato alla rottura dell’asse tra Delfin e Francesco Gaetano Caltagirone che ha condizionato Mps, Mediobanca e Generali negli ultimi anni, hanno aperto una serie di dinamiche sull’allineamento finanziario del sistema-Paese in ottica interna e internazionale.

Dal Gioco del Trono alla pax bancaria

Il 2025 è stato l’anno del “Gioco del Trono” tra le signorie finanziarie. Mps ha scalato Mediobanca, sostenuta da Caltagirone e Francesco Milleri, Presidente di Delfin, e la quota di quest’ultima in Generali è stata attenzionata come obiettivo di fondo anche dal governo italiano, azionista del Monte e desideroso di tenere il Leone di Trieste nel perimetro nazionale, mentre Giorgia Meloni e l’esecutivo hanno frenato la scalata di Unicredit a Banco Bpm con il controverso uso del golden power in un contesto in cui una terza operazione di peso è stata la scalata di Bper a Banco Popolare di Sondrio, con Unipol come regista.

Il 2026 sarà l’anno del grande riflusso? La spaccatura Delfin-Caltagirone segue il nuovo piano industriale di Lovaglio che prevede il delisting di Mediobanca e lo stop alle ambizioni per ribaltare l’assetto di Generali, con i primi a favore e il secondo contrario. Il Ceo rientrante di Mps gode dell’alleanza dei fondi internazionali come BlackRock, che ne ha sostenuto la rielezione, ma anche di attori come Credit Agricolé, primo azionista di Bpm a cui lo stop di Meloni a Unicredit per l’offerta pubblica di scambio ha aperto la strada e che è stata decisiva nel sostenere la lista pro-Lovaglio.

Generali al bivio

Tutto questo avviene dopo che il governo si è astenuto mentre dalla finanza internazionale arrivavano segnali contrastanti sull’operazione “nazionale” Mps-Mediobanca-Generali, con tanto di editoriali del Financial Times scettici sulla presunta convergenza tra l’esecutivo e Caltagirone. E non appare casuale il fatto che proprio il Ft abbia fatto emergere per primo la notizia circa la presunta volontà di Mps di vendere la quota del 13% da 7,4 miliardi di euro che l’acquisizione di Mediobanca ha portato in dote a Generali. Siena, ovviamente, nega.

Siamo nel campo dei “se”, ma questo scenario sarebbe potenzialmente coerente con il fatto che Unicredit sia salita verso il 10% nel Leone di Trieste, soglia oltre cui nuove acquisizioni richiederebbero il semaforo verde dell’Ivass, e con le voci che parlano di un possibile, futuro, connubio tra Bpm e la stessa Mps. Si andrebbe, in tal senso, verso una pax bancaria nazionale e internazionale con un ritorno all’ordine strutturale e con una graduale divisione del lavoro tra chi guarda il versante della finanza globale e chi è concentrato sul mercato italiano? Ad oggi le ambizioni di “Terzo Polo” di Mps possono essere coltivate all’ombra della coalizione che ha spinto Lovaglio, includente Bpm e dunque Credit Agricolé.

Scenari futuri

Parimenti, l’espansione di Unicredit evolve in maniera non più confliggente con la rivale milanese messa nel mirino, Bpm, e con un maggior respiro internazionale, come secondo Il Nordest l’operazione Generali lascia intendere:

UniCredit sta portando avanti il dossier Commerzbank, dove ha progressivamente rafforzato la propria posizione, e contemporaneamente sta ridisegnando il business commissionale europeo. Il prossimo ciclo del settore bancario sarà meno sostenuto dai tassi e molto più giocato su wealth management, assicurazioni, advisory e distribuzione di prodotti finanziari. È qui che Generali diventa preziosa.

Saranno importanti, in tal senso, le scelte di holding come Delfin: continueranno la partita interna per influenza e partecipazioni o seguiranno la vocazione internazionale che è garantita agli eredi di Leonardo Del Vecchio dalla partecipazione in un campione europeo come EssilorLuxottica? Dopo un anno vorticoso la finanza italiana rimette ordine al suo interno anche alla luce delle prospettive di tempi complessi e che non permetteranno azzardi. Tra i tanti “sé” inizia a emergere la consapevolezza che il risiko è alle battute decisive. E una normalizzazione degli scontri al calor bianco dello scorso anno e del serrato rodeo tra politica, finanza, assicurazioni, investitori sia ritenuta auspicabile da molti, anche alla luce della necessità di rimettere continuità industriale e operatività al centro.

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