Mps, la resa dei conti premia Lovaglio: clamoroso ribaltone, in frantumi la coalizione che ha scalato Mediobanca

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Luigi Lovaglio si riprende Monte dei Paschi di Siena in un esito clamoroso del voto in assemblea dei soci: il fondo Delfin, alleato di Francesco Gaetano Caltagirone nella scalata condotta da Mps a Mediobanca nel 2025, volta le spalle al costruttore romano e premia la lista di Plt, società della famiglia Tortora, che ricandidava l’amministratore delegato nominato il 22 febbraio 2022, protagonista della conquista di Piazzetta Cuccia, non ricandidato dal consiglio d’amministrazione a febbraio di quest’anno per un nuovo mandato, sospeso il 25 marzo e licenziato per giusta causa il 7 aprile dalla carica di direttore generale.

Una riscossa fragorosa: il 17,5% di Delfin è decisivo per portare appena sotto il 50% la lista di Plt e sorpassare quella del cda uscente, che indicava l’ex Ceo di Cassa Depositi e Prestiti Fabrizio Palermo come successore del banchiere classe 1955 su cui pendeva, a detta dei critici, il rischio legato all’inchiesta per presunte manipolazioni del mercato nell’affare Mediobanca. Caltagirone, indagato assieme al presidente di Delfin Francesco Milleri e a Lovaglio, nel filone milanese che tocca il presunto coordinamento occulto tra Mps e i due soci forti subentrati al Tesoro come primi detentori di capitale a Rocca Salimbeni, aveva spinto per il cambio della guardia a Siena. Lovaglio aveva presentato un piano industriale prevedente l’acquisto del capitale rimasto flottante di Mediobanca, il delisting e l’integrazione delle attività sinergiche poco prima dell’annuncio della mancata ricandidatura ma avrà ora un secondo tempo per poter guidare Mps con un assetto di controllo modificato.

A fianco di Plt si è schierata, oltre a Delfin, anche Banco Bpm, forte della nuova solida partecipazione francese di Credit Agricole al suo interno. Ma soprattutto, va sottolineato come per Caltagirone si sia trattato di un nuovo smacco in una battaglia che ha visto il capitalismo a trazione italiana confrontarsi con i fondi internazionali. Delfin è sì di costituzione italiana nel management, ma gli eredi di Leonardo Del Vecchio controllano EssilorLuxottica, potentato industriale italo-francese, e non sono limitati al territorio nazionale.

Dopo aver fatto intendere nei giorni scorsi che si sarebbero posizionati su una neutralità sostanziale, hanno poi appoggiato Lovaglio e Plt che, ricorda Il Fatto Quotidiano “lo ha ricandidato dopo essere riuscita a mettere insieme in poco tempo una compagine di qualità riscuotendo un discreto e interessante seguito, come quello del gestore del fondo sovrano norvegese Norges e del potente fondo Usa Blackrock che hanno annunciato il loro voto alla lista”. Milleri non ha ripetuto l’errore degli anni scorsi, quando nel 2022 e nel 2023 Philippe Donnet e Alberto Nagel, allora Ceo di Generali e Mediobanca, vissero in assembela dei soci contro l’asse Delfin-Caltagirone puntando sull’alleanza coi fondi internazionali. Francia, Usa, Norvegia: importanti capitali internazionali sostengono la nuova Mps in cui spicca l’astensione del Tesoro, che rimane azionista. Un voto di fiducia al nuovo tempo di Lovaglio e all’endorsement internazionale sul progetto di fusione tra Mps e Mediobanca: ora la sfida sarà quella di concretizzare senza scossoni tale progetto. Ma il redde rationem che ha spaccato la coalizione degli scalatori di Piazzetta Cuccia non resterà sicuramente privo di strascichi. E chi, forse, tira un sospiro di sollievo è proprio Donnet, Ceo di Generali, contro cui sarà difficile ipotizzare nel 2026 un attacco concentrico tra i nuovi padroni di Mediobanca, primo socio del Leone di Trieste, e i dioscuri Delfin-Caltagiorne, la cui alleanza va in frantumi a Siena.