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Mps al bivio tra Intesa e Bpm. E Giorgetti annuncia: finisce l’era dello Stato-azionista nelle banche

Mps al bivio tra Intesa e Bpm. E Giorgetti annuncia: finisce l'era dello Stato-azionista nelle banche. Gli scenari.

Il nuovo capitolo del risiko bancario italiano offre diverse novità e spunti per comprendere come cambieranno le dinamiche del panorama finanziario nazionale: oggi è atteso il consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi di Siena che dovrà ponderare le due offerte, la proposta di fusione alla pari di Banco Bpm e l’offerta pubblica di scambio di Intesa Sanpaolo dal valore di oltre 30 miliardi di euro che potrebbe segnare una cesura nella banca più antica del mondo, portando molte filiali in dote a Bper. En passant, continua il progetto di incorporazione e ricerca di sinergie con Mediobanca in un contesto di razionalizzazione delle attività di Piazzetta Cuccia e di valorizzazione delle sinergie.

Le mosse attorno Mps

Mps non vuole partire battuta e non si considera terra di conquista designata dall’operazione di Intesa, mentre nel frattempo dall’assemblea dell’Associazione Bancaria Italiana (Abi) il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti annuncia ciò che era atteso da tempo, e cioè che il Tesoro chiuderà l’epoca delle partecipazioni nelle banche entro il prossimo anno. Un annuncio riferito, senza nominarla, proprio alla banca senese, salvata dal Mef nel 2016 e da allora riportata, in forma più risanata, sul mercato.

Parole, quelle del ministro, che lasciano presagire una sostanziale neutralità di Via XX Settembre per le manovre che stanno riguardando Rocca Salimbeni, le cui offerte hanno del resto dinamiche diverse. La proposta di fusione con Bpm parla soprattutto al Ceo Luigi Lovaglio e al Cda rinnovato ad aprile col colpo di scena del grande ritorno del manager artefice dell’operazione-Mediobanca, mentre Carlo Messina, Ceo di Intesa, ha ricordato, come nota Quotidiano.net, che l’operazione del suo gruppo è diretta agli azionisti, e che ciò vale a prescindere delle valutazioni sull’operazione da parte del management senese.

Dopo un 2025 intenso e che ha visto spesso ampiamente dibattuto il nodo degli intrecci tra sistemi di potere finanziari di varia natura, il 2026 è l’anno del ritorno all’ordine. Gli azionisti di Siena hanno rimesso in sella Lovaglio e ora dovranno capire, anche sulla base degli indirizzi del Cda, quale offerta ritenere più allettante. Va da sé che a loro modo le partite di Mps, Mediobanca (scalata nel 2025 dal Monte) e Generali (partecipata da Mediobanca) sembrano oggi molto meno concatenate di quanto fossero lo scorso anno. Ogni dossier influenza gli altri, ma si andrà un passo alla volta. E il primo passo importante sarà capire la linea di Mps sulle offerte che la riguardano.

Le domande aperte sulle banche

Dietro le partite incrociate, chiaramente, restano comunque diversi assetti che si dovranno definire. Cosa farebbe Intesa, in caso di scalata, di Mediobanca da un lato e della partecipazione in Generali dall’altra? Messina, del resto, lo ha detto: intende rifare grande Piazzetta Cuccia. Bisognerà capire come intenderà procedere se il deal avrà successo. Che scenari, invece, aspettarsi sul dossier Bpm-Mps dalla crescente presenza a Piazza Meda di Credit Agricolé, giunta oramai al 29% della partecipazione? E con che “coalizione” tra i soci cercherà di muoversi Lovaglio, fresco di riconferma, per massimizzare il ruolo di una Mps protagonista, sia in fase espansiva che come obiettivo, di un risiko che sta cambiando il volto della finanza italiana? Queste domande saranno destinate ad accompagnare a lungo un mondo bancario in cui sarà il mercato ad avere centralità per capire come cambieranno rapporti di forza e influenza tra istituti e azionisti.

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