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All’inizio di marzo il mondo cominciava a rendersi conto che l’epidemia di Covid-19 era una questione molto più complessa di “una faccenda solo cinese”: la prova della portata mondiale della sfida era la travolgente diffusione del contagio, prima in Italia e poi negli altri principali Paesi europei e negli Stati Uniti. Oggi, mentre all’orizzonte si profila una crisi dell’economia internazionale, costretta a navigare in acque inesplorate, i prezzi dei prodotti guida dell’industria petrolifera hanno subito un tracollo senza precedenti. In questo articolo approfondiremo i motivi della drastica flessione del prezzo internazionale del greggio.

Lo scontro tra Arabia Saudita e Russia e le sue conseguenze

Tradizionalmente il prezzo internazionale del greggio è il risultato di negoziati tra l’Arabia Saudita – di fatto il Paese guida dell’OPEC, l’Organizzazione dei Paesi estrattori di petrolio – e la Russia, uno dei maggiori produttori mondiali. Pur non appartenendo all’OPEC, la Federazione Russa ha sempre avuto molta voce in capitolo nella determinazione del prezzo dell’oro nero, sia per la sua ingente produzione che per la sua posizione geopolitica cruciale. Storicamente il prezzo internazionale del petrolio è la risultante dell’equilibrio tra domanda e offerta, che i grandi produttori manipolano agendo sul rubinetto dell’estrazione.

Lo scorso marzo il ministro russo dell’energia, Alexander Novak, si incontrò a Vienna con i rappresentanti dei Paesi dell’OPEC, che gli proposero di ridurre dell’1,5% la produzione mondiale di greggio, equivalente a ben un milione e mezzo di barili al giorno. L’Arabia Saudita si sarebbe assunta la parte più consistente della riduzione, purché Mosca avesse accettato questa strategia; ma, cogliendo di sorpresa i sauditi, i russi hanno respinto il piano di riduzione dell’offerta. Questa decisione però ha penalizzato molto più del previsto la stessa Russia perché, in risposta alla sfida di Mosca, Riad ha comunicato che l’OPEC non solo avrebbe incrementato la produzione, ma che avrebbe concesso anche sostanziosi sconti ai maggiori clienti. Questi annunci sono bastati a seminare il panico nei mercati mondiali ed a far precipitare il prezzo del petrolio Brent, che nella seconda settimana di marzo ha perso fino al 30%.

Situazione durante il lockdown

Il secondo duro colpo per il prezzo internazionale del petrolio è stato inferto dalla profonda incertezza suscitata dalla pandemia del Covid-19 e dal successivo lockdown mondiale. L’aumentata percezione della minaccia del contagio ha coinciso con l’estrema instabilità e con il crollo del prezzo del greggio, cosicché non è eccessivo affermare che il virus ha inferto il colpo di grazia all’industria petrolifera già in crisi.

Tra tutte le conseguenze dell’epidemia, l’impatto più evidente e drammatico è stato quello sul trasporto aereo: i voli commerciali internazionali, già in calo di quasi il 50% alla fine di marzo, ad aprile hanno subito un crollo del 70%, con conseguente drastica flessione della domanda di carburante e di prodotti petroliferi. Ma il trasporto aereo non è stato l’unica vittima delle restrizioni imposte in quasi tutto il mondo: infatti i provvedimenti introdotti per contrastare il Covid-19 hanno letteralmente sospeso l’esistenza in molti Paesi, le cui attività quotidiane sono rimaste bloccate per quasi due mesi. Di conseguenza in tutto questo periodo è rimasta in caduta libera anche la domanda del petrolio normalmente usato per alimentare queste attività, dai trasporti giornalieri al consumo di energia elettrica.

Un’altra difficoltà è stata rappresentata dall’accumulo delle riserve, conseguenza diretta del crollo della domanda mondiale. Verso la fine di marzo gli operatori hanno cominciato a impensierirsi per la scarsità di depositi di stoccaggio: se la crisi del Covid-19 costringesse a prolungare le restrizioni, i depositi esistenti non basterebbero ad accogliere tutto il petrolio. Questo spaventoso sospetto, che ha ulteriormente e fortemente depresso la quotazione del greggio, è anche la causa del paradosso per cui i prezzi delle consegne immediate sono inferiori a quelli dei contratti a termine.

Solo a metà aprile, nel pieno dell’inaudito tracollo del prezzo internazionale del greggio, i Paesi dell’OPEC e la Russia si sono accordati su una massiccia riduzione della produzione di 10 milioni di barili al giorno, ossia quasi dieci volte il taglio che la Russia aveva respinto quasi un mese prima… ma nonostante la portata di questa drastica decisione, i mercati non hanno reagito come ci si sarebbe potuti attendere. Com’era prevedibile l’annuncio dell’accordo ha spinto il prezzo al rialzo, ma il timore suscitato dall’incerta durata delle restrizioni imposte per contrastare il Covid-19, lo spettro di una seconda ondata di contagi e la sfiducia sulla disponibilità di depositi di stoccaggio hanno creato un quadro instabile, caratterizzato da continue oscillazioni e da paure diffuse, che si è protratto sino alla fine di aprile.

Il prezzo del petrolio è in rialzo… ma regna l’incertezza

Il prezzo del petrolio è in ascesa costante dal 22 aprile, quando il Brent ha raggiunto i minimi storici sfiorando, seppure temporaneamente, lo scioccante prezzo di 15 dollari al barile. Da allora la quotazione è quasi raddoppiata, ma resta ancora lontana dai livelli precedenti l’inizio di febbraio.

Molti analisti hanno ammonito che la risalita degli ultimi giorni potrebbe essere attribuita a un ottimismo tanto eccessivo quanto infondato. A mio parere il rialzo non deve sorprendere più di tanto, considerando il rapido mutamento dello clima psicologico appena il mondo ha iniziato a muoversi verso l’allentamento delle restrizioni introdotte per contrastare il contagio. L’indicazione del 4 maggio – una data simbolica anche per gli appassionati di Star Wars – come giorno d’inizio del graduale ritorno alla normalità in molti Paesi, ha alimentato l’ottimismo delle Borse. Nel settore energetico, in particolare, l’approssimarsi di quella data ha accelerato la domanda di combustibili fossili, spingendo velocemente al rialzo il prezzo del greggio.

È ancora troppo presto per predire con esattezza l’impatto a lungo termine della crisi scatenata dal Covid-19 nei mercati mondiali e nel settore energetico, ma l’unica previsione sicura è l’estrema instabilità del mercato. Lo spettro di una seconda ondata di contagi e delle sue conseguenze potrebbe innescare altri tracolli, mentre eventuali passi avanti verso la scoperta di un vaccino e qualche iniziativa risoluta dei Paesi dell’OPEC+ potrebbero fare impennare il prezzo dell’oro nero. Per il momento, la strategia più affidabile resta quella classica: “Compra sul pettegolezzo e vendi sulla notizia”.

 

Traduzione a cura di Francesco D’Alessandro