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La Russia ha varato la sua prima nave rompighiaccio a propulsione nucleare. Così il Cremlino si prepara a conquistare le rotte commerciali strategiche dell’Artico e si esercita all’utilizzo di un vascello di grandi dimensioni che possa contare sulla propulsione nucleare – in vista di una nuova portaerei che preveda la stessa energia propulsiva. In passato l’Unione Sovietica aveva già posseduto una nave a spinta da reattori nucleare, e portava proprio lo stesso none di questa nuova unità: Ural.

Varata a San Pietroburgo, la rompighiaccio universale Ural (progetto 22220) è il segno delle ambizioni geopolitiche di Putin che dal Mar Baltico punta all’Antartide, per aprire e conquistare nuove rotte commerciali, raggiungendo quelle immense opportunità economiche e strategiche di cui abbiamo già parlato in precedenza su queste pagine, e alle quali il Cremlino non vuole per nessun motivo rinunciare.

Per questo gli ingegneri navali russi hanno progettato e sviluppato questo vascello lungo ben 173 e dotato di due reattori da 350 Mw, con una solida chiglia che spinta dalla loro forza propulsiva potrà “sfondare” lastre di ghiaccio spesse tre metri e aprirsi la strada ogni tempo. La Ural, che raggiungerà la completa operatività nel 2022, eredita il suo nome da una nave da guerra “speciale” dell’era sovietica: la nave comando Ssv-33 Ural, adibita allo spionaggio elettronico, le operazioni comunicazione, sorveglianza e il supporto a missioni spaziali oltre al tracciamento di missili intercontinentali. In questo lasso di tempo, la flotta russa potrà contare sulle due navi gemelle, i rompighiaccio nucleari Sibir e Arktika, che dovrebbero essere completati nel 2021 e nel 2020. Queste tre unità navali sono le più grandi al mondo nel loro genere, e solo la Cina ambisce a raggiungere l’obiettivo di schierare rompighiaccio a propulsione nucleare per aver più autonomia e competere nella conquista delle nuove rotte dell’Artico. Il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato che entro il 2035 la Russia dovrà possedere 13 rompighiaccio, di cui nove nucleari, per approfittare dello scioglimento delle calotte polari artiche e ottenere le risorse che l’Artico custodisce.

In occasione del varo della nuova rompighiaccio, il direttore generale dell’Agenzia Atomica Statale Rosatom, Alexey Likhaciov, ha spiegato come questa nuova nave “assieme alle sue sorelle, svolga un ruolo centrale nel progetto strategico di aprire la Rotta marittima settentrionale tutto l’anno”. L’obiettivo di Mosca è quello di rendere accessibile 365 giorni il Se vernij Morskoj Put: la rotta marittima settentrionale che percorre le fredde acque della zona economica esclusiva russa e consente di raggiungere l’Asia senza passare da Suez. Questa zona commerciale che passa per acque del Nord nello scorso anno ha visto transitare ben 18 milioni di tonnellate di merci, pari ad un incremento dell’80% rispetto all’anno precedente. “Il nostro obiettivo è superare gli 80 milioni di tonnellate nel 2024”, ha dichiarato il direttore del programma per le nuove rompighiaccio nucleari.

L’Artico come regione strategica

La regione Artica e le rotte commerciali che la interessano sono già al centro di contese globali e mostrano come questa zona glaciale possa presto “surriscaldarsi” a causa della presenza d’interessi statunitensi, cinesi, e degli stati del nord dell’Europa che confluiscono tutti nel medesimo angolo del globo; complici i 412 miliardi di barili di gas e petrolio – praticamente quarto delle riserve mondiali di idrocarburi ancora non sfruttate che la regione artica custodisce nei suoi fondali.

Il ministero della Difesa russo, che valuta l’importanza strategico-militare della regione, ha già dichiarato apertamente che la Russia è pronta a difendere la propria supremazia nella regione artica, per salvaguardare gli interessi nazionali, e che la Flotta del Nord della marina militare russa è al centro di un rafforzamento per poter fronteggiare qualsiasi evenienza. La presenza di navi rompighiaccio di Corea del Sud, Svezia, Germania, Stati Uniti e Cina è sempre più frequente nella regione polare del nord e l’obiettivo è quello di aprire nuove rotte commerciali per facilitare il commercio internazionale e cercare nuove risorse energetiche, ma questo potrebbe andare contro gli interessi del Cremlino, da sempre geograficamente avvantaggiato nelle rotte che passano per l’Artico, e aprire uno nuovo scenario con forti tensioni internazionaliMosca ha infatti già comunicato al “resto del mondo” che il passaggio a nord-est appartiene alla Federazione Russa, e che la Federazione Russa esigerà dalle navi straniere che intendono attraversalo un preavviso di ben 45 giorni. Solo degli accordi commerciali ben temperati che vedranno sedere al tavolo dei negoziati Washington, Pechino e Mosca potranno disinnescare nuove tensioni di portata globale.