Huawei ha conquistato il suo primo avamposto sul suolo europeo. Il Principato di Monaco è infatti diventato il primo paese del Vecchio continente ad aver abbracciato il 5G, rete di comunicazione sviluppata dal colosso della tecnologia cinese al centro di uno spydramma internazionale che vede gli Stati Uniti impegnati in una dura campagna di “chiusura” al servizio. Washington si è impegnata per mesi a convincere tutti i suoi alleati della Nato, e i paesi europei più in generale, a non permettere che Huawei si imponga con la sua rete, paventando il rischio di spionaggio da parte di Pechino; che potrebbe avere il controllo sulla compagnia. Prezzo, il taglio dei rapporti d’intelligence e la condivisione di informazioni sensibili con ogni stato che decida impiegare il 5G. Visto come un “cavallo di troia”.

Il Principato monegasco, forse poco preoccupato dal furto di segreti militari o dalla condivisione di informazioni sensibili (ammesso che ne abbia, e ne trovi un reale bisogno) ha deciso tuttavia di garantire il servizio offerto dal gigante tecnologico cinese Huawei in tutta la città stato della Costa Azzurra; annunciando pubblicamente la sua scelta e rendendosi pioniere d’Europa. Ad offrire il servizio sarà Monaco Telecom, operatore nazionale che ha rivelato al mondo la sua decisione nei giorni scorsi. “Prima mondiale per il 5G: Monaco Telecom ha coperto per primo l’intero Paese con il 5G!”, ha scritto il proprietario dell’operatore telefonico monegasco su Twitter, aggiungendo alcuni dati sulle capacità del servizio: “L’ultra-alta velocità registrata ha raggiunto gli 1,4 Gbps”. Riguardo le moniti degli Stati Uniti sulle minacce alla sicurezza nazionale, il direttore generale di Monaco Telecom Martin Peronnet ha difeso la decisione presa, sottolineando che molti altri paesi e operatori stanno lavorando con Huawei e stanno impostando una strategia – tra questi compaiono infatti Germania e Regno Unito, partner della Nato e potenze di rilievo del Continente. Il delegato interministeriale monegasco incaricato di seguire l’operazione, Fréderic Genta, ha dichiarato: “La potenza del 5G, implementata attraverso una precisa mappatura del territorio, sarà una piattaforma essenziale per la transizione digitale. Questo passo verso la transizione numerica dimostra come, giorno dopo giorno, il governo immagina il futuro del paese”.

Questa dimostrazione pratica potrebbe servire da banco di prova per Huawei, che potrebbe in questo modo mostrare le sue “armi” a tutte quelle nazione dubbiose sull’impiego della tecnologia 5g; o al contrario mostrare le criticità e le minacce paventate dagli esperti che hanno messo in guardia la Casa Bianca. Intanto il colosso cinese, che nega ogni possibilità di eventuali rischi di spionaggio legati all’uso della rete ad alta velocità 5g, ha fatto sapere che intende investire ben 3,1 miliardi di dollari in Italia, forse sperando che anche il nostro paese ceda alle lusinghe di Shenzhen e apra le porte alla sua “temibile” tecnologia. Che i nostri servizi segreti e la nostra intelligence, come quelli britannici e tedeschi debbano prepararsi a fare a meno dei dati condivisi dal nostro potente alleato d’oltreoceano.