«Tuoi i soldi, tua la decisione»: così, facendo il verso al celebre slogan femminista «il mio corpo, la
mia scelta», Manuel Adorni, portavoce del Presidente della Repubblica dell’Argentina, ha sintetizzato il nuovo provvedimento ideato da Javier Milei e dal suo ministro dell’economia, l’ultraliberista Luis Caputo. Una sintesi efficace: il Governo di estrema destra argentino capitanato da Javier Milei, outsider che si definisce un “anarco-capitalista”, ha presentato in una conferenza stampa lo scorso 22 maggio un “Piano di riparazione storica dei risparmi degli argentini”. Un nome ambizioso per una riforma che mira, da un lato, a iniettare nell’economia locale i dollari fuori dal sistema, e dall’altro, a smantellare la rete di sorveglianza fiscale costruita negli ultimi vent’anni, soprattutto durante le amministrazioni kirchneriste.
Il piano è stato presentato in conferenza stampa da Milei, Caputo e Adorni, accompagnati per
l’occasione dal presidente della Banca Centrale, Santiago Bausili, e dal direttore dell’Agenzia delle
Entrate e dei Controlli Doganali (ARCA), Juan Pazo. Secondo i più recenti calcoli dell’amministrazione Milei, si stima che gli argentini abbiano oltre 200 miliardi di dollari fuori dal circuito finanziario formale, in cassette di sicurezza, proprietà, caveau privati o direttamente «sotto il materasso». Con questo dato come riferimento, Milei ha dichiarato di voler «creare condizioni di fiducia» affinché quel denaro torni a circolare. Secondo Luis Caputo, l’alto livello di sviluppo dell’economia informale in Argentina, quella che viene definita “l’economia sommersa” o “in nero”, sarebbe causata dalla grande quantità di tasse imposte sui patrimoni dalle precedenti amministrazioni peroniste e kirchneriste, e dalla regolamentazione della circolazione del denaro, giudicata eccessiva.
Il piano presentato da Milei
Secondo il Ministro dell’Economia, lo Stato deve «tornare ad avere fiducia nella gente per riconquistare la fiducia della gente nello Stato», e dunque è necessario abolire le regolamentazioni per permettere che «il denaro circoli liberamente: bisogna smettere di trattare la gente come criminali per impostazione predefinita». Il piano, come presentato dall’amministrazione in conferenza stampa, avrà due fasi: un primo decreto presidenziale, per rendere subito effettivo il provvedimento, e un processo più lungo per la trasformazione in legge del decreto presidenziale, demandata ad oggi a un Congresso in cui la maggioranza relativa è nelle mani dei peronisti di Union Por la Patria. Questo secondo passaggio è necessario soprattutto per rendere più complicata una modifica di questo provvedimento a futuri Governi peronisti o comunque non allineati alle posizioni di Milei: si tratterebbe infatti di modificare la Ley Penal Tributaria e la Ley de Procedimiento Tributario, due delle principali leggi finanziarie dello Stato argentino, una prova di forza importante per il partito di Javier Milei, che spera di ottenere una solida maggioranza alle elezioni legislative del prossimo ottobre, consolidando così la tenuta del proprio governo.
Il piano messo in campo dall’attuale amministrazione argentina prevede un generale indebolimento
dei controlli statali sulle transazioni bancarie e in contanti. Come ha dichiarato lo stesso Milei in una intervista televisiva, «se una persona vuole comprarsi una casa da 200.000 dollari con
banconote fruscianti, va e paga, e nessuno deve chiedergli nulla». Tra le misure più significative spicca la cancellazione dell’obbligo di segnalare al fisco numerose operazioni quotidiane: non saranno più tracciati gli acquisti con carte di credito o wallet digitali, i consumi domestici di luce, gas, acqua e telefonia, né le vendite di auto usate o immobili.
Anche i notai e gli amministratori condominiali non dovranno più comunicare periodicamente le operazioni svolte. Parallelamente, sono state drasticamente alzate le soglie oltre le quali scatta l’obbligo di comunicazione per bonifici, prelievi, saldi bancari o operazioni di investimento: ad esempio, i trasferimenti bancari saranno segnalati solo oltre i 50 milioni di pesos per le persone fisiche. Inoltre, il tradizionale regime dell’Imposta sul Reddito sarà abolito per le persone fisiche e sostituito con un nuovo sistema basato su fatturato e spese deducibili, automatizzato nei suoi adempimenti. In sostanza, il contribuente non dovrà più giustificare le proprie spese né spiegare le variazioni del proprio patrimonio, in un contesto in cui sarà dunque molto più semplice lo spostamento di ingenti somme di denaro da parte di organizzazioni criminali, che potranno immettere indisturbate questo denaro nell’economia argentina per ripulirlo.
Opposizione all’attacco
Proprio a causa di questo ultimo elemento, e della scarsità di controlli previsti dalla manovra di
Javier Milei, questo piano è stato fortemente criticato dalle opposizioni, che ne hanno evidenziato
gli aspetti più controversi, fra cui ad esempio la scarsa volontà, da parte di Milei, di andare a recuperare il grosso dell’evasione fiscale. Secondo Pablo Anino, economista dell’Università di Buenos Aires, «tra gli economisti sembra esserci un certo consenso: le misure annunciate non avranno un impatto significativo. Secondo dati dell’INDEC (l’Istituto nazionale di statistica argentino), gli argentini — non solo i piccoli risparmiatori, ma anche i grandi imprenditori — possiedono all’estero attivi finanziari per un totale di 454 miliardi di dollari. Una cifra enorme, ben superiore all’ammontare del debito estero. Si tratta in gran parte di capitali esportati illegalmente dai grandi gruppi economici e dai cittadini più ricchi del paese, compresi alcuni membri dello stesso team economico dell’attuale governo, come il ministro Luis Caputo, che detiene conti offshore in
paradisi fiscali».